è un’altra settimana, ma non è colpa tua.
Lunedì
Non sempre le cose sono come le vogliamo. Prendi il lunedì: nessuno si è mai sognato di volere nella propria vita un giorno come questo, un giorno che ci ricorda quel compagno di scuola che tanto ci stava sulle palle e che, finito il weekend, dovevamo necessariamente vedere, un giorno che ci ricorda l’obbligo di frequenza al catechismo e che la frutta di un tempo non tornerà più. Nessuno si è mai sognato di vivere un giorno che ci fa apparire altri giorni lunghissimi, eterni, eterei, eterici. Nessuno si è mai sognato di dormire meno per ricominciare a lavorare, di mettersi in fila per un caffè, di iniziare realmente una dieta, di aprire l’agenda e contare i giorni che ci separano dalla prossima pausa, fuga, vacanza, salsedine. Eppure tu non hai colpa, il lunedì arriva e basta. Tu volevi solo scrivere un altro po’, cancellare quelle mail di troppo, mangiare su un prato, andava bene pure quello condominiale. Tu volevi solo rimandare ancora, non rifare il letto, non lavarti le mani, creare una playlist di successo, fare finalmente il check-out a quel carrello online che ci chiede attenzioni da troppo tempo. Tu volevi solo un po’ di dolcificante, una serata sporca, una sigaretta al mentolo (ma perché non vanno più di moda?). Tu volevi solo rimanere sveglio, andare al cinema per poi cambiare idea, ordinare un piatto per poi pentirtene, uccidere il tuo vicino di casa per poi costituirti. Tu volevi solo prendere un volo, fare finalmente colazione, imparare un’altra lingua, non andare a quell’evento. Tu volevi solo chiedere asilo ai tuoi cambi di umore, abbracciare su un marciapiede, darti malato, guardare qualche replica, scarabocchiare durante una call. Ma non sempre le cose vanno nella direzione che vogliamo. Eppure esistono i navigatori, eppure i vigili urbani sanno anche essere atletici, eppure ci sono dei momenti in cui persino un lunedì ci è apparso come un giorno meraviglioso. Beh, dai, lo sappiamo che qualche volta è successo, proprio quando non te lo aspettavi. Così tutto ciò che devi fare oggi è lasciarti andare alle conseguenze della casualità e alleggerirti dalla causalità. Solo così potrai lasciarti sorprendere davvero e a fine giornata pensare che forse, questo lunedì lo vivresti da capo anche domani. Perciò fermati, gira il caffè in senso antiorario e pensa al tuo ultimo lunedì preferito o, in alternativa, non pensare e basta. Chi ben comincia…
Martedì
Cos’altro, se non Kamasi Washington, ci salverà? Cos’altro, se non l’arte? Se non quei vizi minori, se non la spia della retromarcia e quel tuo amico che non ti giudica mai, neanche se guidi di merda, neanche se uccidi una pianta, neanche se non la pianti con la solita storia? Cos’altro, se non il fermo ci salverà, dai mal di testa, dagli inizi troppo veloci, dalle fini troppo lente, dai fascisti, ma anche dai comunisti, ma anche chi se ne frega? Cos’altro, se non il pacchetto di cracker in borsa ci salverà dalla frenesia, dagli sbalzi di temperatura, dagli sbalzi d’umore, dalle turbolenze, dai passaporti da rifare una settimana prima, dai santi, dai poeti improvvisati, dagli imprevisti improvvisi, dalla grandine che cinque minuti fa era bello, dalla bellezza che si nasconde anche nelle cose brutte, dal ginseng, da Montenapoleone, dai cavalli bianchi, dai cavalieri passeggeri, dalle passeggiate al mare il lunedì? Martedì è un punto di partenza, un punto di salvezza, un punto nero da rimuovere ma che fa troppo male per essere operato. Perciò accettiamolo, anche se il nostro viso cambierà.
Mercoledì
Devi dire tutto ciò che non sei riuscito a dire, ascoltare quella musica che non hai mai sentito prima d’ora, sporcarti le mani con un kebab e lacrimare con la cipolla. Devi dormire in un posto sbagliato, non rifare il letto per due giorni, ridere senza mostrare i denti, scegliere di fare le scale, usare parole mai dette, parolacce senza pietà. Devi vestirti come non mai, prendere un autobus decadente, arrivare cinque minuti dopo, andare al mare e restare all’ombra. Devi scegliere il cinema sbagliato, un Campari Soda, uno shampoo scadente, un supermercato grande, grandissimo, immenso, domenica! Devi comprare surgelati, cibo in scatola, visitare un ostello, concepire idee nuove in hit parade, usare frasi retoriche, digerire in un museo. Devi lasciarti andare alle cause, ignorare gli scopi, cambiare scopino del bagno, leggere senza alcuna fretta, vivere a piedi nudi, non guardare il meteo, gli oroscopi, non cercare risposte nei lievitati e nelle vetrine del centro. Mercoledì devi cambiare il tuo tempo per un po’ di tempo, così anche una metà settimana ti apparirà come una meta raggiunta e un piatto che non necessita di condimento. Enjoy.
