“MA DA QUANDO”?
Lunedì
Vivere male, prima o poi ti fa male. Sei maggiorenne, eppure per certe cose provi ancora dolore, come la sveglia che non smette di urlare, come la vita che si reinventa ogni settimana o che non cambia mai, come il tuo posto del cuore che da un giorno all’altro, senza avvisare, decide di chiudere. Eppure sei maggiorenne, ma per certe cose non sei ancora pronto. Ti dicono di prenderla con filosofia, ma alla fine ti prendi solo male. Sarà che fuori fa ancora freddo, sarà che i calzini non bucati te li tieni per il sabato sera, sarà che l’acqua scorre in modo regolare ma tu non riesci a farti scivolare di dosso le cose. Sei polemico, hai un caratteraccio, eppure sei in piedi e lavandoti i denti pensi che sei maggiorenne, ma oggi non hai proprio voglia di lavarli. Eppure sarebbe carino dirti che ti ho notato in giro, ma era solo una stupida app. Eppure sarebbe bello ammettere che la pizza napoletana non è così buona, ma c’è qualcuno che si offende. Eppure sarebbe bello pensare che è solo un giorno passeggero, ma nessuno è pronto a offrirti un passaggio. Perciò, lunedì, non farci sentire niente, non farci male, fai ciò che devi, ma fallo in fretta.
Martedì
Fuori c’è la nebbia, la cosa dovrebbe disturbarti ma non ti tange più di tanto. Ascolti Joni Mitchell, pensi male il suo cognome, lo scrivi anche peggio. Prenoti un volo per Parigi e inizi a credere che il mondo sia un enorme pandoro; nessuno riesce ad ammettere che gli piaccia eppure di nascosto se lo divorano tutti. Martedì sarà un po’ così, sarà quella fetta con cui iniziare davvero a ragionare la mattina e a pensare che a colazione sarà diverso, sarà diverso da ieri, sarà diverso quando lo rivedrai, sarà diverso dal solito. Infondo lo diceva anche la radio, oggi sarò diverso il mondo, il modo in cui sceglieremo le scarpe, il modo in cui ci guarderemo allo specchio, il modo in cui avremmo voglia di far l’amore. D’altronde martedì è una svolta vera. Tutti dicono che le cose bisogna iniziarle il lunedì, ma è un enorme ca**ata. È il secondo giorno della settimana che fa la differenza, il primo serve solo ad abituarsi all’idea di un mondo nuovo. Martedì cambierai il tuo palcoscenico, scambierai le tue oscenità con qualcosa di più vero, la tua schiettezza con l’indifferenza, la tua Iqos con un cognome nuovo. Martedì sarai lo zucchero a velo da sbattere in un sacchetto di plastica. L’idea ti spaventa, ma ogni tanto sbattersi è incredibilmente bello.
Mercoledì
Siamo come camerini che non si chiudono bene e che a furia di tirare a destra non fanno altro che aprirsi a sinistra. Mercoledì sentirai l’esigenza di mostrarti nudo o perlomeno per quello che sei, forse a uno sconosciuto, d’altronde ci si apre davvero con chi non si conosce. Eh sì, questa è una frase retorica, ma fa sempre bene ricordare e ripetersi delle ovvietà. Dopotutto i film campioni di incassi non fanno estammatente questo? Mercoledì è retorico, che tu lo voglia o no. Le persone attorno a te si iniziano a sentire liberate dal peso della settimana. Ma libere da cosa? Libere da chi? Libere in che modo? Al weekend mancano ancora un po’ di giorni ed è una sorta di equilibrio perfetto e instabile. Rovinarlo può far precipitare qualsiasi cosa. In questo modo mercoledì vestiti da funambolo e prenota una pedicure dalla tua estetista di fiducia. Ancora non lo sai, ma lei non vede l’ora di diventare la tua psicologa. Mercoledì avrai la sensazione di non avere il controllo e come una ceretta settimanale ti sentirai nelle mani di una sconosciuta mentre sei a gambe aperte. Tu lo fai e basta. Infondo essere vulnerabili ogni tanto serve. Così entrerai in modalità zen, aggiungerai al carrello cose che non ti servono, scaricherai un’app di incontri e coccolerai la tua autostima con complimenti retorici. Tanto è uguale, mica è colpa tua, è mercoledì a esserlo.
