L’estate è bella quando dura poco.

Lunedì

I lunedì sono delle gigantesche illusioni, e le illusioni sono un po’ come i parabeni: ti rendono più bella, profumata, anche se poi fanno male. Il primo lunedì di luglio è uno shampoo, è un cristallo, un trip, un doppio carpiato con te stessa, un twist con la panna, uno stallo alla messicana al supermercato. Lunedì è quella Tachipirina ritrovata in un cassetto, quello che non apri mai, dove solitamente tieni le forbici, i cerotti, il metro sbiadito della vecchia proprietaria di casa. E proprio quel metro, anche se ancora non lo sai, ti salverà la settimana. Grazie a lui inizierai a misurare qualsiasi cosa: le tue incongruenze, i bagagli a mano troppo grandi, i tuoi punti deboli, il girovita dell’apatia, la gravità, la gravità delle scelte che ti ritrovi a compiere, sempre loro, sempre le stesse. Misurerai tutte le amnesie che non ti fanno salutare le persone che incontri per strada, i vecchi compagni di scuola, le ex di sedici anni fa. Lunedì è l’antibiotico alle gambe lunghe, alle bevute di troppo, alle righe, agli ombrelloni comunali, ai rapimenti, ai riscatti, alle bruschette senza cipolla. Così questo lunedì crederai di risorgere, accumulerai battute di cui non sai che fartene, ricordi sulla nazionale di calcio, europei di rotture di palle, di lamentele, di esagerate reazioni. Dopotutto, lunedì è il costume intero delle tue condoglianze, la rucola tra i denti, l’anticiclone africano proprio ora che ci stavamo divertendo.

Martedì 

L’ultima volta che hai pensato a un martedì di luglio c’erano zero gradi, Luigi Tenco su Spotify, Berlusconi su TikTok e le storie scritte sulle tue mani completamente da rifare. L’ultima volta che hai ordinato un mimosa all’aperto, perdevi appositamente il tram, la tua abbronzatura sfidava il bianco delle canottiere e le gambe… beh, loro sapevano già la verità. Adesso è martedì e fondamentalmente non te l’aspettavi. È incerto, indecoroso, sconnesso, differente, psichedelico, irascibile. Oggi non era come lo sognavi, il semaforo ha inventato colori nuovi, l’asfalto si scioglie in solitudine e un pomeriggio all’Ikea appare quasi come un’opportunità da cogliere. Martedì sognerai di lasciare incustodito il tuo sistema nervoso sotto l’aria condizionata, sognerai di lasciarlo sfogare, di restituirgli un po’ di tempo per sé stesso. Sognerai di mandarlo a quel paese, in riva al mare, di andarlo a riprendere tra qualche settimana, di fargli perdere la verginità, di consigliargli quel viaggio di terza media che non ha mai fatto. Martedì ti sentirai diverso, ti sentirai meno pallido, e l’unica cosa che riuscirai a bere saranno delle bollicine di media qualità. Così, questo sogno infranto ti apparirà come un passo veloce e sudato, quell’allungo necessario che solitamente ti consente di prendere l’ascensore prima degli altri, in completa solitudine, di seminare conviviali conversazioni e sudore di circostanza. Ancora non lo sai, ma quel passo veloce ti consentirà di fare pace con la radio, con le hit parade, ti consentirà di specchiarti fino al sesto piano, fino ad agosto, fino a quell’isola greca stracolma di turisti. Ma dopotutto, chi se ne frega di loro? Martedì è un gelo gengivale, una ceviche cruda, una cervicale pornografica. Martedì è acqua dove non serve, è un deserto di luoghi comuni, piante morte, natura più viva che mai, le mani che tremano sempre al momento sbagliato. È il foulard della nonna, il negroni che non avevi ordinato.

Mercoledì 

Aveva ragione Godard, Tolstoj, Platinette. Avevano ragione le formiche, le amanti, le congiuntiviti. Aveva ragione lui, lei, la maestra Lucrezia. Aveva ragione maggio, il libretto delle istruzioni, la sdraio della piscina comunale. Avevano ragione gli oroscopi, i meteorologi, le hostess troppo stanche e vecchie per praticare, le tue estetiste medio-orientali. Avevano ragione tutti. D’altronde, loro hanno sempre ragione. Avevano ragione le cassiere, gli artigiani della qualità, i progetti a tempo perso, le tue AirPods nuove, i messaggi scritti alle sette di sera. Aveva ragione il tuo vicino di casa, quello che lascia le finestre aperte per mostrare al mondo la sua inquietudine. Aveva ragione il bagnino troppo giovane per rimorchiare, il tour operator anni ’80, le decappottabili, il crudo Royal in trattoria. Aveva ragione la tua insonnia, la tua bassa voglia di essere cortese, gentile, educato, perfetto. Aveva ragione il quiz della domenica, Pappalardo, la pappa al pomodoro delle suocera, la dieta Dukan, tua madre, tuo padre, il tuo istinto omicida, Sandokan. Avevi ragione tu, ma non potevi saperlo, così come non puoi mai sapere come finirà un mercoledì. Forse lo immagini già, lo disegni, lo scrivi nelle note. Forse lo sogni un po’ così: un po’ perfetto, un po’ come quei sogni che diventano realtà, un po’ come “la seconda sera è sempre meglio della prima”. Mercoledì lo immagini e come tutte le cose su cui fantastichi, la fine non sarà mai quella. E comunque vada, comunque ti senta, qualsiasi cosa farai, è importante ricordarsi solo che mercoledì… ha sempre ragione.

