L’estinzione della posa.

Ricordo cose che non ricordo quando è già troppo tardi per ricordarle, così smetto di ricordare del tutto e bevo tequila fino a vomitare pensieri che non ho mai fatto, sporcando anche una lettera sul pavimento e le dita dei piedi nascosti dal freddo.
Dopotutto io le macchie me le ricordo tutte, ricordo quelle sui muri e quelle sui bianchi, quelle di sangue e quelle di vino sui miei blu jeans preferiti.
Ricordo le tonsille graffiate e le stelle irritanti degli alberghi da quattro soldi venirci incontro alla fermata della 90, ricordo il benessere che si prova a morire e la serenità entrare nel naso.
Ricordo i tormenti delle sfumature e il ghiaccio sciogliersi nei secchi, ricordo la buona educazione macchiare la moquette e il borotalco spacciare dopamina e carezze sotto forma di pensieri magri.
Ricordo una canzone schifosamente pop che mi cantavano ogni qual volta che mi dicevano “sei strano” rimarcando la “erre” e la “o” come se le altre lettere non fossero poi così importanti.
Ricordo l’odore del fumo artificiale espandersi lungo la sala per annebbiare ciò che resta delle poesie dei tossici e dei baci nauseanti in discoteca.
Ricordo la cera sulle tue braccia e la bocca protagonista sulla decisione di non uscire la sera, ricordo la freschezza delle albe del sud e le filastrocche dei romantici, ricordo le spine di una colonna vertebrale pungermi mentre guardando il cielo, spegnendo la luce, la luna penserà che il parallelo è dritto, che il fiore è secco e che le risate sono ninfomani come le casalinghe e le camice di seta.
Ricordo la pozzanghera in cui ti ho visto per la prima volta, ricordo una posa comprata dopo le otto di sera e un gancio stretto, ricordo la poesia dei nomi delle pizze dei kebabbari e il sesso dentro un amaro datato.
Poi ricordo quando abbiamo cessato di essere casuali, perché ciò che era vicissitudine adesso non è nient’altro che utopia melliflua della volontà di non saper cosa fare, in qualsiasi circostanza, non saper come comportarsi quando le pareti si rimpiccioliscono e un attacco di panico fuoriesce improvvisamente come uno starnuto, quando i bambini piangono e la notte in un modo o nell’altro ci sorprenderà come due amanti senza occhi.
Però sul finire della solita canzone delle due di notte, “Once in a liftime” dei talking heads, la pornografia continuerà ad espandersi, sporcando i muri con corpi astratti stroncando anche le note delle ragazze irresistibili ma senza sogni. Io invece sogno anche quando butto la spazzatura e vendo un dente per ricomprare la felicità, e se poi mi pento della felicita non mi resterà che attendere il tuo cane dirmi di non essere mai abbastanza, dopotutto è domenica e a me fa male solo il cuore, ma questa volta credo che sia tutta colpa dei Mcnuggets.

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