Gloria Gaynor e pomodori rossi.

Vorrei avere un pretesto solo per poterlo mangiare con tanta maionese e credere che alla fine di ogni muro ci sia sempre una sorta di ruota panoramica.

Vorrei avere una scusa solo per poterla scambiare con la realtà, vorrei avere anche il reale, ma dentro una scarpa, solo per poterlo vivere con le imperfezioni di una postura e di un piede piatto, vorrei avere un biglietto del tram e neanche troppo caffè, un filtro di carta, una battuta in un museo, i tuoi occhiali ed invidiarli per tutta la domenica, vorrei avere una decappottabile verde, e fare il bagno in un lago ghiacciato per poi asciugarmi di nascosto sotto l’ombra dei pini freschi in agosto, vorrei  mangiare un ghiacciolo e chiederti come ti chiami realmente, senza tutte quelle regole di troppo, che finiscono solo per raffreddare il vino e la quinoa di mercoledì. Vorrei  masticare carne e adottare il tuo orgasmo vagabondo solo per rinchiuderlo in un barattolo grigio, assieme alla tramontana di settembre e alle onde dentro le conchiglie che non hanno mai un cazzo da dire.
Vorrei ascoltare ancora le progressività degli adulti, mentre comprano regole da non rispettare, solo per poter dare i nomi alle stelle, ai soldatini e tornare a giocare a fare il cane, perché mia sorella è cattiva come tutti i bambini. Vorrei vivere scalzo più o meno sempre, anche sulla polvere, sulla pista di un circo, sui pavimenti in legno, sui marmi eleganti e su quelli delle case al mare, su dei tappeti logorroici e su dell’erba arrogante, vorrei anche dire che il mal d’africa non esiste, avere un peccato e giocarlo sulla ruota di Bari, vorrei curare le ferite con le sensazioni alimentate da sapori autonomi, da curry e curcuma, da latte e fotografie, da lattice e friarielli.
Vorrei aver paura dell’aereo solo per poter stringere la tua mano, vorrei portarti a sciare e comprare dei pomodori rossi per dimostrarti ciò che non riesco a dire con le parole, vorrei esser lino e non saper cosa dire per non dare troppe risposte ed esser così vulnerabile alla tua voce e alle lenzuola viola e blu, alle tappezzerie profumate, alle agende in pelle, ai libri di poesia, ai discorsi intelligenti, alle ore nei supermercati, alle tue calze strappate. Vorrei viaggiare sulla tua schiena solo per poter perdere il biglietto di ritorno, vorrei fare il trenino a capodanno e fingere di essermi divertito, vorrei ricordare una canzone, limonare un fuoco d’artificio e un prolisso amaretto, vorrei illuminare la sala con un’aragosta ancora viva, vorrei avere le dita bagnate di succo di frutta e pomeriggi di pioggia, vorrei fumare una sigaretta mentre Gloria Gaynor mi lava i piatti, vorrei essere una chiave per non sentire mai freddo, vorrei essere quella mosca che sopravvissuta nel finestrino di un aereo si guarda attorno e fuma crack, ascolta disco music e piscia nelle orecchie di chi non ha mai origliato il rumore delle scarpe fare le ore piccole e svaligiare le croci dai desideri, a chi non ha mai visto vomitare sangue e distribuire esigenze a chi non crede alle turbolenze e al sesso orale con gli sconosciuti.
Soltanto una cosa non vorrei avere, ma adesso non me la ricordo.

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