previsioni meteoropatiche quindici

Ma che bionda abbiamo noi

Lunedì

Oggi il lunedì è come quel “quanto sei bella/o” detto con un entusiasmo disarmante da un parente che non vedi da molto tempo. Ti guarda, ti sorride, ti prende le mani come alla prima comunione e, fissandoti negli occhi, ti dice: quanto sei diventata/o bella/o. Diciamo che fondamentalmente sai che questo complimento lascia il tempo che trova, che vale poco e ha il peso che ha, ma nonostante la razionalità, queste parole ti caricano un po’, ti riaccendono l’autostima e per un limitato lasso di tempo ti senti bello/a per davvero. Questo lunedì sarà più o meno così; ti ripeti che è solo un giorno come un altro, che si può essere felici anche di lunedì, che la guerra prima o poi finirà, che la caldaia non perderà più, che non servono tramonti bellissimi per stare bene con se stessi. Anche se sai che un po’ ti stai mentendo, alla fine va bene così, e vivere il lunedì in questo modo ti farà solo bene. Così, sin dalle prime ore del giorno, inserirai una lunetta sul telefono, metterai play a qualsiasi cosa abbia un senso estetico e viaggerai così forte con la fantasia che alla fine ti farà male la mascella. Dopotutto, chi se ne frega, quanto sei bella/o!

Martedì

Mancano 41 giorni a Natale, 30 alla tua definitiva decomposizione, 2 a una crisi esistenziale che ti porterà nuovamente all’idea di cambiare lavoro, di comprare delle piante nuove, di non mettere il reggiseno, di non scrivergli più, di cancellare le app di dating, di prendere le scale, scrivere una lettera di buoni propositi e di imparare finalmente a cucinare per regalare, chissà, qualcosa ai tuoi vicini. Anche se la realtà è che sul tuo pianerottolo non c’è poi così tanto vita, che lo zucchero è finito da un pezzo e nessuno se n’è accorto, che le migliori canzoni le ascolti per strada, quando hai improvvisamente voglia di rendere la tua vita un musical. La verità è che hai mal di schiena ma non lo dici a nessuno, che sai amare anche tu ma non ti importa dimostrarlo, è che il Natale ti piace, ma ti mette l’ansia. Martedì è una sbobba pronta in tavola, è un timballo di pasta, un piatto che se analizzato bene, onestamente, può risultare strano e alla vista poco appetitoso, anche se buonissimo. Ecco, il martedì resta lungo, di cattivo gusto, senza polpette e forse solo le piante riescono a sopravvivere davvero senza farsi troppe domande, ma prima di dare giudizi proviamo ad assaggiarlo.

Mercoledì

Le persone che lasciano le sigarette per l’Iqos sono tutte uguali; nel fumarla fanno gesti esagerati solo per far mostrare a chi gli sta intorno che hanno smesso con quelle vere, che ora fumano elettronico e che se noti bene puoi farlo anche dentro una stanza. Ti dicono più o meno sempre le stesse cose, frasi motivazionali o cose per tranquillizzarti che si rivelano fittizie: “so che pensi che emanino un cattivo odore, ma non è vero, poi ti abitui e non lo senti più. Davvero… poi ti abitui” tutte cazzate, puzzano e puzzeranno per sempre, lo sanno anche loro. Eppure sono lì, ci credono e si sentono un po’ di aver cambiato la loro vita a favore di scelte vanitose, salutari, illusorie, virtuose. E forse, sotto sotto, hanno ragione loro, in qualche modo la vita gliel’hanno cambiata per davvero e sembrano quasi più belli, vabbè… quasi. Così mercoledì penserai che lunedì prossimo potrai provare anche tu a cambiarla un po’ la tua vita, qualche dettaglio, mica tutta, qualche sfumatura qua e là, hai ancora qualche giorno per capire cosa cambiare, come sistemare gli equilibri andati storti, come ritrovare il baricentro, anche perché non si inizia mai qualcosa di mercoledì, ma piuttosto la si metabolizza cercando di godersi al massimo ciò che si fa e che non si farà più. Mercoledì perciò cercherai di fare ogni cosa come se fosse l’ultima volta, proverai a camminare notando la bellezza che ti circonda e che anche se ci passi tutti i giorni non noti, la dai per scontata. Mangerai un dolce dopo i pasti senza sentirti in colpa (facciamo due), ti lancerai nel vuoto verso qualcuno, sarai più gentile o più diretto, berrai direttamente dalla bottiglia e friggerai qualsiasi cosa di commestibile, forse anche i tuoi pensieri. Dopotutto il tempo scorre e di certo non si cambia mai di mercoledì, semmai ci si abitua, solo per un po’.

