Il pogo dei fiori.

Stanotte ho sognato di dormire, e quando mi sono svegliato ho dormito, ma non ho sognato per niente.
Sono trenta giorni che non bevo e mi sento di plastica, ma l’unica cosa che riciclo sono i regali di natale, allora per non bere fumo troppo e divento chimico per tre giorni, tanto basta per far puzzare i miei pensieri come un’uscita di emergenza ed un’ovvietà stesa al sole durante le ore di pranzo.
Dopotutto io mangio sempre senza masticare, anche se un chewing-gum mi ha salvato la memoria, mi ha salvato dalla notte e dal pogo dei fiori sulle camicie, dall’odore di vertigine e dai salti altissimi dei ragazzi senza occhi. Ma a me non serve, mangio sempre senza masticare soltanto per capire meglio i discorsi degli altri e per scoprire che il sole tramonta anche il mercoledì, che la musica jazz sfugge alla notte accompagnandola in un assolo troppo lungo e che un sospiro trova agio nei club notturni, dove il ghiaccio si scioglie prima e l’acqua si divide nella sua diversità, cambiandone il gusto ed infrangendo i sogni nel sapone caldo e nei pompini fatti male.
Si può mangiare anche senza aver fame e scoprire che è già domenica ed esser in arresto nella vuotezza, in quei sei discorsi che ruotano intorno al tavolo e nelle calligrafie delle biro rubate con orgoglio, rubate dopo aver fatto sesso ad occhi aperti e dopo aver chiuso la finestra per preservare ciò che resta del cosmo.
Tutto sommato il mondo si palesa spesso durante le ore notturne, e questa notte fa molto caldo ma a noi non importa, perché siamo diventati già grandi nella raccolta differenziata e se il mondo si dimentica di noi in fin dei conti è tutta colpa del metabolismo.

“Non si può compromettere l’immortalità degli dei rendendoli vivi solo per un ingenua copulazione infrasettimanale.
I mostri che ci circondano nelle nostre teste, nei logaritmi ascetici ed abbondanti di cui perdiamo spesso il conto, risorgono soltanto nell’evidente sovranità del sesso e del cibo, che con regolare affezione continuerà a salvarci e a renderci un pò meno verdi. Dopotutto non si può compromettere l’immortalità dei belli rendendoli vivi solo per una puerile scopata feriale. Gli dei continueranno ad esser dei, ed i brutti non cercheranno più alcunché nei loro simili e perderanno la rara occasione di essere finalmente felici ma unicamente facili.”

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