previsioni meteoropatiche tredici

Nessuno vuole essere Ricky Tognazzi

Lunedì

In un lunedì in cui il sole non ci verrà mai a trovare, ti sentirai meno colpevole dei malesseri altrui, delle promesse non mantenute, dei verbi sbagliati, delle mani unte e delle Buffalo, che qualcuno un giorno ha deciso di inventare senza preoccuparsi della salute degli altri, delle nonne, del Natale. Lunedì ti sentirai meno colpevole dei parcheggi in doppia fila, delle AirPods scariche, degli amori che non decollano mai, delle punture di zanzara a novembre, degli orecchini finti, delle ore buttate via, del vino in scatola, dei canestri mancati per pochi centimetri, dei baci spezzati dall’aria condizionata e dai colpi di frusta. Lunedì sarà un digestivo gentilmente offerto dalla casa per digerire il primo giorno della settimana, i menù completi di giramenti di palle e gli errori che continui a commettere nonostante le allerte. Sarà quel digestivo utile a digerire i numeri di scarpe sbagliati e i messaggi scritti male al momento giusto. Lunedì ti ricorderai che c’è vita dopo i trent’anni, dopo i film sugli alieni, dopo le domeniche, le scottature, le canzoni tristi, le fantasie erotiche, le camicie macchiate. Così questo lunedì potrai finalmente iniziare il tuo processo di recessione e di conseguenza resettare finalmente tutto, anche i buoni propositi della domenica, le promesse fatte al tuo analista, al personal trainer e alla vicina di casa. Lunedì è un giorno nuovo, e anche se fa schifo, quanto sono belle le novità?

Martedì

Bastasse un mal di gola per smettere di fumare, bastasse un’ora per far scorrere il tempo, bastasse un ricordo per sentirsi nuovi. Bastasse vedere bene per notare i dettagli, bastasse allenarsi per vivere bene, bastasse un biscotto per non sbriciolarsi. Bastasse un martedì per finire una settimana, ma alla fine non è colpa tua, non sei tu che non cambi mai, semmai è tutto il resto che cambia spesso solo per lasciare tutto così com’è. Così anche martedì è sempre martedì, è illogico, è al centro, nonostante il centro si sia estinto da un bel po’. Armato di tutte queste consapevolezze, di una leggera carenza emotiva, di motivazioni futili e sano menefreghismo, deciderai di porre fine a una serie di cose: cancellerai i numeri sconosciuti in rubrica, abbandonerai il gruppo di classe, annullerai tutti quegli abbonamenti di troppo, attraverserai la strada senza guardare, ti fermerai assorto da qualche parte, scriverai la lista della spesa per almeno dieci volte. Martedì sono previsti pochi cambiamenti, pochi metri, poche similitudini, è un giorno in cui bisogna resistere senza strafare e forse il problema è proprio questo.

Mercoledì

Anche se le giornate durano di meno, anche se il lato del letto è sempre lo stesso e la frutta ha sempre meno sapore, le previsioni del mercoledì portano comunque un po’ di sole. E nonostante le perturbazioni dei giorni precedenti, ti sentirai quasi sorpreso dal tuo equilibrio mentale nell’affrontare questo mercoledì, vedrai il bicchiere mezzo pieno e la settimana ti sembrerà più vicina alla fine che all’inizio. Ti sentirai sorpreso da un sacco di cose, dall’ennesima pasticceria che ha aperto vicino casa tua, da una fiction Rai, dal sesso infrasettimanale, dal sapore di un nuovo dentifricio. Così quasi per inerzia imparerai ad atterrare dolcemente su tutte quelle piccole cose che ti sembrano sempre troppo grandi. Atterrerai sui soliti errori alla guida e sugli imbocchi sbagliati, atterrerai sui cuori abbandonati, sulle giornate perse, sui nei che uniti non dicono mai niente. Mercoledì imparerai ad atterrare sulle sigarette fumate all’uscita della metro, sui jeans a vita bassa, sulla voglia di sushi, su uno stato confusionale, sulle spunte blu. Imparerai ad atterrare sui flussi di coscienza, sui litigi che pratichi da solo, sulle scelte del tuo capo, sugli abbinamenti sbagliati, su centocinquanta calorie, sugli sbalzi d’umore, sui surgelati scongelati bene, sulle croste alle ginocchia. Imparerai ad atterrare sui trench usati, sulle lavatrici rotte, sulle punte delle matite che si spezzano sempre al momento sbagliato, su chi ti ricorda che hai bevuto troppo, sulla polvere in eccesso, sulle offerte che non userai. Mercoledì imparerai ad atterrare sugli oroscopi e la meteoropatia, sui tagli sbagliati e sulla costante voglia di fare pipì, sugli occhiali comprati al supermercato e sulle ombre che generi quando non hai voglia di accendere la luce. In questo modo ti accorgerai che il mercoledì è come un bottone nel taschino, ancora non sai quanto può essere utile.

