“Buon MARTEdì, a te e famiglia”

Cari meteoropatici, se siete arrivati fin qui significa che, in qualche modo, ce l’abbiamo fatta. Sorridiamo.
Significa che novembre è finito e che, di conseguenza, il peggio è passato. Vediamola così.

Sui muri le ombre si rincorrono ancora, anche quelle che non si conoscono o non si sono mai concesse il piacere di farlo. Sui muri tutto luccica di più, tutto si ferma, ogni singola parola viene incastonata e rimane lì, a disposizione di chi ha bisogno di una frase giusta al momento giusto… o sbagliato, non fa differenza. Sulle strade, l’acqua si ferma anche se non ha piovuto, si rispecchia anche se non è ancora giorno. E si vede. Eccome se si vede. Si rispecchia anche in noi, in un patto silenzioso in cui ci concediamo a lei per la prima volta e le diciamo chi siamo veramente, giurandole di tenere l’acqua in bocca. Sul sole incombe una sorta di ottimismo, è come noi che non ci stancheremo mai di esserlo. Siamo meteoropatici, mica stronzi.

E allora, continuiamo a prendercelo questo ottimismo e diciamoci che il peggio è passato. Come ogni anno, superato novembre, la primavera si avvicina, lentamente, giusto un po’. Come le campanelle delle 10, all’uscita da scuola manca ancora molto ma, ma, ma… Il peggio è passato.
La luce, da oggi, inizierà a presentarsi a noi in modo diverso, si toglierà il cappotto anche se avrà freddo, si presterà alle nostre sensazioni, emozioni, sentimenti, modellandosi su di essi e dandoci in cambio un po’ di sole.

E allora diciamocelo che novembre è alle spalle, e che dicembre è un centometrista affamato di medaglie: una volta finito il Natale, in qualche modo, diventa tutto in discesa. Arriva lentamente il caldo, ci si spoglia con più consapevolezza, si torna a pensare all’erotismo come a una reazione rivoluzionaria alle cose che non capiamo, a quelle che non ci vanno giù, a quelle senza senso, e a tutte quelle per cui non abbiamo mai dato peso, persino trascurandole.

Cari meteoropatici, ce la stiamo facendo. Siamo sulla buona strada, su una specie di provinciale veloce che scorre via, come un buon vino naturale che, anche se ha un odore orrendo, i tuoi amici continuano a elogiare:
“Allora, Mars, com’è sto vino?”
“Beh… Naturale!”
Scorre via come un oroscopo che non cambia mai, come le barzellette di tuo zio, come un’onda verde che ci siamo meritati. Da ora tutto scorre via, o quasi tutto, cioè un po’ di pazienza, dopotutto, è martedì, e al weekend mancano ancora un po’ di giorni. Alla fine, dicembre è il nostro martedì: tra non molto i piedi saranno caldi, lasceranno impronte sui parquet da leggere e seguire, da riconoscere. Tra un po’ saremo in volo, saremo sotto una palma, saremo di nuovo soli e penseremo a chi abbiamo amato e a chi non smetteremo mai di amare.

Natale è alle porte e il nostro segreto è sempre lo stesso: viviamolo senza viverlo. Accettiamolo. Cambiamo canale, anche se siamo già in almeno sei gruppi che provano a organizzare cene prima del cenone “Oh, però vediamoci prima di Natale, eh!” come se cambiasse qualcosa, come se facesse la differenza, come se ci fosse un prima e un dopo. E forse hanno ragione loro, forse c’è realmente un “noi” natalizio e un post-natalizio, nel mezzo: cirrosi epatica, alito cattivo, telecomandi, che non sai neanche come si usa un telecomando, ma ti ritroverai a chiederne uno, a ripararlo, a sbottonare un jeans.

E allora godiamocelo fino alla fine questo tempo, ricordandoci che, a volte, bastano solo tre minuti per fare la differenza. Tre minuti al giorno per non 

essere dove sei, per ritrovare ciò che hai dimenticato sul comodino. Ti hanno sempre detto: “Sei distratto, un giorno ti dimenticherai anche la testa a casa.”
Ecco, in quei tre minuti puoi tornare a riprenderla. Bastano tre minuti per essere ciò che vuoi, o ciò che non sei. Per tornare dove sei stato bene, per sentire il mare, per andare. Perciò, iniziamo a contare: uno, due, tre…

Cose da fare:

Smetterla di comprare paracaduti: lanciamoci, che alla peggio cadiamo sopra un sacco di neve o un sacco pieno di pacchetti da scartare.

Cose da non fare:

Farsi raccontare aneddoti sulle cose che non abbiamo visto, sulle serate in cui non c’eravamo, sulle cene che non abbiamo mangiato. Tutto ciò che magicamente era bello solo perché non eravamo lì. Sti cazzi.

Canzone della settimana:

DISCO MUSE

Bar della settimana: 

@Palinuro Bar, Milano

Cliché della settimana:

“Era meglio il libro.”

Ma quanto, quanto, quanto vi piace dirla questa frase? È lì, sulla punta della lingua, pronta a uscire, a venire fuori anche quando non serve. Sta bene su tutto, è tipo il nero. “L’hai visto l’ultimo suo film?” “Carino, però vuoi mettere il libro?” E se non c’era l’opera scritta, di sicuro quelle stesse persone ti diranno che c’è una trasposizione teatrale: “Eh, ma a teatro è tutta un’altra cosa. Poi lui, beh, lui è un attore di teatro.”
Ecco, non se ne esce. Dato che è partito il conto alla rovescia per Natale e saremo pieni di discorsi che andranno via via esaurendosi, prepariamoci al peggio. Facciamo un bel respiro e alleniamo la testa ad annuire. Dieci “su e giù” al giorno, e saremo pronti.

Parola di Dio:

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:

“Il fumo passivo mi fa sentire meno in colpa, Fabbri. E alla fine, non è questo quello che cerchiamo tutti? Sentirsi meno colpevoli. Di cosa? Boh, non l’ho mica capito ancora. Credo che sia un po’ di tutto, ma non è per fare filosofia, anzi. È sentirsi meno in colpa delle piccole cose, delle cose da niente. Perché accumulate, son quelle che ti fanno sentì stronzo. Tipo quando parcheggi sulle strisce pedonali, quando butti la sigaretta per terra, quando non stai ascoltando chi hai davanti. Piccole cose. Perché siam bravi tutti a sentirci colpevoli davanti a grandi misfatti, eh. Da quelli non ci puoi scappare. Invece, dalle cose quasi impercettibili… eh, da quelle non si esce. E son proprio quelle che fanno la differenza, quelle che ti fanno sentire male. E allora io ho smesso di fumare. Perché, mi hai visto? Mi manca solo questo. Ma se qualcuno fuma vicino a me, beh, io… io respiro.”

Film della settimana:

ROMA

Brand della settimana: 

@Fearofgod


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