Giovedì

La musica triste non ti rende triste, è un concetto astratto, difficile da spiegare, eppure a volte un do minore regala soddisfazioni, regala fughe momentanee, pause pranzo liberate, germogli. Di giovedì, lo sai anche tu, si respira un po’ meglio, si parla con gli occhi, si possono non usare le mani e dimenticarsi per l’ennesima volta la luce del bagno accesa o le chiavi attaccate alla porta, ma va bene così. Giovedì è uguale per tutti, e la democrazia sentimentale non è mai un errore. Così comprendi che per non morire di apatia non serve andare lontano, serve aspettare solo un po’ e farsi trovare pronti, munirsi di fiori secchi, di bordi di pizza ben cotti e lieti fini quanto basta, bisogna vedere il giovedì come un’opportunità, come quell’ombra riflessa al muro che tanto ci manca, come un biscotto della fortuna. In questo modo, giovedì, rifarai il letto meglio del solito e confonderai in modo machiavellico le tue convinzioni, le tue doppie punte e il tuo primo preferito.

Venerdì

Io e te alle slot machine per vincere un capitale d’amore da sperperare male, come i germi ai primi inverni, come la prosa che si perde per strada, come le sintesi di chi non ricorda il tuo nome e ti chiama cara, come i gemiti e il fumo di novembre, che non è piacere, è solo freddo. Io e te al video poker per reprimere la crisi, per sfidare gli addobbi di Natale, per digerire gli addii, per riparare i motorini. Io e te all’inferno per non soffrire più le basse temperature, per non accendere i termosifoni, per non rischiare di avere fame. Io e te al bruco mela per avere ragione, per puzzare di ferro insieme, per girare il mondo con una canzone di Shakira in sottofondo. Io e te all’autogrill per smettere di fumare, per scriverci sui muri, per diventare immortali. Venerdì, butta la ragione nell’umido.

Sabato

I figli sono di chi li cresce, i sabati di chi li vive. Così, Sabato, accelererai i passi, i battiti, i pensieri, comprerai delle bibbie nuove per giurare amore eterno ai nostri pensieri esterofili, a quella musica che “conosci solo tu”, al tuo erotismo scialbo, al tuo amore in sottovuoto, ai microonde nuovi, alle crociere nel Mediterraneo. Comprerai dei colori per odiare il blu, per evidenziare i soliti errori, per colorare le inquietudini e l’insonnia, rendendola piacevolmente divertente. Ammazzerai i caffè, il traffico, le infiltrazioni d’autunno, le sere d’estate. E forse pioverà, pioverà su quasi tutto: sui cliché, sui vaccini, sui cinquanta pollici, sui cristalli liquidi. Pioverà sul gesto d’amore di un uomo di mezza età, sulle scorie di ieri sera, sulle cosce di oggi, sulle dichiarazioni nei cessi. Pioverà sui pensieri sconci, sulle fabbriche sporche, sui motorini a noleggio, sulle Clarks nere. Pioverà sulle pance gonfie, sul bacon crudo, sulle cadute di stile, sugli orecchini tondi, sui tatuaggi brutti, sulle parole dimenticate in metropolitana e quelle scritte in ascensore. Pioverà, ma nella prima pagina di un libro di Stephanie Boudrume c’è scritto che “la pioggia è l’unico modo per capire cosa cercare subito dopo”. Perciò la prima regola del Sabato è ricordarsi cosa stiamo cercando.

Domenica

Hai sogni inconfessabili, legioni straniere, spiagge segrete. Hai parole scritte male, automobilisti furiosi, Tachipirine scadute. Hai silenzi profondi, seconde occasioni, gelati in scatola. Hai luce soffusa, libri lasciati a metà, conoscenze mai iniziate. Hai la sua felpa preferita, una lista della spesa priva di senso, i sogni infranti dei tuoi parenti. Hai appelli rimandati, esami finiti, Lexotan in polvere. Hai le aspettative degli altri, litigi futili, orgasmi sintetici, madri isteriche. Hai David Bowie, pose scomode, tornelli della metro che non si aprono mai. Hai ancora un po’ di Corsica sulla pelle, centocinquanta selfie in ascensore, amici stonati, scopate buttate via. Hai una coperta di lana, sette calzini spaiati, tre candele rotte, un racconto di Hemingway. Hai storie da raccontare, oggetti da riportare in vita, dettagli inibiti, mani diverse, cicatrici che non andranno mai via. Hai poca attenzione, pochissima pazienza, tanta voglia di castagne e un camino che brucia lentamente, proprio come i tuoi buoni propositi. Hai ritardi clamorosi, una matita sbiadita, un brutto gesto. Hai domenica per ricominciare, per prenderti male e poi risorgere in una pizza ancora calda, in un’insonnia puttaniera, in un neon che va a tempo. Chiudi gli occhi e prendi in considerazione che oggi anche il niente è qualcosa da fare.


Una replica a “previsioni meteoropatiche quindici”

  1. Avatar Costanza Gelmetti
    Costanza Gelmetti

    Grazie di esistere

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