Prima della fine c’era un inizio, poi un altro sciopero, un altro sciroppo, un altro martedì, un altro messaggio non inviato, un altro massaggio sognato sopra il 9, di fianco alla obliteratrice, sotto la pioggia, tra il desiderio del mare e un mare di pubblicità ignorata troppo tardi.

Che poi, se ci pensiamo bene, ogni tanto vorremmo skippare anche noi dopo 15 secondi, vorremmo skippare tante cose: l’agenda, il metabolismo lento, lentissimo, in letargo. Vorremmo skippare gli oroscopi che non ci prendono mai, i sesti sensi che ci prendono sempre, la caffeina che ci prendiamo a elittroiti.

Vorremmo skippare quel numero che ci tormenta, la coscienza, quelle foto che l’iPhone ogni tanto ci tira fuori scrivendoci “ricordi” accompagnati da una musica di ascensore, ecco quelli vorremmo proprio skipparli, della serie: mio caro iCloud, se avessi voluto ricordare quel volto questa mattina, stai tranquillo che l’avrei fatto e invece no, ci viene imposto nel momento sbagliato nel giorno sbagliato da questa tecnologia che tanto ci è indispensabile, quanto ci incarognisce, dentro di noi lo sappiamo bene che non serve a nulla essere tech soprattutto nelle nostre memorie, soprattutto quando avevamo appena dimenticato di fare una cosa, soprattutto quando non volevamo vedere l’orario.

Vorremmo Skippare le file al bar quando vogliamo solo un caffè o non skipparle mai quando non vogliamo essere puntuali: “Prego, vada avanti lei ha solo due cose” “signora, grazie davvero, ma io amo fare la fila” vorremmo skippare le domande di circostanza e quelle inopportune, le domande retoriche che fanno felici solo chi le fa, un po’ come gli scherzi, mai nessuno ha riso a uno scherzo ricevuto se non colui che lo stava facendo, compiacendosi di se stesso, sentendosi divertente, ecco loro vanno proprio skippati senza se e senza ma. Vorremmo skippare anche tutti quelli che si autodefiniscono divertenti, simpatici, generosi, ma che bisogno c’è di dirlo “non per vantarmi, ho tanti difetti eh, ma sono generoso, su quello nessuno può dirmi nulla” ma nessuno te l’ha chiesto.

Vorremmo skippare anche i falsi modesti, i falsi spontanei, i falsi presi bene che vanno a ballare cinque minuti e poi si lamentano, per dirci l’indomani “non sai che ti sei perso”, loro hanno un posto speciale nei nostri Skip. Ma anche tutti quelli che dicono “io non guardo la televisione da dieci anni” senza che nessuno glielo abbia neanche lontanamente domandato o quelli che non ti rispondono al telefono ma contemporaneamente ti mettono like su Instagram “scusa non ho proprio guardato il telefono”.

Vorremmo skippare le feste di compleanno in cui devi necessariamente divertirti, i regali di gruppo e i balli di gruppo, via, tutti quanti. Vorremmo skippare le giornate uggiose, ma anche quelle in cui il sole diventa caldo in cinque minuti e scompare dopo venti. Vorremmo skippare noi stessi quando ci lamentiamo del tempo e mentre lo facciamo pensiamo di aver finito gli argomenti un po’ come coloro che si autocelebrano per aver smesso di fumare da un giorno e ti dicono una marea di cazzate, che sono già tornati a sentire i sapori, a fare una rampa di scale, a non pensare più all’eroina. 

