Circonvallazioneinterna.

Il  bacio non è che un pretesto per smacchiare la derivazione del vino che giace  in posa sulle tue labbra come l’ultima fermata di una circonvallazione interna.
La mia circonvallazione si è dispersa in uno sbocco marocchino, nel rossetto delle cose che restano impresse sulla pelle, nel succhiotto delle tue turbe paranoiche, nelle tovaglie a quadretti e nei posti nascosti nel culo, in quei silenzi in cui ci si vuole perdere per tornare ad orientarsi nelle fatalità meschine ed opportunistiche, nel sesso spettinato dai baffi affilati come lame d’inverno e segmenti cubici assonanti.
Si spegne piano la necessità di vita nei percorsi estremi delle conseguenze degli impulsi, si spegne senza paura di gridare troppo nei giardini e tra le lenzuola d’estate dove il verde che ci assopisce, è bagnato esclusivamente d’umidità. Ci basta scoprire il terzo frammento del bisogno per capire che siamo così impreparati alla vita da poterci amare dentro una colazione in ritardo e una lavatrice di capi colorati, che siamo indecifrabili e stanchi, costosi ed inversi. Il mondo è un posto piccolo per il tempo perso e per la smania perversa di sentirsi vivi ad ogni costo, ad ogni venerdì, ad ogni becero risveglio denudato dalla voglia.
Bruciati abbiamo poi capito di non poter affiliare il bisogno e di dover sprecare il proprio seme per poter non pensare alle conseguenze del bene, lo stesso che ci scambiamo di nascosto come peccati seriali e piccole ipotesi scoperte. Senza l’idea di governare gli istinti cerchiamo un posto in cui perderci, un graffio in cui far l’amore, una serata passata in auto tra le lancette ed il sole.
Muori, respiri, scopi, vieni, piangi, chiudi gli occhi  e senti il bisogno di accavallare le gambe, io ho la caldaia rotta e nuoto dentro un bicchiere,  ho  il raffreddore ma giuro che non è niente.

 

“Ho vinto una borsa di studio.”

“Ti ho visto da tante parti.”

“Ho l’uccello enorme.”

“Mi piace viaggiare, vado sempre a Courmayeur.”

“Le cose comuni mi fanno schifo, per questo ho una cover personalizzata.”

“Non sto piangendo è che fa solo freddo.”

“Ho un tatuaggio che  vuol dire famiglia ma che infondo non vuol dire un cazzo.”

“Ho bisogno di tempo per poter leggere l’ora.”

“Puzzo di incoventiete questa sera ma ti prego abbracciami ancora.”

“Potrei stare con te solo senza di te.”

“Scrivi? che bello e cosa vuoi fare da grande?”

“Ti penso anche quando non penso,  ti stringo anche quando non ho le mani, ti adoro anche quando non c’è luce, ti vorrei anche senza bisogno, potrei diventare grande ed invecchiare per non perderti mai. Così fuori nevica ed io non posso che coprirmi con una sera. La prima volta che ti ho visto tu non c’eri e  l’ultima ho dato fuoco ad una fotografia ma non si è sciolta. Ogni volta porto via un pezzo e conservo lo scontrino per quando sarò finito definitivamente.”

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