Giovedì
Oggi vedi tutto… rosa. Il tuo vicino di metro legge la Gazzetta (ma che ci sarà poi da leggere in quelle trentadue pagine?), il prosciutto cotto è in offerta e un manifesto promette di colorare la prossima settimana tutta la città di rosa appunto. Ma che vorrà dire? Non è facile avere una risposta, ma ci sono dei giorni in cui ci focalizziamo su un colore ricorrente e ce lo portiamo dietro fino a sera. Forse l’universo vorrà dirci qualcosa, forse siamo noi che vogliamo sentirci osservati dagli astri, forse oggi non abbiamo semplicemente voglia e l’occhio ci ricade un po’ ovunque, anche su queste sottigliezze. Tanto meglio: di solito ci casca sullo smartphone grande del nostro collega, tra gli occhi di uno sconosciuto che per strada in pochi minuti riesce a prometterci amore eterno, almeno fino al prossimo semaforo che dopo l’arancio farà, forse, scattare il rosa. Giovedì, se non riesci a cambiare, almeno cambia colore.
Venerdì
Non ci puoi fare più niente. Tu volevi fare una spesa coerente e invece ti ritrovi in cassa, a spendere un patrimonio per le solite due verdure splendide ma insapore. Che poi, chi fa la spesa il venerdì? Solo uno stronzo. Appunto. È oggi proprio il giorno giusto per sentirsi tali. Ti renderai conto di tutte le cose che hai lasciato per poi pentirtene dopo pochi istanti. Ti accorgi che non hai mai fatto quel dannato backup del telefono e che nel tuo armadio riposano in pace capi con ancora il cartellino. Sei proprio uno stronzo, ma ormai ci sei abituato e così, per essere coerente, stasera uscirai senza neanche preoccuparti di andare chissà dove e, con la speranza di avere un’illuminazione qualsiasi, farai follie, o almeno ci proverai. Tanto lo sappiamo tutti che una volta pagato l’ingresso per quel locale, dopo dieci minuti andrai via. Sei proprio uno stronzo.
Sabato
È sabato, ma non è colpa tua. Arriva sempre, lo desideri e poi, quando è lì, ti mette quasi in imbarazzo. È sabato e il mondo ti appare sempre uguale, ti appare simile a martedì, forse anche un po’ più mediocre, un po’ più frivolo, ma va bene anche così, ci vuole un po’ di leggerezza. Eddai. È sabato, ma non è colpa tua. Dovresti sentirti sollevato e invece emetti un suono che è un misto tra un lungo “gné” e un acuto prorompente. Che poi, chissà che ti aspettavi, chissà se il treno è puntuale, chissà cosa significa rimanere in città, chissà se le volte in cui hai detto “chissà” si sono rivelate giuste. È sabato e tu giuri di non tagliarti i capelli mai più, giuri di bere un po’ meno, giuri di non sbadigliare troppo presto e di cercare di provare interesse per quella persona che ha la stessa t-shirt di almeno altre cento persone. Dopotutto oggi è un giorno dispari e poco può andar storto, perlomeno niente può andar storto fino a quando non deciderai di autosabotarti e forse sai che lo farai. La bellezza delle cose si misura sulla base di chi le guarda e oggi sai che da guardare c’è ben poco e forse è per quello che rivolgi lo sguardo alla tua mente in cerca di visioni nuove, di mete esotiche, di mani che si screpolano dopo ore e ore in acqua. È sabato, ma non è colpa tua.
Domenica
L’ultima volta che hai visto il sole, non eri da solo. È che adesso neanche te lo ricordi, ha piovuto troppo, alla faccia della siccità, alla faccia di quel capo che non riesce a prendere decisioni e lo lascia fare a te per poi insultarti, alla faccia di quelle pesche che non sanno di nulla, alla faccia di chi non sa niente e parla troppo, alla faccia anche di chi non dice mai niente e poi borbotta. L’ultima volta che hai visto il sole non avevi fame. È che adesso ti mangeresti pure il tuo animale domestico, sarà che questa primavera autunnale ti ha devastato, confuso, cambiato il baricentro e ti fa pensare tutto il giorno alla stessa cosa, canalizza le energie, ti porta alla mente gli stessi nomi, le stesse forme, oggetti rituali, serate che non sai più se hai infranto o vissuto. Ma oggi è domenica e non puoi realmente dire a cosa pensi, altrimenti va peggio. Ti mettono al rogo e ti prendono per matto, non puoi farlo, altrimenti devi rinnovare l’abbonamento a Netflix e guardare in loop quell’unico film che non fa ridere ma ti fa ridere o, peggio, ti fa iscrivere in palestra. Sì, perché delle volte va così e la domenica bisogna non impegnarsi troppo nelle visioni, negli ascolti, nei vini naturali, ma naturalmente, dato che la domenica è fatta dai soliti perenni errori, accomodati pure e sbaglia senza pietà.