Vorremmo skippare questo martedì, i nostri comportamenti ripetitivi che pensavamo di aver riparato, superato, rimosso e invece eccoli qua, basta poco. Vorremmo Skippare i nostri freni inibitori e tutte quelle emozioni che ci frenano e la mania del controllo che ci tormenta. Vorremmo skippare  i giochi di parole, le persone che non arrivano al dunque, le call che servono a perdere tempo. Vorremmo skippare tante cose, liste lunghissime anche questo pensiero vorremmo skipparlo, è troppo lungo, ma non ci è consentito per niente, sarebbe troppo facile, così andiamo avanti, viviamo la giornata, mangiamo sano e riempiamo il solito carrello online di acquisti che non servono. Quelli che quando li vedi pensi “questo non mi serve” eppure lo vuoi, senti che devi averlo, senti che è necessario in quel momento. Così  lo fai, lo compri, tra poche ore sarà tuo, tra pochi giorni sarà dimenticato. Ma va bene così, le cose inutili tornano utili e l’ebrezza di aspettare un pacco ci fa stare bene, oggi infondo abbiamo salvato un documento con una data sbagliata, dovevamo consolarci. Ma la prendiamo con filosofia, questa settimana sarà come la neve in città, ha il suo perché ma dopo qualche minuto é l’ennesima rottura di coglioni. 

Cose da fare:

Aspettare, cosa? Tutto ciò per cui vale la pena farlo, ma anche le cose inutili, non dobbiamo avere fretta di una risposta, di un messaggio, di un cenno. Aspettare, scrollandoci di dosso l’ansia del tempo e delle attese, l’ansia di tutte quelle cose che possono succedere o non succedere mentre aspettiamo, l’ansia di essere dimenticati, di aver perso un’occasione, di non essere stati veloci. Aspettare è la cosa più facile e bella che possiamo regalarci questa settimana. 

Cose da non fare:

Decidere, non è la settimana in cui ci spetta farlo, non ne siamo in grado, i termosifoni sono quasi da accendere, i cambi di stagione ci bussano alle porte, le bollette stanno per scadere. Non prendiamo alcun tipo di decisione. 

Canzone della settimana:

Bar della settimana:

AI FIORI BLU

Cliché della settimana

“Pippo Baudo è un grande professionista” sarà un caso eh, ma qualcuno che ama fare calcoli strampalati inizia a dirci “ti giri e ti volti ed è già Sanremo” così rispolveriamo un grande classico e prepariamoci a ricevere domande sul fantasanremo che va bene così, solitamente finito il festival inizia la primavera. Perciò, sorridiamo. 

Parola di Dio:

Durante le chiacchierate primaverili tra un balcone e l’altro mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:

“Fabbrì, l’amore è muto! Giuro, io ci scherzavo su sta cosa, la mi mamma era disperata sai? Mi chiedeva perché non riuscissi a sposarmi ed io le rispondevo “mamma io voglio la muta” e lei spaventata: la muta? Ma come la muta? “Si la muta, perché almeno non rompe li coglioni come te” da quel momento si era sparsa la voce eh, giuro, tutti erano convinti che volessi la muta per davvero, mi mamma andava in giro a parlare con la gente per cercare di convincerli a farmi cambiare idea: il prete, il vicino di casa, i miei amici, tutti quanti cercavano la muta. Una volta ne avevo anche trovata una, bellina lei, ma non è scattata la scintilla. Poi è arrivata la mi moglie e lei parla eh, ah se parla, non sta mai zitta, ma delle volte, quando ci guardiamo non abbiamo bisogno di dirci nulla, sappiamo già tutto, accenniamo un sorriso e sappiamo, c’è un problema? Noi ci guardiamo e sappiamo, c’è una ricorrenza? Ci guardiamo e sappiamo, c’è qualcosa di importante che vogliamo dirci? Noi ci guardiamo e sappiamo. Sappiamo tutto, noi ci guardiamo e siamo propor a conoscenza di qualsiasi cosa, del pensiero dell’altro, noi conosciamo la verità nei nostri occhi e allora tutto diventa muto e non c’è manco bisogno dei sotttotitoli o della signorina della televisione che fa gesti, non ci serve, noi sappiamo, noi sappiamo ascoltarci stando zitti e ci amiamo ancora, per questo fabbrì, l’amore è decisamente muto.”

Film della settimana:

ANNETTE

Brand della settimana:

Screenshot

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