previsioni meteoropatiche nove

è solo un po’, è tutto troppo.

Lunedì 

Lunedì è un apostolo rosa tra la maleducazione e la nostalgia. Il lunedì è sempre uguale, ma come fa? È un cane bastonato, un catarifrangente, un rebus di seconda mano, una squallida pubblicità. È l’insonnia prima della sveglia, è la cacca dei cani non raccolta, è un reality show in sottofondo. Questo lunedì ci coglierà come sempre di sorpresa, ma noi non ci sorprenderemo più. Ci sventrerà in tempo, ci cambierà le coordinate, le lampadine, l’umore, i meccanismi. Lunedì ci finirà lo yogurt, ci riempierà di sensi di colpa e gusto, di ipocondria e pop scadente. Lunedì è Bobby Solo, è solo un po’, è tutto troppo. Così, in questo freddo inizio settimana, inizieremo ad aspettare il weekend dentro una cabina telefonica dove leggeremo il numero di Ramona che offre labbra nuove di zecca e quello di Marco che cerca un bilocale da condividere. Lo passeremo leggendo le offerte di lavoro delle baby sitter di mezza età e annunci di gatti scomparsi troppo presto. Lunedì ci malediremo a vicenda, ci spoglieremo in giacche di pelle, senza vertigini, senza addii prematuri, senza se e senza ma.  Ci lamenteremo ancora solo per accontentare chi si lamenta ogni giorno. Quindi niente di nuovo se non per la consapevolezza ormai matura che il lunedì assomiglia sempre di più a un porta carte firmato che non ha spazio e tempo per le monetine. 

Martedì

Avete presente le coperte di lana troppo corte, gli spifferi di freddo che avvolgono i piedi, i cereali che non scrocchiano più? Bene, martedì è un mix di tutte quelle cose apparentemente felici, felici al sessanta percento. Ecco, questo martedì saremo quel restante quaranta, quindi niente paura, testa alta e lunetta dell’iPhone attiva, zuppe confezionate in borsa e rucola in scadenza nel frigorifero, repliche di capodanno nelle chat di gruppo e accendini all’ultimo respiro in balcone. Solo con queste piccole accortezze martedì riusciremo ad essere quella soluzione tattica nucleare alla meteoropatia e riusciremo a non sentire per un po’ questa nauseante puzza di Natale, questo traffico in circonvallazione, quei teli sulle moto. Solo così ci inebrieremo dell’odore del fine settimana che si avvicina e quello di un ponte che collegherà mondi interscambiabili, regali a sconosciuti, prosecchi e panettoni, luci superflue, lenti a contatto. E se ci sei riuscito, allora potrai dire anche tu: è già martedì.

Mercoledì

Il senso dell’estate ce lo ricordiamo solo ora, il senso delle scottature, quel desiderio di ghiaccio, di pelle d’oca, di capelli crespi, di amarone e sinestesie nascoste sotto qualche strato di pelle, sopra una carnalità svuotata da evidenziatori troppo colorati e dal mare nelle scarpe. Mercoledì desidereremo  di essere sempre altrove, ma nessuno sa bene dove. Sogneremo le Hawaii nel microonde, ci inietteremo il Canada nei bagni pubblici, soffriremo il mal d’Africa nelle soste in doppia fila, nelle villette comunali, nelle scatolette del tonno al naturale, nelle sigarette puttaniere, nello shopping compulsivo, in un nuovo detersivo. Vagheremo in cerca di un processo di eliminazione e partiremo dai rossetti lasciati a metà, dai discorsi finiti troppo presto, dalle maniche corte, dalle righe ubriache, dal freddo che ci scambiamo poco prima di salire in ascensore. Scriveremo liste che non hanno mai fine, diari senza seguiti, follower incapaci di esserci. Ci infliggeremo quotidianità in gesti ripetuti mille volte e mai assimilati, ci svestiremo come coreane, ci immergeremo nei vuoti da colmare come bicchieri da champagne e cercatori di pace interiore, intenti a giustificare le guerre come forma d’arte. Dopotutto è solo mercoledì, ma sa di sabato e sale, di miniere e polvere, di discreti sguardi e maleducate impressioni. Mercoledì sono previste perturbazioni cosmiche, turbolenze interiori, cicloni antiresponsabilità dentro tutte quelle lenzuola così chiare da sporcarsi solo di brutti sogni,  di primi sguardi, di vestiti sgradevoli, di moka e cappuccini. Mercoledì sei la fame che non hai mai avuto, la seta che non sai toccare, la vigilia di Natale. Mercoledì sei fermo immobile. Ancora cinque minuti. Dai, ancora cinque minuti. 

