MARTEdì vol. 25

Mi chiedevo: può una pedicure rivelare la forma dell’universo?

Ieri, poco prima delle diciotto, per la prima volta in vita mia mi sono seduto su una poltrona chiara, rimovibile ma priva di chaiselongue, ho immerso entrambi i piedi in una bacinella bianca stracolma di acqua tiepida — né troppo calda, né troppo fredda — e ho fatto una pedicure. Avevo lo sguardo in cerca di pretesti e distrazioni, anche solo per non pensare a tutte quelle donne di mezza età vicino a me che mi guardavano con sospetto domandandosi i miei gusti sessuali, il tipo di vino che aprirò uscito da qui, il perché alcuni tatuaggi sembrano così tanto privi di significati. Persino il gatto cinese sulla mensola davanti a me iniziava a chiederselo, mentre continuava a muovere la zampa con la costanza dei pensieri inutili. Mi guardava, mi studiava, immobile. O forse lo faceva solo per prendersi gioco della mia crisi esistenziale da sabato pomeriggio.

E proprio mentre una ragazza silenziosa mi tagliava un’unghia come fosse l’ultima scena di un film di Antonioni, ho avuto una specie di illuminazione: per pensare, bisogna solo pensare. Ma poi subito dopo aver partorito questo pensiero, mi sono un po’ odiato. Perché non c’è niente di più detestabile di chi pronuncia verità universali mentre ha i piedi a mollo.

Eppure è andata così: il mio alluce era in un pollice, e ho finalmente capito che per fermarsi e pensare serve soltanto farlo. Che è una frase un po’ del cazzo, cioè una banalità infinita, che mette quasi in imbarazzo, una di quelle banalità da cui vorresti proteggerti per non farti colpire. Facendo da scudo umano a te e alle persone che ami. Perché da certe minchiate oggi bisognerebbe proprio salvarsi, da quella retorica insopportabile che ci ha fatto diventare tutti uguali, che ci porta a scorrere reel su TikTok e guardare Masterchef sperando che il ragazzo orfano vinca sulla ragazza sterile.

Un esercito infinito di frasi fatte, di ore scandite, di concetti difficilissimi resi troppo facili, accompagnati da spallucce e da un semplice e metafisico “Eh vabbè, ma che ci vuoi fa”. Mentre le spalle si muovono all’insù. Ecco, insopportabile. Quasi quanto il mio commercialista che prova a spiegarmi nel dettaglio ogni passaggio delle sue operazioni, e vorresti proprio in quel momento dirgli che hai sempre sperato in una morte lenta ed indolore: “Guarda Carlo, mi fido, fai tu.” Ancora non l’ha capito che qui le tabelline sono una materia sconosciuta, soprattutto durante una pedicure.

Ma alla fine, di quel pensiero banalissimo, oggi me ne faccio prigioniero prima e portavoce poi. Perché effettivamente bisogna davvero fermarsi per fermarsi. Per pensare, per capire, e forse anche per sentirsi colpevoli e cercare di non sentirsi più. Per non generare ansia, per sollevarla, per averne ancora un altro po’. Dipende dai punti di vista.

Bisogna fermarsi per comprendere che una pianta del piede potrà rivelare molte più cose di quanto non siamo mai riusciti a dire. Può ricordare i posti in cui sei stato e tutti quelli che hai dimenticato anche se hai lasciato un’impronta. Fermarsi per apprezzare la forma dell’universo e la sua rotondità, per capire banalmente che tramonta, finalmente più tardi. Che persino il giorno ha deciso di esprimersi più a lungo, di restare altri cinque minuti, di fermarsi ancora un po’. Come in un vecchio libro di poesie dove amanti passeggere decidono di criticare il tuo ammorbidente e le lenzuola poco stirate, e poi si fermano a dormire e di saltare la colazione. 

Così, forse, questa settimana bisogna farlo davvero: fermarsi. Non per diventare migliori. Ma per respirare. Per guardare il tempo in faccia. Per trovare la fortuna anche nella sfiga. Capiremo, così, che bisogna restare. Bisogna trattenere e lasciare andare, come i respiri delle maestre di Yoga, come il fiato in piscina o sulle scale mobili. Bisogna cercare la fortuna nelle sfighe e scandire il tempo. Proprio come quel gatto cinese e quel callo passato a miglior vita.

Cose da fare:


Fingere di avere tempo. Tipo per leggere. Tipo per cucinare. Tipo per pensare. Magari non lo farai davvero, ma l’idea che potresti già cambia un po’ le giornate. Portati un libro in borsa anche se non lo aprirai, compra le zucchine come se sapessi cosa farne, e guarda fuori dal finestrino come nei film, anche solo per una fermata. La finzione, a volte, è l’unico modo per avvicinarsi alla realtà.

Cose da non fare:


Non confondere lo stai “andando a mille” o il “non ti fermi mai” come se fosse un complimento da manager con la esse. Non rispondere a messaggi che ti dicono di averti mandato una mail e che ti chiameranno per spiegarti perché ti hanno mandato un whatsapp. E soprattutto non cercare di risolvere tutto il martedì mattina: non sei una specie di Dio, sei una persona con dei piedi, e magari anche un callo, che ha bisogno del suo gatto cinese.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@Semolinaclub

Cliché della settimana:

“Ad agosto Milano è bellissima.”


Solo perché trovi parcheggio ovunque. Vero? Ecco a questa frase non ci crede nessuno, ma nessuno per davvero. La verità è che fa caldo anche nei ricordi, che si possono intravedere nudità bellissime ed oscene, in cose poco piacevoli, in case con la finestra aperta, in città sudate, sbiadite, sciolte. 

Parola di Dio

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio. Questa settimana, Dio dice:

“Mare o montagna? La bionda o la mora? Carne o pesce? Ti rendi conto di quanto le persone abbiano bisogno di risposte per sentirsi definite? Perché dietro a questi quesiti elementari si nasconde l’insoddisfazione. O la sicurezza. Due modi diversi di stare al mondo: c’è l’accondiscendente, che non vede l’ora di dirti quanto siete uguali, bellini, compatibili — con un sonoro e sguaiato “anch’io!” — e poi c’è chi vo’ esse bastian contrario per forza. Sempre. Non cedere, Fabbri, alle scelte. Cedi solo a quello che chiami istinto. Se voi una bella tagliata al sangue, tu sbranatela, senza pensa’ a chi ti sta intorno. Non rispondere.E se proprio devi, rispondi: “tutte e due.”

Brand della settimana: 

@SAMANAMEL

Film della settimana:

Nebraska



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Una replica a “MARTEdì vol. 25”

  1. Avatar cheesecakejollyc1d043653b
    cheesecakejollyc1d043653b

    Sempre di mio gradimento, grazie Marte

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