È arrivato Godot
Lunedì
Ogni lunedì ci svegliamo stanchi, mangiamo qualcosa in piedi, ereditiamo del dentifricio, ci vestiamo meno bene del solito e con una insolita voglia di arrivare in ufficio capiremo che non c’è niente da fare, di lunedì, sembreremo sempre un po’ più vecchi, un po’ più sfatti, un po’ meno lisci, un po’ meno e basta. Ma alla fine, lunedì, siamo solo dei parallelepipedi, ovvero una di quelle parole che non sappiamo bene pronunciare, perché dopotutto, non sempre le parole escono nel modo giusto, come vorremmo, come avremmo pensato di fare. Lunedì è il coito interrotto dei pensieri, delle fantasie, delle liste che odiamo fare ma amiamo avere. È il coito interrotto del fare, della voglia di organizzare un appuntamento non stabilito, così, de botto senza preavviso, che poi tutta sta storia che bisogna organizzarsi per stare insieme ci ha anche un po’ rotto le palle. Lunedì vorremmo dire, parlare, confrontarci, ma poi alla fine capiamo che restano altri sei lunghi giorni per farlo. Ci fermiamo su una panchina, ci sediamo, e guardando i nostri piedi capiremo che forse avremmo voglia di comprare delle scarpe di cui ci pentiremo. Vorremmo un aperitivo in cui ci annoieremo, una doccia in cui non ci siederemo, ma che non è neanche così male. Lunedì avremo voglia di aprire una panetteria, di vivere all’estero, di imparare una nuova lingua, di possedere una primavera in scatola, della concentrazione sott’olio. Lunedì sapremo essere intonati, liberi dai pregiudizi, da quegli appuntamenti di metà settimana, dai regali fatti solo per dovere, dai doveri semplici. Infondo siamo spigolosi, come il lunedì che senza voce ci dice ciao, esattamente come fanno le persone durante un concerto o in metropolitana. Noi faremo finta di sentirli per il bene comune. Perciò, lunedì, siamo anche un po’ sordi, tanto la musica deve ancora incominciare.
Martedì
Martedì è iniziato ieri notte, proprio quando hai immaginato qualcosa poco prima di dormire. In quei cinque minuti prima di addormentarti, improvvisamente cambia tutto, reinventi la tua vita, scrivi discorsi che non farai mai, scegli abitudini che non ha neanche senso di cambiare. È una sorta di insonnia breve, una sinossi di ciò che sognerai e uno spoiler di quello che vorrai continuare a sognare una volta suonata la sveglia. Martedì è così, è sempre così, non puoi farci niente. È l’inizio di un giorno nuovo e la definitiva fine del lunedì. Ciò che sta nel mezzo non avrà così importanza. Perciò, senza farti troppe domande, accetterai le tue occhiaie patologiche, quei tramonti intramontabili sugli iPhone, e aspetterai la prossima notte per reinventare tutto, per fare un casino, per aspettare qualcuno seduto su dei gradini, aspettare quei cinque minuti per tutto il giorno. Dopotutto, di notte reinventi il tuo mondo e ogni tanto, se vuoi, può farlo anche di martedì mattina, pomeriggio o sera.
Mercoledì
Oggi hai pregato già tre volte, ma non è servito a molto. Hai pregato per tre ore e non hai capito comunque niente. Che poi, non importa essere credenti per pregare, alla fine, preghiamo tutti. Mercoledì capirai che pensare non significa necessariamente capire. E quando accetterai l’idea di non capire, magicamente capirai. Infatti, mercoledì, capirai molte cose, anche se continuerai a non capirne ancora tante, come il motivo per cui le labbra non vanno morsicate, le unghie mangiate, il metabolismo assecondato. Non capirai la buona educazione eccessiva degli sconosciuti, il menefreghismo dei presenti, la tua cassiera di fiducia con la quale chiacchieri qualche minuto al giorno da tre anni, ma nessuno osa chiedersi a vicenda il proprio nome. Non capirai come funzionano certe dinamiche, i biglietti elettronici, quando è il momento giusto per andare, quello per restare, e tutte quelle persone lì, quelle che poi non vedi l’ora di raccontare a qualcuno. Loro non le capirai proprio mai. Non capirai perché i ritorni durano sempre meno, perché hai fame subito dopo aver mangiato, perché gli asiatici non invecchiano facilmente. Nonostante questo, mercoledì ti metterà di buon umore perché anche se ancora non lo sai, probabilmente ci sarà un buon motivo per aspettare il weekend. Le attese, detto tra noi, non sono così male. Sono il momento in cui la tua immaginazione torna in vita, in cui si creano aspettative, in cui si immaginano profumi, gusti, sensazioni. Mercoledì lasciamolo qui. È quel giorno in cui non serve capire ne tanto meno essere capiti. Oggi serve solo pazientare, e questa, lo sappiamo bene, è una di quelle cose che proprio non sai fare.