Giovedì

Libera la vita, libera la voce, libera la storia. Liberati dal male, dalle mezze stagioni, dalle porzioni intere, dall’acqua minerale. Giovedì è un concetto che non sai ancora assimilare, collocare, dividere. È una libidine straniera, una conquista sobria ricca di soddisfazione. Giovedì è un’agenda scarabocchiata, una domenica che anticipa un’altra domenica, è una promessa, una bestemmia, una minaccia. Giovedì è una religione a cui potresti perfino credere, una religione che promette weekend, brunch, pigiami di pile, gelati oversize, Apple Pay, Google Pay, Pay Pall, Pepsi al limone e repliche di Bridget Jones. Ma niente paura, a toglierti le occhiaie ci pensa questo giovedì festivo. Dopotutto è tutto ciò che avevi desiderato da tempo, è quel capriccio al peperoncino, quell’idea da guarnire, Che Guevara ed Eisenhower. Però fate attenzione, giovedì fa un po’ male ma solo all’inizio, piano piano poi ci si abitua a queste vacanze, a quei girocolli in saldo, ai quei cugini prodigi, alle luci psichedeliche, a babbi natale sui balconi. Perché giovedì è nobile, è vita circoncisa, non è così male. 

Venerdì

Ora che non aspetti più il weekend, ora che non sai più cosa fare, ora che non hai nient’altro da dire, puoi finalmente sentirti libero di organizzare una cena fuori porta, una serata indimenticabile, un accollo reale. Venerdì sera scoprirai il segreto dei Cupcake, scoprirai di aver sottovalutato gli incensi, i programmi di cucina, i fuori programma. Venerdì è la sosta di cui hai bisogno per rinfrescarti le idee e per valutare nuove mete, nuove occasioni, vecchie abitudini. Così, poco prima delle quattro, inizierai a pensare che non sei mai stato a Termoli, che non hai mai visitato Crotone o fatto l’amore a Malè. Venerdì ti sentirai dare del lei da un ragazzino educato, ti chiederai perché non hai una vasca o perché non la usi, ti sentirai ancora più disordinato e scoprirai sulla tua pelle che la frase “nel mio ordine trovo tutto” vale solo prima delle diciannove. Buon venerdì, buona visione, buonanotte.

Sabato

È un freddo sabato di dicembre, perciò mettetevi comodi, allacciate le cinture, disponete sulla parte destra delle vostre vite quegli orribili cuscini da viaggio, mettete da parte occhiali da sole, rancori, riviste pop, filmini soft porn, sconti alla Decathlon, uva passa, camicie di jeans e preparatevi al giro della morte. È sabato signori e noi siamo finalmente pronti per riappropriarci di cose semplici e banali, dell’odore di ragù sulle scale, di quella lettera mai spedita, di quei vocali troppi lunghi, di quei film troppi lenti, di quell’inchiostro che sporca le mani, la fantasia, i vestiti e i glutei. Siamo pronti per riprenderci il manico della scopa, il pomello in avorio, un pomodoro verace, una verità assoluta, un’equazione mai risolta, il ricettario segreto della nonna. Dopotutto dicembre è così, spudoratamente nostalgico, magicamente retorico, infinitamente lungo e noi non possiamo che accettarlo, proprio come si accetta un mondiale di calcio per noi che del mondo non abbiamo mai capito nulla. 

Domenica 

La domenica è come un intervento chirurgico, prima o poi passa. L’ultimo giorno della settimana ci scopriremo dipendenti dalla morfina, dalla Catalogna, dalle maglie a righe, dai cappelli di lana, da zia Mara. Dopotutto domenica è così, arriva sempre, proprio come arriva la domenica pomeriggio e quel retrogusto di scazzo che non riusciremo ad evitare neanche se i programmi della giornata prevedono attività da mercoledì sera. Perciò questa domenica non possiamo far altro che dimenticarci del fiato corto, dei piani alti, degli abbonamenti inutili, degli estratti conti, degli estrattori, del black friday, delle strategie per arrivare vivi al ventiquattro sera. Perché se puntualmente ogni domenica cambia il mondo, noi proveremo ancora a cambiare il futuro, ad inventarci un nuovo lavoro, a comprare cose che non ci servono, solo per arrivare a capire che alla  fine l’unica cosa che cambia davvero sono le lenzuola. Il lunedì è alle porte e noi siamo già pronti ad aspettarlo in preda al panico, alla malinconia, inlingerie e vodka, in infradito e push-up, in calzoncini corti e dentifrici forti.


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