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Prima-vera, era ora, dopo ci pensiamo.

Ti vedo, ti vedo mentre ti spogli, mentre ti sciogli al sole, mentre perdi l’ascensore, mentre deduci, pensi, speri. Ti vedo mentre scegli chi essere stasera, dopo le diciannove, prima della fine, tra il taxi e una menzogna, la solita, quella “buona” che tieni solo per le occasioni speciali, una appena inventata, una già stanca.

Ti vedo mentre bevi un caffè amaro sotto un cielo blu mare, mentre pensi alla parola amare e alla sua complessità, ai suoi significati nascosti, alla sua retorica, alla lunghezza di una parola che a seconda da come viene vista può sembrare lunghissima o cortissima, alla potenza di una frase, alla leggerezza di un cardigan che, finalmente, può aprirsi. 

Ti vedo mentre ascolti i primi uccellini cantare, mentre dedichi il tuo tempo a nessuno e una dedica a qualcun altro. Ti osservo mentre pensi che è finalmente arrivata quella stagione lì, puoi dirlo ma non troppo forte, mentre sorvoli sulle foglie appena cadute e su quelle rinate, sui letti appena fatti e su quelli che, alla fine, non rifarai mai. Ti vedo mentre acceleri, mentre ordini un piatto da rifare da zero: “Vorrei una caprese, ma senza mozzarella”, mentre ti tocchi le punte, le doppie punte, le prime volte, ti tocchi e basta.

Ti vedo mentre silenzi un gruppo su WhatsApp e alcuni pensieri che non hai ancora metabolizzato, mentre sbuffi bene, sorridi male, scegli cose che non ti servono. Ti vedo non pensare, non fare, accettare: tre cose che diventano il miglior augurio che possiamo farci questa settimana, perché con questo sole, che improvviso non è, fondamentalmente possiamo accettare qualsiasi cosa, anche quelle che odiamo. E allora esaltiamola e diciamo: evviva i martedì, sì. Evviva i martedì. Suona strano, vero?

Evviva le cose che non ci piacciono o che non capiamo: la Rai, Pippo Baudo, gli estremisti, i nazionalisti. Evviva i giovani e i giovani che vogliono proprio fare i vecchi ed apprezzano senza se e senza ma i vecchi, tutti i tipi di vecchi, perché per loro sono tutti inesorabilmente saggi. Evviva chi dice “vecchi” e non si nasconde dietro la morale di “anziano”. Evviva anche chi dice “diversamente giovane” per sentirsi un po’… “pazzo”. Ma evviva anche i vecchi che vogliono fare i giovani e usano inglesismi a caso in frasi prive di senso.

Ma oggi evviva anche tante cose che proprio non amiamo: i palinsesti, i palazzi, la politica corrotta, il servizio pubblico, i colpi di cannone, i tiri ai cannoni, i comunisti, i fascisti e quelli che “io non voto per protesta”. Evviva le raccolte firme, le scritte romantiche sui muri, i date, le date, le date importanti e tutti quelli che amano tatuarsele in gotico:

“11-12-21, TI AMO FRANCO”

Evviva quelli che sottolineano i tuoi stati d’animo:
“Eh, si vede che sei stanco.”
“Ma non sono stanco!”
“Eh dai, un po’ si vede che lo sei.”
“Vabbè!”

Evviva le tovaglie a quadri, l’odore dei kiwi, anche se ci fanno schifo, evviva. Evviva il tramonto domenicale, quello che arriva sempre prima. Ma perché di domenica il sole cala così presto? Evviva i profumi commerciali, i centri commerciali, i baricentri, i bassi ventri, i centri e basta.

Evviva la puzza, le perle, la bigiotteria, il contraffatto, il contraccolpo, il fuorigioco, la malinconia. Ma esattamente, che cosa è che vi spaventa così tanto della malinconia? Evviva.

Evviva la monotonia, il piattino delle offerte, e quindi evviva l’eucaristia, la povertà, gli slogan, l’estrema destra, i bis, gli chic, le persone che definiscono altre persone come “fini”, evviva la panza piena fino a scoppiare: “Ma sì, mangiamo, che ce frega, alla faccia di chi ci vuole male.” Evviva chi ci vuole male. Che poi, esattamente, chi sono questi soggetti che ci odiano così tanto?

