Bentornati!!!

È bello dormire, è bello dormire poco, è bello dormire per un po’, è bello dormire sotto le coperte, abbracciati a un cuscino, senza cuscino, senza alcun sogno da dover ricordare, che almeno il giorno dopo ti svegli cosciente di non aver sognato nulla e non ti chiedi in ansia: “Ma cos’è che dovevo ricordarmi?”. È bello dormire senza caricare il telefono, provi sto brivido ogni tanto che forse la sveglia potrebbe non suonare: è la tua personale ribellione ai meeting delle nove, che non è tanto la sveglia, è proprio il principio. Che delle volte ti svegli pure prima che suoni, per poi ritrovarti comunque in ritardo a correre in maniera sgraziata tra i pedoni: “Scusi, sono in ritardo.” “Signorina, io lo sono dal ’93.” Ma per eccesso di pigrizia lo accetti, è andata così.

È bello dormire con una t-shirt al contrario, con la tua t-shirt preferita, con la sua t-shirt che non profuma di buono ma di sicurezze emotive. È bello dormire senza t-shirt, senza buio, senza alcun dubbio, senza sentirsi in colpa: “Ma sono le 22…” “Bellissimo!” Il sabato sera, il venerdì sera, il martedì che ultimamente ci affatica più dei lunedì perché è impossibile collocarlo: “Martedì, ma tu, chi sei?”

È bello dormire, svegliarsi e ricordarti che stai dormendo: in quel momento sei felice come non mai. È bello dormire ancora un po’, ancora cinque minuti e pensare: conto fino a otto, all’otto mi alzo.

Ma è anche bello non dormire… o perlomeno, delle volte, questo è quello che ti ripeti, soprattutto quando proprio non ci riesci. Che ne avresti tanta voglia, ma non ci riesci. Sei impotente al sonno, ultimamente, e allora entri in un processo di autoconvinzione che prova a dirti come l’assenza di sonno sia una qualità. Tipo quando il sabato mattina, alle sette e sette, ti svegli e pensi: “Vabbè dai, ne approfitto, posso fare un sacco di cose.”
E poi non fai niente. Hai borse sotto gli occhi che in un mercatino vintage andrebbero a ruba e ti ritrovi nel solito posto, con il solito caffè, a pensare alle solite cose. A sentirti un po’ stronzo, a disagio, nostalgico, indeciso se tornare ad amare o stare bene in un’apatia preventiva, a ignorare strade nuove, nuovi lavori, nuove avventure. Ad aggiungere zucchero a caso e a volere un dolce stracolmo di crema, per poi accontentarti di un biscotto senza glutine con farina di miso, perché in queste caffetterie in cui ti ritrovi va di moda così. Che va bene tutto: l’assenza di sonno la puoi pure accettare, ma i sensi di colpa no.

È bello non aver paura di dormire, di dormire con quella persona che ti piace ma che poi, siccome ci stai bene, ti fa paura. E allora forse anche quella persona è fatta con farina di miso e tu ti senti così follemente alla moda. È bello non dormire in hotel, ma in tenda, senza alcun motivo, solo per dimostrarti che ne sei ancora capace e non sei diventato così borghese come pensi. Che puoi ancora farlo, per scrivere su Instagram frasi come “Connessi con la natura” “il mio regno”  o concetti come l’avventura e la libertà. Anche se, sotto sotto, pensi che la vera libertà sia poter non scegliere la tenda a un king size. È bello non dormire in hangover, più o meno per gli stessi motivi elencati prima.

È bello anche non dormire del tutto, ti ripeti così. Che poi è strano, perché su questo argomento sembra sempre che tutti sappiano tutto e abbiano una soluzione da darti. C’è chi dice: “Eh ma se stai su TikTok prima di andare a letto è normale, devi mollarlo almeno 46 minuti prima… matematico!”  Chi ti dice poi: 

È perché mangi troppo pesante.” Mah, in realtà ieri non ho cenato.” “Eh lo vedi? È perché non mangi.”
E chi sentenzia sui tuoi vizi: “Quelle so’ le sigarette, ehehe, ma se fumi prima di andà a dormire è ovvio.” O chi semplicemente e banalmente la chiama insonnia. 

