La forma spiegata.

Con un dito nel deretano ho esplorato la galassia e tutte le emozioni raccolte dentro di me, dentro uno stomaco, dentro un polmone e mezzo, dentro una congiuntivite.
Con un dito nel culo ho esplorato il mio universo e con la mano sinistra ho cercato di capire se il cuore esiste davvero o è soltanto un’invenzione per giustificare il bene ed il male, un’ordinaria scusa al sesso dopo il terzo appuntamento, un pizzo nero pronto a coprire un dolore.

Con l’indice dentro il mio tronco sono arrivato all’intestino e ho purificato ciò che resta dei vizi, della frittura di pesce e dell’amaro lucano bevuto ieri sera, ho perso il fiato per aver corso troppo, per non aver letto i messaggi giusti e per aver chiesto troppe poche volta scusa e deragliato con delle cianfrusaglie inutili che odorano ancora di te. E se il dito si avvicinava al cuore la realtà si rivela e ti senti fatto di vita come aria nel naso, fatto di nostalgia come mansarde in paese, fatto di escrementi creativi, di naftalina e di tutti quei pomeriggio al parco dove le gonne educatamente si alzavano per scopare calzini bianchi e bibite gasate.
I dettagli si rivelano anche se non sai guardare oltre, i contorni si denudano ed incominci a veder le cose sfocate e delle donne con le trecce, delle foto di rito prive di originalità , degli uomini indossare delle crocs colorate per sentirsi emotivamente in ordine con la moda, delle labbra rifatte indossare una donna senza figli, dei figli comprare delle sigarette morbide, una coperta bruciarsi con delle promesse di carta mentre il sudoku della domenica continuerà inesorabilmente ad avere errori. E se le natiche sono l’inferno poco più su c’è il purgatorio, fatto di merda profumata, dove hippie e banchieri convivono insieme ai battiti cardiaci e alle coliche dei weekend, insieme alla bocca sporca del sabato mattina e alle erezioni atomiche di fine estate, e se fa cosi freddo proverò a sedermi sopra la mano per sentirne l’inverno ed il calore dei giorni rimasti, l’ardore dei giorni sprecati, la puntualità dei giorni contati.
Il cuore invece fa male e redime l’idea del rosso e della forma, quella che nessuno ti spiega, immagini tutta la vita la forma del tuo cuore e quando lo tocchi capisci che è totalmente diverso da come te l’aspettavi perché nessuno ti ha mai spiegato la sua consistenza, la mano invece ne percepisce i battiti anche se con il passare del tempo aumentano e si batte sempre di più per egocentrismo, come un tappeto che perde cosi tanta polvere da invecchiare senza una parte di sè.
Io vado via e lascio dentro di me qualcosa di me, lascio dentro il tuo germe per poterlo vomitare quando sarà opportuno ed espellerlo per sempre, lascio dentro di me le cose che non voglio sapere e la conoscenza delle cose sbagliate, lascio dentro di me un dolore per digerirlo meglio, lascio la fotografia del tuo seno per ricordarlo per sempre, lascio le nostre iniziali su qualcosa di tangibile per sopravvivere all’incongruenza delle emozioni, lascio il tatto per tutte le volte che non riuscirò a sentire i sentimenti, lascio la mia onomatopea per riuscir a dirti ciò che provo, lascio una calcolatrice per sentire l’immediato, lascio il biancore per ricordare le albe che ho dimenticato, lascio l’odore che ho di te per riconoscerti tra centinaia di colori, lascio le chiavi dove sai tu e le strisce dove non fa male, tanto prima o poi torno e se poi non torno guarderò i tuoi occhi commestibili e ti conoscerò per tutta la tua vita prima della mia, perché non si può conoscere se stessi se prima non si passa dagli occhi e dal culo.

 

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