Pistole di plastica.

Stamattina ho sognato di aver dimenticato un sogno, così scordando come si fa a scordare i sogni ho sognato di non sognare. Stamattina non mi sono svegliato, o meglio mi son svegliato così presto che è un pò come non farlo mai, erano le sette più o meno ma per me era ancora notte fonda. Svegliandomi presto è stato inevitabile bere tanta acqua per rendere più fluidi i miei pensieri, ma da essi è uscita solo polvere e merda di seta, così ho preso anche lei e son tornato in camera da letto per cercare, ancora una volta, di tardare un pranzo e di provare a far presto quando sono già in estremo ritardo.
I Joy Division forse non bastano a non farmi sentire questo sapore così inutile in bocca da esser totalmente indefinito, non bastano a non farmi sentire in questa bolla d’aria in cui tutto sembra muoversi lentamente, dove persino le grida degli altri rimbombano in maniera acuta per chiedere se davvero si ha bisogno d’aiuto, o semplicemente per domandare a che ora incomincia la cerimonia sul tram. Vivendo costantemente in una bolla ho capito che si può essere banali comunque, dentro di essa c’è la solita vita di sempre, ci sono i palloncini al parco, le gare dei cavalli, la fila alla posta e quella in banca,  con la sola variante che qui è tutto un pò più lento e fragile, con meno metropolitane in orario ed happy hour mondani; anche se di base qui nessuno lo sa, perché nessuno ha ancora stabilito la lentezza e la velocità, nessuno ha ancora capito cosa ci fosse di sbagliato al di fuori di una bolla, cosa ci fosse di sbagliato negli oroscopi e nelle belle parole, così la vita dentro di essa è lieve come gli ultimi tre tasti di un pianoforte, o forse i primi tre, questo non lo ricordo è che non ho una buona memoria e la candeggina ha davvero un gusto particolare come le cantine in agosto, fresche e recidive.
Ci sono innumerevoli bolle che vagano per strada senza scoppiare mai, ci sono innumerevoli bolle che sono già scoppiate da un pezzo ed altre che si sono costituite e hanno ammesso ogni cosa, provando a calpestare uno specchio per dar forma ai sogni provenienti dai piedi.
Ci sono innumerevoli bolle che non vengono riconsciute, mentre si cerca di mantenere la destra sulla scala mobile e si prova a far uscire un pappagallo verde dal cilindro, non si riconoscono le bolle, sopratutto perché non tutti conoscono il reale valore dell’arcobaleno e dell’umidità, che le salva ogni qual volta che le mura incominciano ad assumere strane forme e si avvicinano per chiederti soltanto se nella tua pistola di plastica c’è ancora il tappo rosso. Sentirsi più vicini con il mondo al contrario, non è assolutamente facile, ma solo perché la pressione sale quando si vive a testa in giù ed il sangue ha lo stesso sapore del maniglione delle scale e delle giostre in fiera, eh si sa, non tutti amano le salite e lo zucchero filato. Io però ho incontrato anche del malumore all’interno della bolla sia chiaro, quello delle serate finite e l’angoscia del parrucchiere, ho incontrato una giovane ragazza che mi ha rivelato il segreto di una tazza senza manico ed io, non ci ho capito niente, ma il colore dei suoi capelli aveva già detto tutto ed ora le cose sono più chiare. Ho incontrato degli occhi bellissimi che non saprei descrivere e una voce malinconica che incomincio a non ricordare, ed ora posso realmente dire di aver paura, paura di dimenticare il suo volto e così tolgo del vino dal frigo e lo miscelo con la vertigine, ed il sudore è già freddo, tolgo il viso dal cellulare e lo miscelo con il buio degli occhi strizzati in cerca di concentrazione, ma poi mi concentro troppo e passo ciò che resta della mattinata sul cesso a rievocare cibi surgelati e ricchi pianoforti, sorelle uniche e giubbotti sbagliati, portici che hanno già peccato e tutte le vene che non riescono ad emergere per paura di esser notate. Anche oggi è arrivata sera e noi siamo sempre più diversi, anche oggi ho convinto il parrocco a tardare la buonanotte perché non serve a un cazzo se non ci credi. Ho in mente solo una promessa, ma non la posso rivelare perché come tutte le pistole di plastica non spareremo mai e qualora lo facessimo sarà soltanto il nostro personale trucco segreto.

“Io all’interno della mia bolla ci ho portato degli occhiali da sole, sì proprio dei bellissimi occhiali da sole scuri, perché il riflesso dell’acqua mi sconcertava troppo e ho portato anche delle birre analcoliche e degli arachidi, li ho presi fuori, direttamente dal pub, è un modo per sentirci più vicini agli altri, per sentirci collegati con i nostri sconosciuti preferiti dalle dita sporche, ecco io tra l’altro non ho portato i pantaloni perciò le dita, non so  proprio dove pulirle”

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