non desiderare la gonna d’altri
Lunedì
Non desiderare la gonna d’altri, la settimana corta, gli show alla TV. Non desiderare un altro giorno che non sia lunedì, non avrebbe senso. Non desiderare un caffè corto, un lavoro che tanto sai ti annoierebbe fare, un tatuaggio scritto male. Non desiderare le parabole discendenti e neanche quelle positive, i guru a Dubai, le carte da gioco che si piegano sempre sulle loro estremità, che fastidio! Non desiderare le vacanze estive, gli esterni che non hai, le persone che non vuoi. Chissà perché poi il lunedì mattina scorre così lento che ti dà il tempo per pensare a cose che improvvisamente sembrano lontane o perfette, scorre così lento che hai già fatto sedici viaggi mentali, avuto almeno tre discussioni con te stesso e lasciato tutto ciò che ti pesa nella cassetta delle lettere. In quel posto invece ci va altro, ma oggi è lunedì e si può anche rimandare. Così rimanderai un appuntamento per l’ennesima volta, rimanderai la spesa, la lavatrice e tutte le buone intenzioni di fare finalmente una cosa in tempo, tanto hai tempo per essere in ritardo, così magicamente lo sarai, ma ce ne preoccuperemo poi.
Martedì
Eppure al mondo esistono le cover band, che sono un po’ come i testimoni di Geova, vanno di paese in paese con l’intento di battezzarti alla fantasia, a te basta solo chiudere gli occhi, ascoltare la loro musica e sarai magicamente altrove. Facile. Ecco, le cover band esistono per questo, sono dei sacerdoti della musica pienamente consci che non diventeranno mai papa, per questo trascorrono le loro vite a predicare la creatività altrui concedendola in modo generoso a un pubblico che ha soltanto voglia di sentirsi in un altro posto e di concedersi, per qualche ora, l’idea di non essere lì, di non essere in quel bar di provincia che puzza di benzina e vodka, di non essere con quel lavoro che vorrebbero cambiare e con quell’erotismo bisettimanale e missionario, di non essere con un gruzzoletto di soldi da parte per comprare quel viaggio che poi non comprano mai. Le cover band sono uno spreco di talento, una resa silenziosa ai sogni che non hanno tempo di realizzarsi, la cosa più vicina alla morte cerebrale, ma solo dopo il Sudoku e i contabili. Eppure persino i contabili sanno sognare anche se non lo danno a vedere, perché pagheranno pure le tasse regolarmente ma di notte si lasciano andare per davvero e quel grigio sulle loro cravatte appare una sinfonia di colori, perché anche i contabili hanno desideri e sognano di mandare tutto all’aria prima che l’estate sia finita. Questo martedì l’estate non saprà neanche cosa sia, il sole che ogni tanto inizia a palesarsi ci provoca, ci fa sentire meglio, ci dà quasi l’illusione che non sia iniziata la settimana, ma non è così, però pensare ad altro non è mai stato così bello. Martedì è una cover band del cuore, una sagra, una porchetta unta, fa male, ma cavolo se è buona.
Mercoledì
Mercoledì riesce sempre nel suo intento di farti sentire stupido, incapace di fare qualsiasi cosa, in ritardo o seduto su un pouf scomodo che non sai neanche perché hai comprato. Infatti, mercoledì bisognerà guardarsi le mani, provare a leggerle perché lo sai anche tu che le tue verità sono racchiuse tutte là dentro. Mercoledì capirai che le mani non mentono mai e quello che ci vedrai sarà soltanto tuo, uno sguardo verso chi sei per ricordarti che fondamentalmente oggi mancano solo due giorni al weekend, perché in un modo o nell’altro ieri è passato e lunedì è già un lontano ricordo. Le mani non mentono mai, ma mercoledì sì, per questo quando ne avrai bisogno fermati, guardale per bene e ricordati l’ultima volta che sono state sincere, stanche, iperattive, intraprendenti. Dopotutto mercoledì è passeggero ma i tuoi palmi no, usali bene, anzi, usali e basta.