Giovedì 

Il giovedì è quell’amico che ti fa togliere le scarpe a casa sua, ti obbliga, ti guarda in modo giudizievole pensando solo a una cosa: se non gli viene naturale farlo, o è uno stronzo o uno zozzo. Giovedì è il calzino bucato a una festa a piedi nudi, non è il massimo, ma con il passare del tempo capisci che alla fine si sta bene anche scalzi, che lasciare le impronte per casa può aiutarti a ricordare dove sei stato. Così, con il tempo, capisci che si sta bene anche scalzi, si sentono meglio le cose, la musica, i lamenti dei vicini. Giovedì scorrerà allo stesso modo, con uguali sensazioni, con la voglia di non farsi male toccandosi, rivolgendo la parola a uno sconosciuto, non pagando il biglietto, la soda, la coda. Giovedì è un limbo in cui passare qualche ora, pensare di trasferirsi, iscriversi al torneo di tennis, alla caccia al tesoro, alla pesca miracolosa. Ma l’unico miracolo del giovedì, alla fine, è che il giorno dopo il weekend può iniziare.

Venerdì

L’estate è bella quando dura poco, quando dura un giorno che ne contiene almeno sei. L’estate è bella quando crea mani unte di limone, quando crea limoni unti di odio, unghie sopra le cerniere inesistenti dei pantaloni, sopra le tue spine. L’estate è bella quando pensa alla brezza, alla marea silenziosa che ci fa dormire, alle menti che non pensano a niente perché pesano troppo, al sapore dolce del Martini, alla sabbia negli slip, alle labbra bagnate, alle docce profumate. L’estate è bella quando dura poco, quando hai già voglia che finisca per renderla eterna in una sigaretta lenta fumata tra l’ombra e il sole, tra l’Oriente e l’Occidente, tra un 39 e un 44, tra l’amore che cola tra le gambe come il sudore di un pensionato. L’estate è bella quando dura poco.

Sabato

Sei il condizionatore che non ho, la fuga al mare che non farei, il costume bagnato in autogrill. Sei la corrente delle due di notte, il sollievo maleducato alla monotonia, un giradischi in pizzeria. Sei il salto prima di un tuffo, un tuffatore con il costume gonfio, l’eleganza che non avrò mai. Sei l’estate di qualche anno fa, la settimana enigmistica da rifare, lo smalto dei cinesi. Sei la saracinesca che non mi aspettavo, un murales al Colosseo, l’amore in un barattolo di yogurt. Sei la salsedine sui vestiti, la pianta dei piedi ustionata, l’accoglienza in aeroporto. Sei una città tutta per noi, un fritto misto a San Giuliano, l’orologio waterproof. Sei la guerra in tempo di pace, una ribellione impopolare, un gesto semplice. Sei il mio pensiero fisso, Sanremo ’66, chi prega anche per te. Sabato, sei la mia canzone preferita in una stagione che non ho mai capito, sei il mio ultimo drink e poi a casa, sei ciò che ho aspettato per giorni e ore, ma adesso scusa se ti lascio andare. Sabato, sei la mia salvezza, disgrazia, inciviltà.

Domenica 

Da quanto tempo hai iniziato a temere i weekend non te lo ricordi, ma nonostante questo trasformerai ogni circostanza in opportunità. Mangerai anguria senza preoccuparti dei suoi semi, seminerai vento artificiale in un beauty in omaggio, raccoglierai temporali estivi da immortalare in stories tutte uguali. Domenica ha il grande vantaggio di non essere più così male, scomoda, meteoropatica. Domenica diventerà una specie di alleato pronto a dirti di sì, a farti scordare di pranzare, di scrivergli, di desiderare i sogni degli altri. Domenica diventa il tuo rischiosissimo tiro al bersaglio bendata, sapendo che prima o poi beccherai la cosa giusta.


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