Sessanta metri quadri.

Non scrivo da due mesi e nel frattempo vorrei licenziarmi, vorrei dimagrire rubando bignè e far incazzare qualcuno solo per gusto. Non sogno da tre settimane ma mangio ugualmente tutte le sere, mi allaccio le scarpe con il doppio nodo e rompo un bicchiere al giorno, contando però che la sua grandezza non è paragonabile a quella di uno specchio dimezzo la sfiga e mi sento un po’ più fortunato nella sfortuna, dopotutto tre anni e mezzo non sono così tanti, così mi siedo, metto gli occhiali e aspetto che accada qualcosa che non mi faccia piacere.
Sniffo borotalco in sessanta metri quadri, decido cosa fare in ottantadue minuti e muoio lentamente in sei secondi, per poi tornare a respirare e a capire che non c’è niente di male nelle assenze di cognizione e nelle perdite di tempo, nella fine dell’estate e nella pioggia a Parigi.
Anche se, inevitabilmente, tutto fa un po’ male nonostante io non senta più il dolore da quando ho perso il mazzo di chiavi di una casa non mia, la vita mi appare come un enorme gamba addormentata, fastidiosa nel suo risveglio formicolante che mi renderà inesorabilmente zoppo ed  invalido ad una corretta postura, alla sopravvivenza, alla lealtà e alle gigantesche pippe mentali la cui unica eiaculazione è dormire più di sei ore.
Tutto fa un po’ schifo anche se senza la merda non ci potrebbe essere la sazietà, la debolezza ed il rumore dello scarico che nei giorni in cui ci si sente “lontani” ti avvicina alla spiaggia, alle onde, alla tua tramontana, al pesce fresco e agli orgasmi alla finestra anche se sei accartocciato in un monolocale a sud di Milano.
Tutto fa un po’ schifo come le dediche lasciate a matita, come i parcheggi perfetti, come la coca cola light ed i capperi, come le mandarle dopo una scopata e la morale un po’ tutta, come l’odore della ginnastica fresca, i verbi transitivi e le riunioni condominiali.
Nel cesto del pane ho perso la tua pelle mischiatosi ad altre reazioni, ai germi e all’influenza, all’inquietudine di doverti necessariamente condividere e non sentirti più mia. Così cerco i tuoi pensieri nella mia cronologia ma di tuo non trovo niente ed ogni weekend mi ritrovo a dover dimenticare inconfutabilmente qualcosa, un giglio, una galassia, una storta, un profumo, un tatuaggio, una voglia, una legittima difesa ed il tuo indirizzo, che continua a cambiare nonostante non cambi mai nulla.
Ogni weekend devo necessariamente dire la verità e mentire spudoratamente, macchiarmi i denti e soffiare via dal naso la reincarnazione breve di un malessere e sono così stanco anche se non ho fatto niente,  è di nuovo venerdì ed io non ho più l’età per portare il vino nelle buste di plastica.

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