Così tu qualcuno lo ascolti, perché è bello dormire, e allora togli la modalità aereo, nascondi l’accendino e ti dirigi in camera da letto come un soldato che va al fronte, o come chi sta per varcare la porta di casa di sua madre prima di un pranzo, e cioè pensando: “Dai, speriamo bene.”

Ed è proprio con quel “bene” che inizia un’odissea infinita fatta di piccole simulazioni per ingannare il cervello. Ti ripeti: “Mamma mia che sonno…” Ti propini finti sbadigli e ancora: “Maaaaa che bella dormita che mi faccio stanotte…” Ma niente. Sbarri gli occhi. Insonnia.

E non solo non dormi, non solo sei sveglio, ma vedi. Vedi meglio, vedi tutto. Vedi al buio gli oggetti intorno a te, la loro silhouette, vedi i vestiti sulla sedia, sempre di più — ma quanti sono? Vedi dentro i tubi del palazzo, dentro te stesso, i suoi messaggi vecchi, le vecchie foto, i vecchi video. Vedi negli appartamenti dei condomini e poi fuori: gli autobus vuoti, le strade umide, la città immobile, le saracinesche delle edicole che fanno sempre più rumore delle altre.

Ti addormenti, poi ti svegli, guardi l’ora e sono le 02:02. Perché funziona così: ogni volta che guardi l’ora, l’orologio segna questi orari assurdi — le 04:04, le 3:33 — e tu hai paura. Hai paura di svegliarti un giorno con una mano imbalsamata, in ritardo per il volo, alle 9:99.

E a chiudere la notte, di solito, una citofonata del postino. Nel condominio, da anni, per farsi aprire, il postino citofona a te. Tutte le mattine alle sette:
«Sì?»
«Postino, apra.»
«Vabbè, prego eh, buongiorno.»
«Ma vattenaffanculo, va’.»
«Cosa? Non ho capito? È aperto, ora?»

E incontri la tua solita vicina di casa che ti racconta della figlia che vive in America: “Eh, Giorgia, mia figlia che è partita per l’America per un anno, ha nostalgia. Purtroppo sta passando un periodo un po’ così.” E tu annuisci e guardi il suo cane, e il cane fa sì con la testa, come a dire: “Sì, non è un bel momento.” E allora la vita si ripete e pensi: che bello dormire, che bello vedere, che bello sentire, che bello osservare.
E che questa farina di miso, alla fine, ha il suo perché.

Cose da fare:

Fare un bel respiro, un bel puzzle, romperlo e non ignorare la forza degli sconosciuti che, un giorno, hanno smesso di esserlo.

Cose da non fare:

Usare la razionalità, la ragione, la tabellina del 9.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@Cortado, Paris

Cliché della settimana 

“La frutta di giù è più buona”

Sarà anche vero, ma è una di quelle cose che se non puoi avere ti manda solo in crisi e poi, da quando mangi la frutta?

Parola di Dio

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio. Questa settimana, Dio dice:

«Sergio, il mi’ amico, è l’uomo migliore del mondo. Tu, sei disposto a esse’ l’uomo migliore del mondo? Lui è migliore perché gli altri non lo capiscono, gli altri, tipo io. Perché ha avuto una sola donna nella sua vita e s’è sposato, perché una volta l’ho tentato con Playboy e lui m’ha ignorato — anzi, m’ha pure regalato un paio d’occhiali nuovi. Ma essere migliori è una responsabilità, perché significa, per gli altri, anche essere impeccabili. E te, Fabbri, sei disposto a esse’ impeccabile? A non sbaglià mai? A non ricrederti? A non tornà sui tuoi passi? Quindi, quando sentiamo in televisione, al bar o dai tuoi amici che tutti dovremmo essere migliori… è una stronzata.Perché significherebbe non essere umani. Piuttosto, impariamo a esse’ imperfetti e ad accettarlo. Questo sì, migliora le cose: l’accettazione.»

Brand della settimana: 

@Danielsimmons

Film della settimana:

Una battaglia dopo l’altra


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