Giovedì

Essere o non essere, questo è il bello. Essere quello che vuoi per diversificare le giornate, per costruire un nuovo intento, un nuovo modo di sedersi, di apparecchiare la tavola, i fine settimana o i sogni da fare quando si è svegli. Non essere in grado di vincere la guerra da solo, di ricordarsi i nomi dei presenti, di non presentarsi con una camicia sgualcita. Essere quel luogo comune che ci sentiamo ripetere da anni: “A Milano puoi uscire in pigiama e non ti calcola nessuno” (fosse vero), essere un alunno provetto, un malinteso, un fiore secco. Essere comunisti così, fascisti, menefreghisti, un posto fisso. Essere quello che la sveglia ti suggerisce di fare per cambiare stile, zerbino e riproduzione casuale, che poi casuale non è, alla fine cerchi sempre un brano solo, ma lasci la palla al caso per poi fingerti sorpreso. Non essere necessariamente quello che ti si predisposto di essere, per poi inseguirlo a tutti i costi, con affanno, fatica, rovina e finire nell’inciampare in cose senza senso o lasciate a metà, come le arie nella pancia, il the matcha o Ricky Tognazzi. Anche perché ci siamo mai chiesti che ruolo ha nelle nostre vite Richi Tognazzi? Essere per cambiare profilo, connotati, ingredienti, per costruire una parete nuova, comprare delle posate e provare a dare un gusto nuovo a quei soliti piatti che non sono mai come ti aspettavi. Dopotutto Giovedì è così, e ci sta bene, è musica jazz negli ascensori, è il mignolo che si muove a tempo anche se sei in ritardo, è una gigantesca pippa mentale che ci prepara al weekend e ci aiuta a capire che si può vivere anche senza pensare troppo alle conseguenze, ai pregressi, alle premesse, ai finali di stagione. Giovedì vivremo appesi alle maniglie di un tram, a quelle dell’amore anche laddove l’amore non c’è. Giovedì ti mimetizzerai in un marciapiede in attesa di quella pozzanghera capace di svegliarti da un sonno profondo o solamente da un brutto sogno. In fondo, si può essere ciò che si vuole, anche quei sogni da dimenticare.

Venerdì

Per l’ennesima volta ti sentirai dire che tre è il numero perfetto. E infatti venerdì sbufferai tre volte. Dopotutto ne bastano solo tre, tre lunghi sospiri capaci di sostituirsi così bene alle parole, ai pensieri non detti, alle scritte sui muri, ai vocali troppo lunghi, a tutte quelle emozioni che continuano a dirti di cacciare fuori, che poi perché bisogna farlo? Cos’è quest’ansia? Ci si aspettano sempre troppe parole ma poi nessuno sa come usarle, vengono trattate male, in modo confuso, volgare. Venerdì mancherà proprio questo, la melodia verbale, ed è per quello che uscirai solo dopo le canzoni. Ma ritieniti fortunato perché venerdì capirai che delle volte basta l’aria, capirai di voler diventare vegetariano e di emanare solo suoni, brontolii per l’esattezza, e forse sì ti renderanno più vecchio ma anche meno gonfio. Dopotutto alla prova costume manca ancora un po’, ma ora che sai finalmente contare, a quella del nove sei già pronto.

Sabato

L’hai sempre sospettato, ma sabato ne avrai la certezza, ti sentirai davvero di vivere in un’epoca che forse non è la tua. Sei seduto sul letto e quel sapore di gomma che hai in bocca ti fa rendere conto che per certe cose non hai più l’età, il fisico, le scuse, i nomi giusti, i lavori da inventare, i desideri, le sinestesie e i Baby Bell, quelli che hai divorato a quantità industriale, ma che ora puoi finalmente dire che ti hanno sempre fatto cacare. Sabato ti coglierà alle spalle come una pubblicità su nuovi e innovativi elettrodomestici, come il tasso fisso, come uno stato d’animo variabile, come un TikTok, come la tredicesima, la quattordicesima e il bollo dell’auto. Deciderai così di non guardare i tuoi movimenti, ma piuttosto di scegliere quali siano più giusti da fare d’ora in poi, entri in una specie di autoanalisi accompagnata da Riccardo Cocciante, un brunch costoso, da un cappuccio bagnato, da un ombrello disperso, da quattro linee regolari sulla mano destra che bastano per dirti come finirà la tua giornata. Forse come la sera prima, forse come una rotonda sperduta, forse come la pelle delle giacche che prima o poi finisce per puzzare. Forse aveva ragione Maria De Filippi e tutti i tuoi finti messaggi giudiziosi nei confronti del mondo, forse tu sei come loro, ma la vera domanda è: loro chi?

Domenica

Ti senti come una bella canzone che più viene ascoltata e più diventa antipatica. Ti senti gobbo, un po’ scontroso, un po’ domenica. Forse questa idea che il tempo scorre velocemente la inizi finalmente a capire, dopotutto era domenica anche ieri, dopotutto è sempre domenica e i vestiti si cambiano, i piatti si rilavano, le sere si addolciscono come i tuoi presentimenti, i tuoi eroi, le tue cattive maniere. Domenica scegli di girare il caffè con un cucchiaio, di accendere una sigaretta direttamente dal gas, di cambiare il taglio di capelli, di non pensare al Natale, alle case al mare, ai timori, alle piante morte. Così sotto una coperta da divano consumerai l’idea di guardare nuovamente il tuo film preferito, giusto perché il tempo scorre ma alcune cose restano sempre al loro posto.


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