
Ti si è rotta una calza in taxi, l’ennesimo amico si sposa per davvero, un altro karaoke è tornato di moda e mangiare con le mani, a quanto pare, è sì poco elegante, ma resta anche nel 2025 il tuo talento migliore, la tua massima espressione, il tuo personalissimo modo per scappare e sentirti altrove.
Così mangi e osservi le tue dita unte d’olio, un po’ stanche, un po’ in burnout, proprio come te. Osservi le tue dita che aprono porte, che schiacciano frutta, che dimenticano facilmente ma sanno perfettamente dove si trovavano quando stavano bene per davvero, quando erano a riposo e sbagliavano meno, quando stavano e basta.
Osservi le tue dita ancora abbronzate, che girano chiavi, che si sfidano sempre di più, che toccano schiene perfette o sfiorano mani di cui non importa nulla. Le ammiri e le odi, quelle tue dita che parlano al momento sbagliato e tacciono proprio quando dovrebbero dire qualcosa di importante, qualcosa che hai pensato ma non hai tradotto, qualcuno che hai nominato, un concetto che ti porti dietro da un po’ ma che hai quasi dimenticato.
Ti si è rotta la memoria in taxi, passando per una via che non percorrevi da un po’. Sei in città da poco, ma ti sembra di non essere mai andat* via, tutte le tue idee sono rimaste intatte a una settimana fa, allo scorso anno, all’ultimo appuntamento finito con la solita rivoluzionaria domanda: “Ma tu, di che segno sei??? Anzi, no no, non dirmelo, lo indovino!” E poco importa se lo ha azzeccato al decimo tentativo, forse alla fine pagherà il conto, ti guarderà la calza strappata e, per un attimo, il tuo rossetto si sentirà più importante di quanto non lo sia realmente.
È il 2025 e non ce ne siamo ancora accorti. Tutto sembra essere rimasto uguale e, dopotutto, perché non dovrebbe esserlo? Per ancora un po’ di tempo le persone ti diranno “Buon anno” e ti prometteranno di “beccarsi di più”. Ti chiederanno quali aerei prenderai ad agosto e scarabocchieranno nello stesso identico modo le proprie agende, quelle in cui sembrano aver preso appunti importanti ma hanno solo disegnato la forma di un enorme fallo!
È il 2025 e gli altri sono ancora così convinti di categorizzare le persone in base al loro segno zodiacale che, anche se il tuo non gli piace, comunque ti assolvono: “Vabbè dai, ma si vede che non sei proprio un Leone solito, sei un Leone diverso tu”. E rincalzano: “Ah vabbè, poi l’ascendente, beh, l’ascendente…” Tu glielo vorresti proprio dire che sei anche peggio, ma non lo fai. Questo basta a non mettere il dito nella piaga. Sarà la bontà del tuo ascendente?
Così ti tornano in mente tutti quei consigli di astrologia ascoltati di nascosto o per caso durante il primo caffè della giornata, in quel bar in cui succedono cose e il caffè è così cattivo da essere diventato il più buono della città, quasi per ripicca. Tutti quei consigli che sembrano sempre così credibili che, per un po’, ci credi anche tu. Sono impossibili da non seguire e quindi, ça va sans dire.
L’amore continua a essere il tema sulla bocca di tutti: chi ce l’ha e chi no, chi è stanco e chi non lo sarà mai, chi cerca una mostra il sabato pomeriggio e chi riempie solo spazi perennemente, per paura di pensare troppo o troppo poco. C’è chi fa il cambio armadio ogni mese e chi mai, chi ordina cinese davanti a Instagram e chi conversa ad alta voce con se stesso o sotto cassa con una persona carina ma dal nome banale.
Ma va bene così. È il nuovo anno, lo stesso secolo, un millennio che sembra diverso. Non come la lista dei buoni propositi, che rimane sempre quella di fine agosto, ancora da cominciare. Però, nel frattempo, hai comprato un comodino nuovo: questo sì che sembra un buon inizio. Poi, all’improvviso, una frenata, la svolta a sinistra e finisce sempre così: il tassista ti aspetta entrare, ti guarda il culo per l’ultima volta e, per un istante solo, non pensa alla morte ma si dice a voce alta: “Caro Rimini 83, la tua vita è fottutamente breve.”
Cose da fare:
Rispettare il tempo, la nostalgia, la lentezza del cambiamento. Rispettare le pagine scritte e quelle che verranno, quelle che qualcuno ci ha strappato e quelle che ci hanno tagliato un polpastrello. Rispettare le parole istintive, anche se sembrano un mucchio di cazzate. Rispettare il prossimo: quello che ci cammina lentamente davanti e che odiamo, quello che ferma il passaggio per fotografare una Ferrari, quello che in cassa è indeciso, quello che mangia mentre è al telefono. Rispettare, pazientare, sentirsi a buon punto della nostra personale preparazione atletica alle cose future.
Cose da non fare:
Forzare la mano, le cose, il tempo. Leggere dal basso verso l’alto, volere un finale, qualsiasi esso sia.
Canzone della settimana:
Bar della settimana:

@komfy, Seoul
Cliché della settimana:
“Questo freddo non è normale”
E invece sì. Esattamente un anno fa hai pronunciato la stessa identica frase, e lo scorso anno pure, e quello precedente anche, e così via. È una frase ciclica che ripeti ogni singolo anno per legittimare la tua paura, le tue ossa fragili, i tuoi ricordi congelati. Ma, se ci pensi bene, dodici mesi fa eri lì, con le mani gialle e una sciarpa sulla testa. Eri lì che tremavi, aspettando qualcosa che ti scaldasse, pensando all’estate che ti manca, cercando una via di fuga e una risposta all’eterna domanda: “È meglio soffrire il caldo o il freddo?”
E tu lo sai che, in base alla stagione, la tua risposta cambia. Perciò… non perdiamo più tempo a parlare del tempo.
Parola di Dio:
Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:
“Ma te, quando vai al ristorànte, decidi o fai fa’ al cameriere? No, per capìssi eh, cioè, scegli quello che te voi mangià o dici ‘fai te’? Decidi, no? E allora perché cazzo si fa così tanta fatica a decidere ciò che è giusto per noi oggigiorno? Perché aspettiamo che lo facciano gli altri? Perché gli diamo sto potere del cazzo, Fabbrì? Eh? Io non lo so, so soltanto che odio quei ristoranti che un c’hanno il menù e che, quando ti siedi, ti elencano i piatti che c’hanno in cucina oggi. E poi te li scordi e ordini la cosa sbagliata. Fabbrì, decidi sempre te, perché sennò poi, quando arriva il conto, te fregano e paghi per una cosa che un avevi chiesto. E quanto ci rode, paga solo Dio lo sa! Decidi, e fallo presto, che sennò poi te lo scordi…”
Film della settimana:

The Brutalist
Brand della settimana:

@Beaulares
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