Giovedì
Giovedì leggimi la mano, reggimi la voglia, cancellami la cronologia. Giovedì riempimi i deserti, ma vacci piano, conserva lo scontrino, che poi ti dimentichi anche tu che giorno è, che faccia ha, che sonno avevi. Giovedì correggimi lentamente, fammi ascoltare una canzone brutta, interpretami il caffè, il futuro, il volo pindarico che non ho mai fatto. Giovedì non sporcare per terra, tieni su la schiena, allaccia le cinture e prendi la testa dal comodino, che poi te la dimentichi sempre. Giovedì insegnami la matematica, insegnami a contare, a leggere tra le righe, a smetterla di comprare cose che non userò, ad arrivare puntuale anche quando non serve, a viaggiare da solo. Giovedì macchiami il latte, aiutami ad annaffiare le piante, a riordinare i pensieri, a lasciarmi andare. Giovedì dammi dell’astinenza, toglimi qualcosa, dimmi che ore sono e perché il tempo passa solo quando non deve, solo quando hai sete, sudi troppo e devi fare per l’ennesima volta pipì. Giovedì abbronzami un po’, lecca l’etichetta dello yogurt, butta l’umido al posto mio, fammi vedere chi sarò tra vent’anni. Giovedì sei importante, capace di influenzare gli esiti dei fine settimana, e se non l’hai capito, è tutto nelle tue mani.
Venerdì
È finalmente arrivato Godot e a dirla tutta, ora, ti sta anche un po’ sulle palle. E adesso, cosa aspetterai? A chi darai la colpa? Chi prenderà il suo posto? Venerdì è un film già visto, è un giorno autocommemorativo, a tal punto che ti plagerai da solo, tornando a fare ciò che fai tutti i venerdì, dandoti pacche sulla spalla, un po’ come quei camerieri delle osterie che non perdono occasione per ripeterti che ciò che stanno portando in tavola è fatto da loro: “Lo vuoi un bel tiramisù? È fatto da me.” “Ecco la tua carbonara calda calda, è fatta da me, eh.” Così, venerdì, deciderai di fare da solo, come se questo avesse ancora più valore. E dunque, cambierai i tuoi programmi, e la riuscita o meno di questa iniziativa dipende solo da te. Dopotutto, puoi sempre iniziare da qualcosa: da un accessorio, da un drink, dalla rivoluzionaria idea di non uscire. Godot, se non ti dovessi rivedere, buongiorno, buonasera, buonanotte.
Sabato
Quando smetteremo di portare il vino a casa degli altri, non ci è dato saperlo. Sabato, ti chiederai proprio questo: arrivati a una certa età, cosa bisogna portare per cena? Forse sei in sosta tra l’adolescenza e il pensionamento. Gelato o Barolo? Fiori o Vermentino? Magari un po’ di tutto, magari un po’ di scuse pronte, un mal di schiena. Magari non avevi neanche voglia di uscire. Dopotutto, l’idea di rimanere sotto le coperte la prenderai seriamente in considerazione. Fa freddo, il sole è malato, tu non è che stai così meglio, e poi ci sono le nuvole. Anche se a dirla tutta, il mondo è stabile anche sotto le nuvole, sotto la carta che regge le gambe storte dei tavoli, sotto i libri che proprio non riesci a terminare. Sabato, fingerai di esserti estinto in un asciugamano troppo grande, e senza averlo mai visto per davvero, citerai Godard in assenza di qualsiasi altra certezza. Dicembre è vicino, e ancora per un po’, potrai mangiare con le gambe incrociate, scomposto. Potrai consumare pasti misti, non sparecchiare la tavola, parcheggiare ovunque e capire che l’estate, in qualche modo, si sbaglia sempre. Come un amore trimestrale, prometterai diverse cose che saranno scordate nell’immediato dopo cena, quando tra una canzone hip-hop e una medicina da sciogliere sotto la lingua, sceglierai una compilation di Smaila e aprirai il vino che abbiamo appena portato.
Domenica
Spegni il cervello, spegni l’ego, la luce, il PC, spegni tutto. Domenica, distruggi i cattivi maestri, cancella quelle cento foto tutte uguali, uccidi una zanzara sopravvissuta al freddo, ma mi raccomando, non farle sentire niente. Domenica, il meteo sarà dalla nostra parte. Il problema è che noi non sappiamo da che parte stare.
