In fondo a destra.

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Laura, ogni volta che è in fila per il bagno, pensa ai vigili urbani che, quando ci sono, rallentano il traffico, spaventano: “Ma che ci fanno qui i vigili?” che lei da sempre muore dalla voglia di fermarne uno a caso solo per chiedergli: “Agente, ma cosa è successo?”. E quando non ci sono, tutto scorre veloce, liscio, tutto funziona, tutto va. Laura, ogni volta che è in fila per il bagno, pensa a quanto sia più veloce delle sue coetanee a fare pipì. Pensa che, oltre a metterci poco tempo, ha anche raramente condiviso quel momento con qualche sua amica: non ha mai capito realmente perché molte donne sentano il bisogno di farla insieme. O forse lo sa, e non gliene frega niente.

E ogni volta, in quel corridoio stretto come le sue gambe che trattengono, tra la sala di un locale e il bagno, Laura sente di appartenere a una categoria a sé: quella delle donne che non hanno bisogno di compagnia per svuotare la vescica né per esistere, resistere, stare. Una categoria che non viene capita da chi, al contrario di lei, ha bisogno di definire qualsiasi cosa in modo chiaro. A Laura piace raccontare questa sua “diversità” agli amici uomini, come a dire “io, cari miei, sono una di voi”, e alle amiche donne come a dire “io, care mie, sono meglio”. Che poi Laura non lo pensa davvero, ma è come se in questo mondo si sentisse sempre in dovere di fare una scelta:

Femminile o maschiaccio.
Amanda Lear o signorina Rottermeier.
Ballerine o anfibi.

Laura sente che tutti si aspettano sempre da lei una posizione chiara, un’etichetta leggibile, facilmente interpretabile, una di quelle che ti dicono il giorno di scadenza o i minuti di cottura della pasta, che almeno non stai a cercarli. Laura non riesce a rispondere: lei scivola, scivola sempre. A casa perché vive scalza, al lavoro perché si distrae facilmente, per strada perché si innamora ogni venti minuti. Scivola tra le rampe delle scale, tra le rotture di scatole, tra le sue coinquiline stanche, tra il maglione leggero, tra i suoi denti perfetti, tra i collage di momenti. Non risponde e oscilla come un pedalò in mezzo all’oceano, mentre tutti si aspettano risposte nette, un’unica direzione, un modo di essere, una coerenza, un tiramisù perfetto. Che, se non sai preparare un tiramisù, sotto sotto qualcuno ci resta male.

E intanto trattiene la pipì e a volte anche il fiato, come se lo stesso gesto contenesse secoli di aspettative accumulate. In quelle attese, Laura sente di non capirsi fino in fondo: il suo posto nel mondo le appare un passo più in là, come quel punto della fila che non arriva mai. È un limbo, un micro-mondo sospeso dove tutto è possibilità: uno spazio a metà tra il bisogno di lasciarsi andare e quello di trattenere tutto ancora per un momento.


E nel frattempo non sopporta che qualcuno cerchi di interpretarla: “Tu, Laura, si vede che sei una donna con le palle”. Un’espressione che lei non regge proprio. Ma che significa? Perché il mondo si divide sempre tra chi “ha le palle” e chi no?

“Matteo? Broker bravissimo, uno con le palle.”
“Ah, quello là… quello là, se fa quella cosa lì, è perché sicuramente ha le palle.”
“Federico? Maaaaah, un senza palle mai visto.”
E poi l’epico nuovo capo: “Uno con LE PALLE QUADRATE.”
“Ma come, quadrate?”
“Quadrate quadrate… enormi.” E Laura, tra sé e sé, immagina un referto medico serio, professionale, che descrive una patologia nuova e rara: palle quadrate.

Laura non usa l’ombrello, non ha paura di bagnarsi i capelli, ma conta le doppie punte come fossero monetine. Parla tre lingue e corregge senza esitazione chi sbaglia la parola “stage”. Detesta l’odore di fumo, ma davanti a un bicchiere di vino ruba pacchetti di sigarette come una ladra sentimentale. Ama amare, ama i delivery che arrivano freddi, i sabati mattina, le centrifughe colorate, i cucchiaini, i fritti, le massaggiatrici asiatiche, gli uomini anziani che hanno qualcosa da raccontare, l’odore dello smalto, le cantine, le cantilene, le cicatrici, le cose usate, le ricette nuove, i vestiti da uomo e quelli di sua madre, anche se segretamente trascorre ore online salvando tacchi che non comprerà mai.

Sa ridere a comando per soddisfare l’ego di amanti più grandi, sa ricordare ogni dettaglio anche quando è sbronza, sa mangiare per terra e sembrare elegante anche così. Non chiede aiuto a nessuno, ma ne avrebbe bisogno e, a volte, per ricordarsi che è fatta di pelle sottile, cambia la foto profilo con una di quando era bambina.

Laura non ci capisce niente. E vorrebbe solo fare pipì. E così, in questa settimana, mentre novembre scompare senza nemmeno uno scontrino di cortesia e le luci di Natale tornano un po’ più opache,  perché tutti le comprano una volta e se le tengono strette per sempre, forse ci renderemo conto di essere tutti un po’ come lei: un misto indefinito, una forma non finita, un film finito male in attesa del sequel, un sottotitolo in ritardo, un sottotesto da interpretare, un sottotetto troppo basso, un sovrapprezzo eccessivo, un passaggio tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.

Così saremo in attesa, sospesi; saremo matite usate come ferma capelli, fotocamere come specchietti, trenta strati per non avere freddo, e penseremo alla prossima domanda da fare a uno sconosciuto e a quanto godremo nel fare finalmente pipì.

Cose da fare:

Leggere tra le righe. Non tutto appare come sembra, come sempre, come realmente è. Leggiamo tra le righe, che mal che vada, è comunque una lettura. E fidiamoci: di questi tempi, leggere non fa mai male.

Cose da non fare:

Prenotare un ristorante. Lasciamoci andare al brivido della casualità e rendiamoci meno casuali, che a furia di vivere causa-effetto, poi finiamo per non credere più neanche negli oroscopi.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@Casa Cassano

Cliché della settimana:

“La colazione è il pasto più importante”.

È inverno, c’è la nebbia, la pioggia e il cambiamento climatico sta mettendo in ginocchio il mondo. Sgarbi e Giuliano Ferrara continuano a fare audience, le acciughe dentro i fiori di zucca non si trovano più, e la gente per questo è davvero pronta a sbroccare. Trovare casa in affitto è impossibile, i motorini non hanno mai smesso di occupare parcheggi per le auto, la frutta non sa di niente e costa più dell’orologio che ti hanno dato alla cresima, eccetera, eccetera, eccetera. Adesso, con tutti questi problemi, miei cari puristi del primo pasto del mattino, potete darci tregua per favore? Grazie. Buona settimana!

Parola di Dio:

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:

“Non dimenticare mai la potenza dei golfini. Mai e dico mai uscire con un solo golf, portane sempre due, uno è per la ragazza bellina che prima o poi sentirà freddo, tu daglielo e ricordarle che il freddo esiste solo nelle persone che non hanno voglia o il coraggio di scrivere un diario.”

Film della settimana:

Un sogno chiamato Florida

Brand della settimana: 

@bozoparis

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