Evviva le amarezze, le amarene, le armature, le mazzette, il Medioevo, la mediocrità, gli applausi all’atterraggio. Evviva le fiamme, che restano e che vanno, le cotte, le scottature, gli zoccoli, le Crocs, i tirchi e chi risparmia sui sacchetti del supermercato. Evviva la terra umida, le cacche dei cani non raccolte, i camini finti, le tette finte, i finti ricchi, i finti poveri, i figli di papà.

Evviva chi sa sputare a lungo raggio e chi sa calciare lontano una cicca appena sputata. Evviva i falsi ipocriti, i falsi miti, i falsi storici. Evviva le campagne e chi dice che trasferirsi lì è la soluzione a tutti i guai. Evviva i guai, le tazze simpatiche:
“Io già piena”
“Dalla non è un cantante ma un consiglio”
“Anche oggi mai ‘na gioia”

Evviva i pubblicitari, i Mercedes metallizzati, i managers, i Ray-Ban a goccia, le sigle sulle porte, i vigili urbani.

Evviva i club e tutti quelli che vogliono farne parte: i dinner club, i Lions Clubs, la club house. Evviva le slot machine, gli slot delle call, il rumore del fuoco, i girocolli, i borselli, i borseggiatori, i calici vuoti, le palle piene. Evviva le pippe mentali, le pippe fisiche e chi si lamenta del proprio lavoro ma non lo cambia mai. Evviva chi non lavora e chi si incazza nei confronti di chi non lo fa. Evviva la rabbia, i sentimenti ostili, le tue parole gentili.

Perché, dopotutto, per sopravvivere a questa settimana bisogna guardare in alto, godersi il sole e illudersi che il mondo sia davvero un posto migliore. E quindi, buona primavera. Al resto ci pensiamo poi.

Cose da fare:

Niente, esattamente niente. Prendi qualcosa da mangiare e trova il primo posto al sole, chiudi gli occhi, ascolta il parco, la panchina, la tua emotività e fai ciò che senti davvero o anche solo quello che hai ascoltato.

Cose da non fare:

Usare il telefono mentre mangi e il cervello in molte occasioni in cui bisogna solo spegnerlo.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@Dalla.restaurant (Londra)

Cliché della settimana:

“Se riveli un desiderio non si avvera”

Te l’hanno detta tante volte questa frase, te l’hanno suggerita, raccomandata, sussurrata. Mentre spegnevi una candelina, coglievi un segno, vedevi una stella cadente. Ma tu rassicurali: a Milano le stelle non cadono mai.

Parola di Dio

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio.

Questa settimana, Dio dice:

“Certi’ volte me sento stanco e poi me rendo conto che un ho fatto niente, ma me sento stanco. Certe volte penso alle cose che un ho fatto, ai vestiti che ho scordato in lavatrice senza lavarli, alle bugie che ho detto, ai piccoli peccati veniali che continuo a compiere… ma quelli so’ solo miei. Ecco, penso a questo quando so’ stanco: che ci sono cose che so’ solo tue, piccole, insignificanti, quasi inutili, ma so’ tue. Tipo… beh, tipo potrei farti tanti esempi, ma poi diventerebbero anche tue ‘ste cose, e un è questione di gelosia, è questione di sapersi riconoscere. Perché se ci sono cose che hai con te stesso, significa che sai, un poco, chi sei. Perché è quando taci che emerge l’amor proprio, e la tua vergogna ti salverà dall’esse’ come gli altri. Come fabbriii, gli altri chi? Eh, gli altri, loro. C’è sempre un loro nelle nostre vite, un loro a cui dare la colpa, a cui affidare i nostri malesseri, i nostri capelli neri e bianchi. Loro, con cui prendercela o con cui esaltarci:
“Loro so’ davvero bravi.” “Quelli un capiscono ‘na sega.”
Un loro astratto che ci avvicina alla migliore versione di noi. Perciò i tuoi non detti ascoltali bene, perché dicono esattamente chi minchia sei tu.”

Brand della settimana: 

@Redduo

Film della settimana:

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

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