Iscriviti alla newsletter

In quegli occhiali specchiati in cui non ti specchi mai, in quello specchio rigato in cui non ti sopporti più, in quelle cose che non hai, che non vuoi, che ti dai. In quella politica spicciola e nostalgica:  “Berlusconi era un genio.”“Perché?”“Beh dai, era avanti.”“Su cosa?”“Boh, era un genio.”

In quelle decisioni apparentemente facili, in quell’oroscopo che sembra conoscerti così bene che, alla fine, quasi quasi ci credi. In chi ti chiede il segno zodiacale ma poi ti dice che l’ascendente è più importante, in chi ti chiede la Luna perché l’ascendente non conta un cazzo, in chi ti chiede semplicemente che cosa fai.

In quei date che fermano il tempo e in quelli che non passano più, in quell’abbronzatura improvvisa, in quel sole passeggero e in quel freddo che dura da troppo tempo, in quelle moquette che parlano tanto ma a bassa voce, in chi non sa usare la voce e in chi ha una “voce” sul telefono che gli ricorda che oggi proprio si deve ricordare qualcosa… e poi se lo scorda.

In quelle infermiere che indossano gli zoccoli, in quei commessi che indossano il camice, in quelle camicie che non vogliono farsi stirare, in quelle che hanno le iniziali e che odorano ancora di vulnerabilità spicciola e voglie passeggere, di rossetti da supermercato e di supereroi finiti in rovina, di sesso orale e suicidi da galere.

In quei camerieri che ti sorridono (ma lo fanno con tutti?), in quei ritardi di qualche giorno, in quel sentirsi ritardati, in quei ritardatari che usano il parcheggio come unica scusa alla loro vita:“Ma poi scusa, tu, non hai neanche la macchina.” “Eh, perché non si trova parcheggio!”

In quei momenti belli che non ti sei goduta e in quelli brutti che hai sfruttato bene, o che perlomeno ti piace vendere così: Ho usato il tempo per capire chi sono.”

In quegli accenti orrendi, in quelle macchine veloci, in quelli che ti chiedono di cosa ti occupi prima di sapere come ti chiami, in quei saldi, in quei soldi spesi male, in quei soldoni che non arrivano mai. In quelle prediche sempre uguali e in quei lavori dove poter dire al momento opportuno:“Sono un collega!”“Ah, prego!”

In quella perenne sensazione di arrivare tardi e di continuare ad esserlo: “Non sai che ti sei perso ieri.” “Qui? Bello, ma un anno fa era pazzesco…” “Peccato che l’hai conosciuto solo ora.” Che  vorresti proprio dire: “Signori, non è colpa mia.”

In quei lavori fatti male e da riparare da zero, in quelli che hanno sbagliato prima:“Non voglio parlare male di chi ha fatto questo, ma qui è un disastro, è tutto da rifare.” In quelle valanghe emotive, in quel sole che si muove velocemente e tu con lui, in quei cappotti buttati su una sedia qualunque, in quei seni che ti guardi e pensi che “non sono mai stati così grandi”, in quella poca voglia di uscire ma “è weekend”, in quelle sere chiuse in casa ma “è weekend”, in quei messaggi non risposti, in quegli incontri evitati, in quel condominio pagato tardi e in quella imperturbabile domanda: “Ma perché devo pagare il condominio?”

In quelle mode passeggere e in quegli sport che oggi devi assolutamente fare: “Il pilates ti cambia la vita.”

In quelle ricorrenze stanche, in quelle borse di lusso sotto gli occhi e code interminabili sotto il naso per pagare la tua solita spesa giornaliera. In quei presentimenti che non sai spiegare, in quelle estati lì, in quei tramonti belli ma noiosi, in quelle albe stanche ma eccitanti, in quelle richieste prive di classe e in quella cattiva educazione volgare di orologi esibiti ma rotti.

In quella voglia sotto il mento, in quel piede troppo grande, in quella casa non tua, in quel disagio nel capire dove sia realmente la tua casa, in quel tuo drink preferito che non ricordi neanche quando lo è diventato, anzi, non sai neanche qual è.

