Bisessualità fotografica di una Tokyo in bianco e nero. (Pt.1)

“Tokyo in bianco e nero è bisessuale ed astratta, Tokyo in bianco e nero è un’icona pop glitterata che con la propria soft pornografia si stabilisce nell’esistenza come linee sulle mani, il suo impatto è cosi forte da ricordare uno spremiagrumi schiantarsi dritto sul proprio occhio migliore.”

 

In questo stormo continuo di bla,bla,bla un nigiri al salmone ci salverà l’equilibrio e ci proteggerà dalla misantropia dell’aria condizionata, dall’umidità cristallina che fuoriesce dai seni minuti e dalle gambe delle ventenni già scottate, ancor prima, di assaggiare la propria limonata corretta ed il proprio ragazzo sbagliato. Bevo da una cannuccia di plastica mentre giro per le strade di Tokyo, ho un dito all’insù da tre ore e provo a chiedere un passaggio verso la foresta, il mio viso è sudato e la camicia ha più maniche del solito, in un supermercato si ruba pornografia direttamente dai fumetti e la severità si lascia andare solo se trattenuta da due bacchette color carne. Giro per le strade di Tokyo ed è tutto così diverso da metterti a proprio agio, gli odori inebriano il ricordo che hai del vino e dell’infanzia, i denti cadono solo nei sogni e il ritardo è una costante bolgia grigiastra da cui non si riesce più ad uscire, neanche, corrompendo le proprie lancette con del “sano” shakerato in qualcosa che va fatto solo per strada. Giro per le strade di Tokyo ed ho una mano stanca da una fotografia, le urla degli attraversamenti pedonali in qualche modo creano calma, il rumore di chi mangia succhiando un piatto di pasta e di chi succhia la vita direttamente da un cazzo crea condivisione, anche se la vita qui la si fa di nascosto perchè dopo una ruota su un prato, dopo essersi puliti dal sangue che fuoriesce dalla bocca ogni qual volta che si ama, bisogna ricominciare a tener la destra sulle proprie scale mobili. Sono le 22:37 e per non sporcarmi giro intorno alle nausee e alle decorazioni floreali, le case sono più basse di un uomo, degli udon fischiettano, l’odore di tabacco si sente anche da qui, un genio si perde dentro una slot ed io continuo irreperibilmente a leggere il diario di Yan visceralmente ingenuo ed impreparato alla vita.

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