23/32

Poi spiegami perchè mi sento felice ed un minuto prima non lo ero per niente, spiegami perché mangio troppo velocemente e scrivo in stampatello, spiegami perché adesso che ho comprato una bottiglia di vino, dei grissini e un lp di Lauren Hill sono diverso, è forse questa la felicità?
Spiegami le cose che non ricordo perchè quelle che credo di conoscere sono solo le più stupide, per esempio, so  che un uomo ha camminato sulla luna, so che l’uva Italia non si vende più come una volta e che le candele hanno sempre un pò paura ad esprimersi, so per certo che la verità è scritta nelle mani e negli abbracci silenziosi della gente che con un arrivederci ti dice addio.
Siamo salvi e nessuno ce l’ha detto, siamo salvi ed è colpa del sale, che corrode il calore delle labbra e dimentica la cera per terra, dimentica i nonni che prima di esserlo erano uomini e scorda i rancori dentro i frigoriferi e nelle birre calde, dopotutto quel giorno in cui abbiamo scoperto cosa volesse dire essere uno specchio era lunedì e di conseguenza nessuno ha capito nessuno. Così ho abbandonato dei passi in una fretta, dimenticando anche la loro versione, dimenticandone il senso e quella paura di cadere è subito affogata nei sogni irrequieti delle domeniche notti.
Una donna che piange alla finestra mi ricorda che è finito natale e che sua figlia già laureata ha inghiottito della droga per rimanere incinta e non pensare al futuro, Ajiid invece anche stasera ha fritto dei fiori per l’anniversario dell’amante, Mario figlio delle donne ed imitatore di Heather Parisi di primo livello, loro intravedono ogni sera la libertà nell’elastico allentato delle mutande e nella finestra che cambia colore ogni volta che si avvicina la primavera. Dopotutto la gente ha in comune con l’altra gente la voglia di assuefazione e gli sguardi lanciati alle svendite di libri, l’interesse per la trama anche quando una trama non c’è, anche se loro continuano ad urlare imperterriti Gol, più di una volta, Gol, Gol e ancora Gol, per tutta la notte e mentre fanno sesso mettono inevitabilmente due dita in gola e vomitano paure sintetiche e tutti quei sogni che si sono dimenticati per colpa dei ritardi.
La strada continua a raccontare storie in cui ci si sente ininfluenti ed è per questo che per non pensare bisogna frequentare maggiormente i salotti, io ad esempio sono diventato un frequentatore assiduo dei salotti e delle loro ironie, del loro razzismo e dei follower su you tube. Per non pensare bisogna provare la cocaina e scoparsi Ramona, bisogna tornare a guardare, non so cosa, ma nel momento in cui lo fai ti ricordi, ricordi cosa hai dimenticato di guardare, ricordi l’altrove e i panni sullo stendino, ricordi una carezza e le note di un pianoforte, ricordi quel giorno in cui non facesti l’amore e quel balcone intrecciato dalle gambe, ricordi il rumore che il naso fa quando scricchiola e ti chiede di volerti bene, ricordi una festa e i passeggeri sconvolti di un autobus, ricordi Firenze e i suoi parchi a settembre, ricordi una gemella e del gelato sciolto sul suo credo, ricordi tutto ciò che non vorresti ricordare ed è per questo che hai già cambiato il lato del letto ed hai finito la scuola e i ritiri pomeridiani, è che non sai rinunciare e ti ritrovi sempre a finire tutto, anche il barattolo di nutella e la cartaigenica mentre per continuare a scrivere cerchi di ricordarti con chi vorresti passare il giorno più scemo della tua vita.

“avrei sempre voluto fare il giocoliere ed invece sono un maggiordomo, forse in comune con i miei sogni ho l’equilibrio e le bottiglie di cognac, avrei sempre voluto essere una corda tesa ed un tendone in esilio, una roulette malinconica e un tour tra le alpi, dove prevalgono l’ombra e i respiri che si affannano per mancanza di ossigeno, dove la sera non bisogna aver paura e la notte i sogni durano di piu perché le sveglie non esistono, avrei sempre voluto far volare mia figlia e guardare one pice, accendere un fuoco a mani nude e sedermi per terra con i vestiti della domenica, ed invece adesso mi ritrovo nudo con un pappilon oppure vestito ma senza, mi ritrovo a spolverare una porta bianca dalle manate degli sconosciuti e a rispondere sempre nello stesso modo alla domanda che mi pongono di continuo.
-Cosa ti ha fatto godere di più nella vita?
-Le attese.”
(La versione dei passi, 23:32)

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