Giovedì
L’anticiclone africano sarà sempre più lontano da te, ma tu non sarai ancora così vicino a fare quello che davvero vuoi fare. Cammini sulla solita strada per andare al lavoro, ti chiedi il senso delle cose e speri in qualche modo di rivedere anche oggi quel ciclista che puntualmente passa di là, alla tua stessa ora, in quel punto esatto, ogni mattina, nessuna esclusa, ormai vi conoscete ma nessuno dei due ha il coraggio di salutarsi o di regalarsi un accenno “cosa gli dico? Cosa faccio? Alzo la mano o il mento? Si ricorderà di me”. È un’amicizia non decisa. Giri l’angolo e sai che è giovedì e che alla fine niente può andare così male, alla peggio domani sarà dimenticato, domani sarà il giorno in cui lavorare da casa o dare del tu a qualcuno, domani sarà migliore o peggiore, sicuramente nessuno potrà togliertelo. Eppure giovedì apparirà come una liberazione, come una festa partigiana, come un saccheggio di energie negative per fare spazio a idee, a programmi appassionanti, a canzoni finalmente nuove. I forti venti del sud e la timida nebbia non scacceranno via la tua confusione e neanche la puzza di IQOS, ma faranno aria nella tua testa e porteranno con sé un sorriso che non fermerai. Giovedì compierai scelte giuste, deciderai di non procrastinare, cambierai ancora una volta i mobili della camera da letto per dormire come non mai. Così giovedì capirai improvvisamente che è il giorno giusto per salutare quel ciclista e forse lo capirà anche lui. Chissà.
Venerdì
“La mia analista dice che serve un’analista anche a te. Dice che sa come si sbucciano le arance e come pronunciare bene la parola Tobinabur. La mia analista dice che alla fine siamo giovani anche noi e che i bottoni, dopotutto, spaventano anche i vecchi che sanno come si fanno a desiderare le apnee e i lunedì. Dice che siamo fragili e che gli stormi non si inventano mai, che non esiste una distinzione tra settembre e marzo e che la pioggia ci aiuterà a trovare ciò che avevamo perso sotto al letto.” Venerdì è un percorso di terapia che sfiorirà lentamente dopo le diciannove, dopo le solite domande, le solite facce, i soliti posti, dopo “è in arrivo Bari 35 in 35 minuti”.
Sabato
Per sentirti più sicuro hai comprato il balsamo della stessa marca dello shampoo, hai comprato frutta di stagione proveniente dal Sudamerica, hai aspettato il tuo turno sulle strisce pedonali canticchiando in loop della salsa e del merengue. Sabato sarà quel giorno in cui fare colazione con del sushi avanzato, sarà il giorno giusto per comprare fiori secchi pensando che anche loro, proprio come te, un giorno sono stati freschi. Sabato inventerai scuse nuove, berrai caffè allungato con l’acqua del rubinetto solo per sentirti meno uguale a tutti gli altri giorni, userai delle virgole come carta da filtro, asciugherai bene il tempo con degli asciugoni che alla fine, lasciano sempre il tempo che trovano. Ancora un po’ di pazienza, ma è quasi primavera.
Domenica
È arrivato quel momento dell’anno in cui vorresti chiudere Instagram per qualche giorno, sarà tutta colpa di quelle inutili storie in discoteca tutte uguali o del fatto che, non si sa perché, ma da qualche giorno ti appaiono delle foto in cui Berlusconi è diventato un’icona di stile anni 90’. È arrivato il momento di cambiare aria, di aprire la finestra e lasciarla aperta per un po’, di cucinare qualcosa di commestibile, di chiamare tua madre e dirle che tutto va bene. Domenica avrai voglia di togliere le scarpe, di sentire la sabbia, di annusare la fragranza dei tulipani che vengono sempre dimenticati al bancone dei fiori. Domenica assisterai alla tua rinascita, perché è da un po’ di tempo che questo è diventato il miglior giorno della settimana.
