MARTEdì vol. 26

Non desiderare l’estate d’altri, le campane dei piccoli borghi di mare che “conosci solo tu”, le coppe del nonno, le coppe di champagne, le terze coppe c.

Non desiderare un oroscopo diverso, un senso di marcia, un senso nei fondi del caffè, nei consigli delle lenzuola, negli orgasmi da fine settimana, o peggio da inizio weekend, nelle case d’altri, nelle cose pericolose e in tutte quelle che ti appaiono insensate e che tratti in analisi da svariati anni. Che a volte pensi che senza tutta ’sta analisi oggi forse ti saresti comprato una villa a Latina, ma poi, una volta a Latina, ti saresti chiesto perché cazzo hai preso una villa a Latina e che sarebbe stato meglio andare in analisi.

Non desiderare un orario che non sia questo, una mano che non sia la tua, una playlist differente, un nuovo taglio di capelli, una taglia per amica, una camicia di forza, una spiegazione razionale a ciò che ti sembra accadere ultimamente. Che ogni tanto ti fermi a pensare che è proprio strano, ma alcune cose sembrano messaggi dell’universo, che ti scrive per avvisarti di rimanere in campana e che con la tua Rinascente card solo per oggi hai il 35% di sconto sui prodotti per la casa e le valigie: due cose in apparente contrapposizione ma ricche di significato. E allora ti rendi proprio conto che, delle volte, la vita appare come una brochure delle agenzie viaggi: all inclusive, con bambini che viaggiano gratis ma con il gioco aperitivo che incombe. Prendere o lasciare.

Non desiderare un golf nel reparto ortofrutticolo, i vecchi errori e tutti quelli nuovi da non ripetere a casa o da ripetere a caso. Eppure non ci riesci: alla fine caschi sempre negli stessi, ma non è colpa tua, non lo fai di proposito. È che, alla fine, l’estate è bella quando dura poco, almeno prima di mettere tutto in discussione nel momento esatto in cui hai deciso di fare un bagno, quando si nasconde dalle solite abitudini, quando si dirige verso nord, o verso sud, verso qualcosa e basta. E che l’estate è bella, ma si sbaglia sempre, in qualche modo lo fa. E il perché la vita appare come un immenso vocale a 2x, in queste settimane, non ci è dato saperlo; il perché si continuano a usare i QR code anziché la carta; il perché non ci tagliamo più i polpastrelli con i libri o non ci prendiamo tempo per scrivere e annusare una cartolina. Per questo non c’è una risposta precisa. Eppure giugno è così, è sempre così. Il problema è che ci stupiamo ancora: fa caldo e pensi “l’anno scorso non era così caldo”, piove e ti sorprendi, ti sorprendi e ti senti stupido.

Giugno è da sempre così: passa veloce ed è perfetto, necessario, bellissimo. Ma è come se avesse, ogni tanto, dei malfunzionamenti. È tipo quell’iPhone perfetto, nuovissimo, dallo schermo gigante, che proprio quando sei di fretta e stai scrivendo un messaggio il correttore decide di sostituire con “sto arrivando” ogni vocale digitata. È come quando ti propina foto che non volevi ricordare in un album speciale dedicato a te, “Accade oggi” — e sti cazzi! È come quando si spegne sul più bello, quando non c’è campo, quando vorresti un campo fiorito e bagnato da temporali estivi per chiudere gli occhi, staccare il cervello e pensare che il mondo è tondo anche se ci appare così triangolare, spigoloso, complesso. 

È amore gratuito, è illimitato coraggio in doppia fila, è la sera prima. La sera prima di partire, prima di un venerdì, prima di litigare con tua madre per una cosa futile, prima di avere nostalgia, prima di risentire un profumo, di ripensare ai tuoi nonni, di non tuffarti dagli scogli, di scioglierti al sole, in una promessa, in un cambio vita programmato con un Vodka Tonic, un Mimosa, una piramide nel centro di Roma.

Allora, questo martedì forse basterà girare il caffè in senso antiorario per ribaltare le condizioni e rispondere alla domanda “Che fai quest’estate?” con un bel “Non lo so!”.

Cose da fare:

Liberati dal mare, dal male, dall’ansia di programmare, di avere tutto sotto controllo, di sporcarti i piedi, di non sporcarti più, di lasciarti andare nel momento giusto, nel cercare il momento giusto, di liberare i fardelli, di non ascoltare necessariamente il tuo istinto protettivo, ma di lasciare spazio a quello irrazionale che ti porterà a cenare con un gelato e ad amare con i capelli sciolti e la luce accesa.

Cose da non fare:

Acquistare un treno senza la possibilità di poter cambiare giorno, orario, meta. Scandire il tempo, contare i passi, leggere tra le righe: piuttosto, indossale.

Canzone della settimana:

Bar della settimana: 

@PANMILANO

Cliché della settimana:
“L’abbronzatura ci rende tutti più belli.”

Sì, certo. Perché niente dice bellezza come i segni da muratore, le orecchie ustionate, la fronte che si spella tipo carta geografica e quel vago odore di crema solare al cocco che ti fa sentire un Mojito umano. E poi c’è la linea rossa degli occhiali da sole che ti resterà impressa fino a novembre, gli occhiali che cadono dal naso per il sudore, come un ricordo indelebile delle tue scelte discutibili. La verità? L’abbronzatura ci rende più pigri nell’illusione che il colore basti a coprire le occhiaie, le notti insonni e le scelte sbagliate. Ma sotto quel bronzo c’è sempre lo stesso casino. Solo più sudato.

Parola di Dio

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio. Questa settimana, Dio dice:

«L’ho detto alla mi’ moglie: quest’anno solo io e te, come quando eravamo pischelli e ci si amava con una cassa de Moretti, un po’ perplessi, un po’ così. L’ho detto alla mi’ moglie: quest’anno solo tu ed io, a veder passar il vento, a sporcassi le mani con le ciliegie, con le rughe che le regalai, con tutti quei guai da non ricordare più, con i compleanni da continuar a dimenticare, che a fa’ gli auguri alla nostra età più che un messaggio d’affetto è una grattata de palle: significa digli “ah, nun sei ancora morto te, eh? Auguri!”. Quest’anno solo noi, e guai a chi ci rompe li coglioni. La voglio rivedé bella e forte, con gli occhi desiderosi e la schiena curva, che porella s’è fatta vecchiarella ma è sempre ’na bona fijola, eh, come quando la prendevo fori da scuola, come quando nun c’avevamo soldi, come quando nun c’era la guerra. Quest’anno da soli, che per un’ultima volta le voglio risentì ste sirene, i nostri umori, i cento suoi cuori.»

Brand della settimana: 

@YumeYume

Film della settimana:

Nickel Boys

Iscriviti alla newsletter

https://martealpianodisopra.com/newsletter/embed/#?secret=n3GKfuHwzw#?secret=K37ofASpHB










2 risposte a “MARTEdì vol. 26”

  1. Avatar cheesecakejollyc1d043653b
    cheesecakejollyc1d043653b

    Io adoro la tua newsletter

    "Mi piace"

Lascia un commento