
“L’ora in più”
È martedì 17, la luce entra prepotente nella tua stanza, la bottiglia d’acqua di fianco al letto è ancora piena, lo sfondo del telefono è sempre lo stesso, l’ora invece è cambiata: hai incredibilmente dormito un’ora in più. Resti in silenzio per qualche secondo, la cosa ti stupisce, ti sorprende, ti chiedi cosa sia successo, ti chiedi persino dove ti trovi. Ti senti, per un istante, guarito, ti senti come se non sapessi affrontarla, non sai se essere sollevato o preoccupato. Dopotutto, non succedeva da un po’ ed è come se qualcuno, così, dal niente, spuntasse davanti a te e ti chiedesse: “8×7?” E tu non lo sai, non lo sai quanto cazzo fa 8×7.
Ecco, ti senti così, ti senti come una tabellina: lo sai che servono, ma ti rifugi nella calcolatrice. L’hai sempre fatto e lo farai ancora, e ti senti giudicato, ma i numeri non sono neanche il loro forte. E se lo sono, beh, avranno anche loro dei difetti.
Hai dormito un’ora in più, il cuscino è ancora caldo, vorresti scriverlo a tutta la tua rubrica: “Signori, ebbene sì, so dormire anch’io”, ma non lo fai. Di base, non sai come comportarti in questi momenti e finisci per chiederti se hai guadagnato un’ora di vita o se hai perso un’ora della giornata. Naturalmente tendi a essere negativo, ma non mentiamoci, lo sai anche tu che comunque non saresti stato in anticipo.
Hai dormito un’ora in più e ora che sei in verticale non ricordi quale dei due piedi hai messo per primo a terra. Questa cosa potrebbe confonderti, ma non ci pensi, o perlomeno, ora hai cose più importanti a cui pensare, tipo come affrontare il freddo del bagno, il pavimento gelato, le tue occhiaie nuove, il gradino che dimentichi ogni mattina, la playlist che non si carica, un pensiero da scacciare via, un dentifricio da spremere ancora, un’ultima volta, un’ultima battaglia, un ultimo sorriso.
Tu e la tua ora in più vi guardate allo specchio e vi chiedete se quelle occhiaie sono sempre state lì, un po’ come il caos che vi circonda. Ma come è possibile? Hai sistemato ieri, hai rivoluzionato casa neanche un mese fa ed ora è di nuovo Dunkirk. Così, tra la biancheria sporca e quelle centinaia di creme che non userai, cerchi il tuo elmetto. Fai finta di niente e, con un giubbotto anti-polemiche con te stesso, ti dirigi fuori. Dopotutto, siamo in un periodo festivo e a schivare i colpi non sei ancora tutto sto granché. La giornata è lunga e non possiamo certo permetterci di perdere altro tempo.
Oggi le tue dita saprebbero già da dove cominciare, ma si fermano, ti lasciano fare dandoti l’illusione che sarai tu a decidere. Così ti scotti facilmente su una tazzina da caffè, ti scotti facilmente vicino alla finestra, al calorifero, ai messaggi del buongiorno, agli inviti dimenticati, alle stories senza volume che scorri ogni mattina ma che presto dimenticherai. Ti scotti facilmente davanti a un oroscopo che ti sconsiglia di spendere soldi (troppo tardi, amico), ti scotti facilmente in ascensore che, come te, va un po’ più lento, ti scotti mentre ti specchi nella fotocamera frontale del tuo telefono (le occhiaie sono ancora lì, ma va bene così, è un segnale che ci sei).
Ti scotti facilmente attraversando la strada, cercando di evitare alcune vie, cercando di non rispondere a tua madre, cercando di evitare la tua vicina di casa, il vocale senza senso che stai per inviare, il solito albero, le solite scuse, il solito ciclista che non guarda alla sua destra e che presto litigherà con qualcuno solo per il gusto di farlo. Un po’ lo invidi, un po’ ti piacerebbe essere quasi investito come lui, solo per creare del dramma e urlare un sonoro e di cuore: “A merdaaa!”
Hai dormito un’ora in più e non la senti per niente, te la porti bene, anzi malissimo. Pensi che hai bisogno di riposo e che tra qualche giorno, a casa tua, parenti che non hai mai visto te lo faranno notare, chiedendoti un report sulle tue finanze, sul tuo stato civile, emotivo e catastale. “Ma non sei stanco di buttare soldi in affitto?” che è diventato il nuovo “Ma ce l’hai un fidanzat*?”. Che tu proprio glielo vorresti dire che hai speso tutto per l’ennesimo volo, l’ennesima partenza, l’ennesima fuga da te, ma non lo fai. Sorridi in modo colicistico e dici: “…eh sì, ma di sti tempi è un casino, e poi un amico mio mi ha detto che l’oroscopo suggerisce di non prendere decisioni.” E lui non solo non ti capisce, ma forse non sa neanche chi sei. Si dice a se stesso che sicuramente sarai un nipote di terzo grado, ma non lo sa, non lo sa. Anche se è pronto a giurare davanti a tutti di conoscerti e di ricordarsi esattamente com’eri da piccolo: “Mi ricordo quando eri alto così.”
Dopotutto, oggi è meglio restare nel presente, è meglio godersi a dovere quell’ora che chissà quando tornerà, anzi è meglio non pensare proprio. Dopotutto, com’è difficile pensare al futuro in un martedì 17? Com’è difficile pensare al futuro quando hai perso un’ora a sognare? Com’è difficile pensare al futuro quando lo zucchero di canna non si scioglie? Eppure vai avanti, ti rendi persino conto che non sei più superstizioso. Ti rendi conto che non hai ancora fatto nessun regalo di Natale. Ti rendi conto che vorresti cambiare cappotto ma non ci riesci, che vorresti cambiare macchina ma non ti serve, che la vita è estremamente facile anche se ce la complichiamo. È davvero più facile di quanto immagini. È facile come poche altre cose. Ti rendi conto che la vita è facile, ma che una cosa resta estremamente difficile: le pose nelle foto di gruppo.
Ecco, quelle non avranno ancora una soluzione, ma abbiamo ancora qualche giorno per provarci. Oggi va bene così, forse basterà una semplice ora in più. Buon giorno, buon martedì, buon ascolto!
Cose da fare:
Lasciar scorrere, lasciare stare, lasciar andare. Dire un ultimo grande sì, l’ultimo prima del panettone, del pandoro, dell’apocalisse.
Cose da non fare:
Ascoltare le svariate personalità dentro di te. Scegline una e fattela amica.
Canzone della settimana:
Bar della settimana:

