
È cambiata l’ora, l’universo è rimasto uguale, il destino si è aperto alla possibilità di cambiare, o perlomeno di mettersi in discussione, giusto un po’, come una messa in piega che può muovere molto più di un semplice capello, o un’idea che può mutare da un momento all’altro. Anche se non lo diciamo mai, neanche a noi stessi, c’è un’idea che può cambiare davvero in pochi secondi, quasi a farci sentire in colpa, stupidi, perennemente stanchi, eternamente indecisi, teneramente noi.
È cambiata l’ora, e per indorare la pillola ci è stato detto che si dorme un’ora in più… non che il sole tramonta un’ora prima. E alla fine è sempre colpa di queste maledette prospettive, ci fregano ancora, quando ci dicono: “Eeeeeh caro, questi sono i due lati della medaglia”, oppure “Fabrizio, tu devi vedere le cose da un’altra prospettiva” e ancora “ti sembra così, ma non è vero… è anche così.” E che fatica pazzesca, possiamo dirlo? Dopotutto volevamo solo continuare a vedere un po’ di luce in più, senza preoccuparci del resto. E invece? Ci restituiscono un’ora in più, e dunque, alla fine, abbiamo capito cosa farcene di quest’ora?
Cosa ce ne facciamo di quest’ora in più? A cosa ci serve? Ma soprattutto, quando arriva? Dove dovremmo collocarla, quanto dura, e come si chiama? Ma ok, la accettiamo e pensiamo effettivamente che potremmo usarla benissimo, malissimo, freddissimo. Potremmo usarla per fare tutte le cose che possiamo fare e non abbiamo ancora fatto: iniziare quella lista dei buoni propositi, riparare l’anta dell’armadio rotta a fine aprile, metterci a dieta un’altra volta, provare quel ristorante sotto casa, aperto da tre anni, ma che ancora non ci ha visti, tanto che tra un po’ cambia gestione e noi diremo “era meglio prima”, giusto per il gusto di dirlo. Dopotutto è sempre così: le cose sotto casa vengono ignorate parecchio e, anche se appare come una metafora della vita da santoni brianzoli, sotto sotto… quanto è vero!
Potremmo usarla per fare tutto ciò che possiamo non fare, accettando il niente come opzione primordiale per iniziare a fare tutto, qualsiasi cosa, nessuna esclusa. Potremmo usarla per redimerci, per deprimerci o per accettare di essere felici anche dopo il tramonto, poco prima dell’alba, tra un pasto e l’altro. Potremmo usarla per starnutire mentre contemporaneamente facciamo pipì (è una sensazione strana), per riordinare le idee, le fotografie nel cassetto, il guardaroba che ci tormenta e che vorremmo tanto cambiare, rivoluzionare: “Ma sai che vorrei proprio cambiare look? Che dici?”
Potremmo usarla per non lasciare la mancia, per non fare la fila al supermercato e ordinare cinese, “massì… ma che ce frega”, per non avere paura, per decidere, per farci un favore, per farci da parte. Potremmo usarla per chiamare i nostri genitori, per lasciarci a casa, per uscire di casa, per trovare casa.
Potremmo usarla per renderci utili alla società, per imparare definitivamente a fare la raccolta differenziata, la dichiarazione dei redditi o parcheggiare in compagnia (questa cosa ci fa davvero paura; preferiremmo trovarci in una rissa con hooligans ubriachi piuttosto che parcheggiare davanti a qualcuno). Potremmo usarla per smettere con tantissime cose, per iniziarne di nuove, per congedarci in un momento tutto nostro, speciale, inappropriato, per buttarci nel vuoto, per salire di sopra, per desiderare la donna d’altri o un finale diverso nel nostro film preferito, quanto meno sperarci.
Potremmo usarla per imparare una nuova lingua o per usare meno la nostra, meno pensieri, meno parole, che sono così importanti ma che non abbiamo ancora imparato a dosare. Insomma, questa settimana abbiamo così tanto da fare che alla fine, come un jet lag qualsiasi, ancora qualche giorno e ce ne dimenticheremo.
Cose da fare:
Pensare a dove vorremmo trovarci ogni volta che facciamo una pausa, ogni volta che ci distraiamo, ogni volta che non ci è consentito fumare, respirare, mangiare. Pensare a dove vorremmo essere e accettare anche l’idea che siamo nel posto giusto, al momento giusto, con la persona giusta. Perché no? Può succedere.
Cose da non fare:
Organizzare necessariamente qualcosa; lasciamoci ispirare da quella frase che usiamo sempre per gli altri: go with the flow.
Canzone della settimana:
Bar della settimana:

@Onest Milano
Cliché della settimana:
“Ma come si dorme bene in inverno.” Ecco, questo sarà pure vero, ma possiamo dirlo? Sti cazzi, ridateci la primavera!
Parola di Dio:
Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, m’è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:
“Tu leggi? Cosa leggi? Ah… ti piace Erri De Luca, eh? Sai cosa penso? Che Erri De Luca sia la cosa più vicina in assoluto alla cacca. Sì, giusto, la cacca, hai capito bene. Come la chiamate voi comunisti? La merda? Le feci? L’elemento che, se lo schiacci, porta fortuna? Vabbè, ci s’è capiti, no? Quella cosa lì.
Però, ragazzo, ti dico che almeno leggi, anche se è ora di toglierci di dosso questa cosa insopportabile e alquanto retorica di quelli che dicono: *“Eh vabbè, meglio leggere qualcosa di brutto che non farlo mai”*. Ecco, leggi cose belle, cose che ti danno valore, dio bono! Leggi Hemingway, Tolstoj, i russi, gli italiani, i francesi. Leggi cose belle, che se continuiamo ad abituarci alla merda alla fine diventiamo merda. E se proprio vuoi leggere cose brutte, apri il telefono e rincoglionisciti, almeno non sprechi fatica.”
Film della settimana:
L’uomo in più

Brand della settimana:
@OAScompany

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