In quelle fughe al mare, in quelle maree improvvisate, in quei pianti da dieci secondi, in quelle code interminabili e in quei capelli sempre legati che tutti continuano a dirti: “Ma a questo punto tagliali, no?” E niente, non capiscono. In quelle atmosfere ambigue, in quelle persone che ti mancano e non sai il perché o in quelle che sai il perché e non ti mancano. 

In tutte queste cose oggi cadrai con tutta te stessa e deciderai di fare la cosa più rivoluzionaria del mondo: non rispondere!

Non rispondere a te, agli altri, alle telefonate sconosciute e soprattutto ai numeri salvati in rubrica. Non rispondere alle tue personalità, agli interrogativi senza risposta, a chi ti saluta per le scale e a chi ignori. Non rispondere, tacere e spegnersi, perché questa settimana va bene così.

Puoi sempre dare la colpa all’inizio della primavera, o a un’allergia qualunque, che funge sempre come una perfetta scusa per ogni occasione: Non ti piacciono le olive? “Beh, sono allergica.” Non ti va di camminare? “Beh, sai, l’allergia.” Vuoi andare al cinema a vedere quel film che proprio non puoi perdere? Sei allergica anche a quello.

Quindi questa settimana non sarà altro che una specie di antistaminico alla tua vulnerabilità, alle cose che non hai ancora deciso e a quelle che hai scelto ma puoi ancora cambiare. Evviva il tempo che passa e noi che, forse, non passiamo mai!

Cose da fare:

Comprare delle cuffie giganti e ascoltare tutto ciò che non hai ancora sentito, tutto ciò che ti ricorda il passato e quella canzone che detestavi da bambino. Questa settimana lasciati sorprendere anche da quella e datti la possibilità di mediare con le incomprensibili emozioni che verranno, con quelle paranoiche che ti aspetti, con l’ansia da prestazione e con le prestazioni che porterai a termine. Alza il volume e impara un testo a memoria.

Cose da non fare:

Fidarsi delle prime impressioni, fidarsi delle sensazioni che con arroganza porti avanti. Non lasciarti sopraffare dai tappeti troppo corti o eccessivamente grandi, dalla cassetta delle lettere, dalle basse maree, dalle aspettative alte, da tutto ciò che ruota attorno a una circonferenza emotiva fragilmente incontrollata.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@Frenchie, 5 rue du Nil (Paris)

Cliché della settimana:

“Gli italiani si riconoscono a un miglio.”

Vabbè, però direi che questo è un cliché che amo. Ma io lo cambierei in “Gli italiani paragonano benissimo.” Sì, perché oltre a riconoscerli lontani 200 km, cercano costantemente parallelismi. È più forte di loro. E se c’è una cosa che gli piace, e gli piace anche tanto, gli deve comunque necessariamente ricordare qualcosa di casa: “Bello, sembra Corso Como.” “Buono questo, mi ricorda il crudo di Parma. Vabbè, è più buono il crudo, ma ci sta, dai.” E niente, si potrebbe andare avanti per ore.

Parola di Dio

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio.

Questa settimana, Dio dice:

FabbrÍ, io so toscano e lo sai. Son cresciuto a pane e bestemmia, ma io le bestemmie non le amo, anche se non credo, eeeh per carità a che dovrei crede? A me stesso? Beh nun ce credo. Però m’affascina, su tutte, due cose della nostra religione. La prima è che si trova, oggi un po’ meno ma ancora capita, la Bibbia nei cassettini degli hotel. Sempre. Tu apri il cassettino e taaaac, la Bibbiolina. E la seconda, ancora meglio: la Madonna sopra ai letti. E lì c’è da divertirsi eh. Ma perché i quadri della Madonna devono stare sempre sopra i letti? Per essere invocate meglio nei momenti opportuni e giusti? Per essere ascoltati per davvero quando si prega? Per proteggere sogni che poi, alla fine, a conti fatti, saranno impuri? E allora io non bestemmio, ma penso che le Madonne siano le più grandi voyeuriste del mondo. Vedono tutto, sempre, e tacciono davanti alla mortalità dell’uomo, alle sue debolezze, ai suoi vizi, ai pianti, ai cambi di programma, di partenze, di fantasie, di tinte di capelli.

Brand della settimana: 

@JOSH TAFOYA

Film della settimana:

La conversazione, Francis Ford Coppola

Iscriviti alla newsletter


Lascia un commento