Aspirine a colazione.

Scopate tutti come quelle vecchie moke napoletane, che svitandosi fanno rumore, solo perché voi non avete mai temuto il buio, ciò che vi ha sempre terrorizzato è la luce, le dedicate i migliori nascondigli in quegli orgasmi all’aroma di chicco di caffè, dopotutto, si sa la colazione ideale è un goccio di caffè amaro e qualche pasticca di asprina. Io personalmente ho sempre amato le aspirine, sin da bambino, gli altri miei coetanei in tenera età adoravano i succhi di frutta all’ace, ma che cazzo di gusto è l’ace? un offesa a qualsiasi essere vivente “sei un ace” è un pò come volergli dire non sei niente, o meglio niente di definito, sei solo un miscuglio di frutta superficiale da servire sui voli intercontinentali e negli hotel a mezza pensione. I miei coetanei adoravano la marmellata, che suona cosi bene nelle case borghesi in legno, suona con almeno tre elle per soddisfare palato, pancia e cervello. I miei coetanei adoravano i biscotti fatti in casa, a me i biscotti non li ha mai fatti nessuno, a me i biscotti mi fanno schifo, io non ho mai avuto a che fare con i forni caldi, quelli li ho lasciati ai sonnambuli , non ho mai avuto niente a che fare con i caminetti accessi e i rossetti fuori stagione. Io ho avuto a che fare con la vita e l’attitudine a complicarla, e non dico di non rimpiangere quest’idea di famiglia pubblicitaria e retorica ma a me le medicine piacciono da matti. Mi piacciono cosi tanto da dimenticarle nelle dediche agli sconosciuti, le ho sempre regalate come i fiori e le sensazioni positive, quelle che fanno innamorare il buio dei segreti, le mani calde dei lividi, le rosse delle terze abbondanti. A proposito a me piacciono anche le tette, anche loro servono a curare i mal di testa, sono una sorta di antibiotici per la fantasia, a me piacciono tutte, tutti i tipi di seni, quelli piccoli, quelli volgari, quelli storti, quelli brutti, quelli dritti, quelli casti, le tette bianche e quelle sode, mi piacciono anche quelle a punta, soprattutto quelle a punta, mi fanno sentire protagonista, perché è come se mi stessero indicando, è come se sottovoce mi sussurrassero “vieni qui, salvati idiota”
Mi piacciono le tette perché non sono bravo in geometria e loro sono minuziosamente imperfette, sono sempre una più alta e una più bassa, una più grande ed una più piccola, cosi l’imperfezione è la vera bellezza, ma non per propinare frasi politicamente corrette, no ma per il semplice motivo che ognuna ha la propria differenza, non si è banali, anche se spesso la banalità è la strada più sicura e luminosa, come le lenzuola bianche o le righe blu , sempre alla moda, di una banalità scadente che fa sentire vivo anche il più numero dei numeri, insomma gli inetti totali che assuefatti dagli altri cercano sempre di dare  ragione, o di essere in torto, beh io, quelli non li sopporto.
Piuttosto amiamo tutto, anche ciò che non si può, amiamo anche ciò che ci circonda, come i magazzini, come i calzolai che non riescono a chiudere per pranzo, amiamo anche gli stivali pitonati, selvaggi e innocui in quell’ideale di supremazia che ci rende poveri in quest’eterna lotta dove chi appare ha vinto il trono del più stronzo, ma non nego che anche gli stronzi sono necessari, quindi amiamo anche loro, a me servono per purificare il fegato e dare un senso ai sacchetti di plastica per strada, per legalizzare quell’immonda voce dentro di me che urla “ODIA” cosi io vi odio tutti e non me ne frega un cazzo, allora vi amo anche perché odiare è troppo facile, e a me le cose facili non mi sono mai piaciute. Poi odiare fa raffreddare i piedi, sposta i baricentri e fa cadere i capelli, ed io, amo troppo i miei capelli.
Dopotutto un uomo senza le sue preferenze è un uomo albino, pallido davanti all’infinità di colori disponibili, quando bisognerà sceglierne uno, tu quale cazzo scegli?
Forse quello che ci veste meglio, ed è per questo che siamo un esercito di uomini vestiti di nero. Infondo chi sceglie il giallo è un ritardato, chi sceglie il verde un ipocrita, il grigio un professore, il bianco un moralista. Forse si salva solo l’amaranto e chi chiedendoti “ Di che colore sei oggi?” ti guarda negli occhi perché di base lo sa già. Allora subito dopo il caffè prima di uscire a colazione sceglieremo il colore nero perché aiuta a scopare meglio, anche se si hanno dei calzini bianchi.

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