Coseno.

Adesso che ti fai sai la verità.
Adesso che ti fai entra lo stesso, entrami dentro e  porta con te i miei occhi spenti, estrai il mio umore e mischialo con la protezione 50, con la mia voglia di riso, con la paura di volare, con le doppie punte in cerca di perdono. 
Adesso che ti fai promettimi sabbie bianche e cocco nelle cose senza cocco, accarezza le smagliature ed il pallore della mia pelle che in assenza di ferro ti cerca nelle zip, nelle vocazioni interrotte dai freni a mano, nella puntualità inutile, nel lievito, nella necessità carnale nel volersi semplicemente esimere.
Adesso che non ci sei più sfiorami in semplici metri, mutami in quegli angoli e rinchiudi il nostro tempo in una sola carezza, sciogliti con garbo sul mio baricentro storto per sfiorare il piercing delle superiori e i sette in condotta, per realizzare la consumazione preventiva delle nove di sera. 
Nella consuetudine delle tue banalità hai spremuto la mia pigra fantasia per assaporare l’assenza, per destinarmi il vuoto e i contenuti mediocri nelle foto posate, nei versi pretenziosi,  nelle eleganze dismesse a basso costo.
Adesso scambiamoci in fretta il sudore tra le gambe che settembre presto se ne accorgerà, ripiega la neve che è già estate, scegli le ustioni migliori, differenzia la seta fresca che ci avvolge dopo il mare, dopo le tempeste, dopo le birre gelate, dopo la sabbia, dopo i nostri corpi  e l’irascibilità degli interno coscia.
Adesso che ti fai rimettiamo a noi i nostri peccati e i nostri contenuti d’agosto, perché Battisti non né ha mai sbagliata una, perchè il fuoco è ancora caldo e gli americani hanno tutto per noi che siamo così colpevoli da non sentirci in colpa mai. 
Adesso che sei vero scrivimi ancora, guarda San Nicola marcire e dimmi cosa pensi, se vorrai e se non vuoi mai, il silenzio ci ha capito già, noi due, soli in una doccia di vestiti neri e tatuaggi dedicati, in un profumo floreale e nelle credenze chiuse con la naftalina capaci di sussurrare alle hit i nostri amori estivi. 
Scordami, rievocami e penetra la carne nascondendo dal mio volto le nature esposte che segrete si portano con sé gli occhi estranei e le fantasie pubbliche per regalare alla mondanità un’alternativa, allora dedicami la tua poesia scura che sulla Bari-Milano non me la scordo più. “

“Rapporto tra l’ascissa dell’estremo di un arco della circonferenza  e il raggio della circonferenza stessa. è definito come la relazione tra le lunghezze del cateto adiacente all’ angolo.”
è colui che decide quando un angolo potrà sentirsi completo e raggiungere la semplice vicinanza come la poesia scura di un lamento sussurrato in un’ora di volo. 

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