Giovedì
Non volevi, eppure anche stavolta ti sei distratto. Ma la vera domanda non è quando, è con chi. Anche questo giovedì ti ripeterai che non sei tu, che non sai distinguere la destra dalla sinistra, che non hai ancora imparato le tabelline a memoria e che se ti dimentichi qualcosa è solo perché da piccolo eri impegnato a sentirti piccolo. Giovedì sa essere peggio delle madri, sa quali punti toccare, sa cosa non ti piace mangiare, eppure continua a propinartelo stupendosi nel sapere che non lo apprezzi e finire per porgerti una sola enorme domanda: MA DA QUANDO? Ecco, da quando odiamo i giovedì non lo sappiamo neanche noi, è successo, è successo come quella volta in cui non volevi andarci a letto ma ci sei andato lo stesso. È successo come quando volevi risparmiare e non ci sei riuscito. È successo come quando volevi arrivare tardi ma per la prima volta in vita tua eri in anticipo. E chissà, forse eravamo troppo concentrati sulla domenica, forse eravamo dei parallelepipedi in fogli protocollo, forse eravamo passeggeri alla guida, forse eravamo deserti proprio quando avrebbe dovuto piovere. Eppure con questo ci conviviamo da una vita e oggi penserai solo a tutte quelle valige che si perdono in aeroporto. È uno sbatti assurdo, ma avere la scusa per comprare qualcosa di nuovo è infinitamente divertente.
Venerdì
C’è chi vede un cielo stellato e chi solo dei puntini da unire come quell’unico gioco che sapevi fare nella settimana enigmistica. Venerdì sarà proprio questo, non sai cosa ne uscirà fuori, forse un Minotauro, forse un’anima, forse il tuo ex. Quello che certo è che per una volta penserai di portare a termine qualcosa e questo basterà a farti sentire meno stupido. Venerdì è un’assonanza, è un do minore geniale, è una lente a contatto buttata via, è un’assenza continua, una futile speranza, un vaso da non rompere che puntualmente oscilla tra il pavimento e il tuo seno. Perciò, non ti resta che prendere la matita e prepararti a cancellare, a sottolineare, a disegnare scarabocchi pornografici sulla faccia di personaggi famosi.
Sabato
Proprio oggi che hai deciso di dormire, non dormi. Ma non è colpa tua, è una specie di formula matematica. Dopotutto non è mica la prima volta, capita sempre così, decidi di fare una cosa e poi non la fai, o la fai male un po’ come il caffè. Che poi quelli che giudicano il caffè tu non li hai mai capiti. Alla fine cosa significa “questo caffè fa schifo” o “io so fare un caffè buonissimo”? È solo questione di preparazione, di gusti e fondamentalmente la verità è che hanno tutti ragione. Così sabato avrai ragione persino tu, avrà ragione il fruttivendolo quando critica i clienti che non salutano mai, avrà ragione il tabaccaio nel dire che un cappuccino non può essere pagato con la carta, avrà ragione tua madre quando ti dice che sei cambiato e che non parli mai, avrà ragione il tifoso medio nel criticare l’allenatore, il tuo corpo a non provare eccitazione, i tuoi desideri a essere confusi, il tuo posacenere a sentirsi troppo pieno. Sabato sarà un mix di tante cose, chiamiamole emozioni, chiamiamole per nome, chiamale meteore, meteore che appaiono nella tua vita così luminose e passeggere da sembrare comete. E così ti sentirai un po’ come il tempo, che cambia sempre ma senza avvisare, un po’ fa freddo e un po’ caldo, ma quanto ci piace lamentarci di questo? Sabato sarà un po’ come la posta che resta lì per mesi, un po’ come il tuo ascensore che voleva solo salire, un po’ come la tua fantasia che non voleva pensarci, un po’ come te che volevi solo dormire. Perciò, fai una cosa, spegni la luce e pensa che l’unico modo per dormire è non pensare.
Domenica
Che poi, alla fine, la differenza la fa nel modo in cui le vedi le cose. Infatti domenica, se ci pensi bene, è un giorno come un altro, un po’ più spezzato, con un po’ più di bava alla bocca, cinema pieni, colazioni lente e profumi vari. Le strade si svuotano, il vuoto si assomiglia alle tue cinquanta personalità, il desiderio si assopisce sotto una coperta di pile e il tuo senso dell’umorismo viene meno, ma sa esattamente il momento giusto per uscire fuori. Però domenica non è cattiva, alla fine è uno di quei giorni che ti offre la possibilità di fare come vuoi, e alla fine non è proprio quello che hai sempre sognato? Domenica ti sentirai libero, libero dalle congestioni, dalle convulsioni, dalle sere d’estate in cui non riesci a respirare, dal suo profumo addosso, da quel gesto che non sopporti, dalle pronunce sbagliate, dai camerieri lenti, dai vestiti che vestono stretti, dalle strette di mano virili. Respira, domenica puoi fare quello che vuoi, anche fingere che non esista, anche mettere una lingerie sbagliata, tanto ormai sei un esperto anche in questo, a guardare oltre, a cedere nei pareggi, a sognare Paraggi mentre sei in fila al centro commerciale. Oggi prenditi del tempo, metti su un disco che ami e prova a ricordare l’ultima volta che hai provato a scrivere una lettera. Per chi era?