@Sandi Ristorante, Milano
Cliché della settimana:
“A Natale siamo tutti più buoni.”
Prova a dirlo ancora mentre sei in fila alla cassa, in fila al reparto gastronomia e almeno sei vecchie con sguardi malefici stanno facendo la spesa per il cenone due settimane prima, e con parole feroci insultano chiunque si avvicini al loro prosciutto tagliato al coltello. Con una fame esagerata, difendono i buoni propositi dei propri nipoti. Prova a dirlo nel traffico, nell’angoscia che affligge tutti per i regali di Natale, alle povere persone che impacchettano regali tutto il giorno e che sognano segretamente Gheddafi davanti a ogni cliente. Prova a dirlo alle madri che si ritroveranno i figli in casa, ai figli che si ritroveranno i padri sul divano, ai padri che si ritroveranno a parlare per forza. Prova a dirlo agli amanti che metteranno la lunetta sul proprio telefono, ai cani che usciranno più volte al giorno per il bisogno di prendere aria dei propri padroni: “Lo porto fuori io”, “No, io”, “A stronzo!”. Ai soliti zii a cui saranno donate calze da perdere in lavatrice, agli amici che ti mancheranno, agli amori che non sanno più dove sono. Prova a dirlo ai treni, a chi torna giù o va sù dalla famiglia, a chi non può bestemmiare e a chi lo fa e poi se ne pente. Così potremmo andare avanti per ore, ma ci fermiamo qui. Dopotutto, a Natale siamo tutti più buoni.
Parola di Dio:
Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:
“Non ce pensà, non pensare, non farlo, non serve a niente, Dio benedica, Anzio, io benedico tutti quelli che non pensano, che vivono di un gran bene, a tutti quelli che non pensano perché non possono farlo, perché poco dotati, a tutti quelli che sono dotati e non vogliono e a tutti quelli che semplicemente non se lo chiedono. Non pensà, non farlo e basta, a che te serve?”
Serie della settimana:

Scissione, APPLE TV
Brand della settimana:

@Entire_studios
