Ritratto d’amore senza titolo.

Scriva, la prego.
Scriva, la detesto.
Scriva e mi porti via dal mio ufficio di carta, dall’anoressia e dalle gallette di riso che odorano di lana.
Scriva la prego e mi circoncidi l’aspetto, mi modelli in una lenta navigazione e se vuole, mi scopi pure, con delle parole carine e se le piace anche con qualcuna volgare; mi scopi e stia tranquillo non mi pensi troppo, pensi piuttosto al tempo che scorre troppo velocemente e alle ventate d’aria fresca, mi scopi senza promesse le assicuro che basterà per scoprire che tra le gambe anche il cervello può sanguinare.
Scriva la prego e mi scopi con gentilezza dentro una giornata storta, e non mi giudichi male quando scoprirà che ho mandato tutto a puttane con le sorprese e i cioccolatini, con le rose e le calze bucate, con chi ho dimenticato senza volerlo e con chi non dimentico e vorrei farlo.
Scriva la prego e mi venga dentro come un ragazzino, oggi fa così freddo che ho venduto i suoi desideri in cambio di una fotografia, ho cosi fame che prenderei la tua frivolezza per farne del sapore, scriva la prego e si ricordi che non so nuotare e che l’alta marea mi spaventa, anche se è soltanto la frase di una stupida canzone.
Scriva la prego e menta davanti alle mie lacrime, dinanzi ai miei orgasmi, menta davanti alla mia età e mi saluti per l’ultima volta dicendomi che sono bella, come quando dalla fessura delle tue porte mi spiavi inerme attendendo la mia fantasia.
Scriva la prego e menta spudoratamente davanti ai suoi simili, menta e compri un deserto per poter vedere la nostra età, per poter massacrare il valore delle frasi dette di nascosto, dette sui cuscini pieni di vomito, tra le strade sporche dei quartieri del nord e dentro i tram, dove per due bicchieri ci si sposa senza abito bianco.
Scriva e si ricordi di bere l’inchiostro, si ricordi di perdere l’orientamento e di pisciare fuori dalla finestra, sopra i suoi nascondigli, sopra le idee migliori, sopra i ritorni, sopra le scuse per non esserci, sopra i denti sporchi e dentro le allucinazioni, che sono l’unica cosa che ricordiamo davvero; pisci fuori anche se fa freddo e poi ci torni là sopra il giorno dopo, perché il cattivo odora ricorda l’infanzia e le mani di uno zio sporcare il bianco con il nero, spargere i proverbi per coltivare l’attenzione e per ricordarmi che dopotutto il cattivo odore cancella il passato e toglie vie le punture delle meduse e i veleni dalla seta.
Scriva la prego e mi tolga la curiosità, mi tolga il malinteso e l’intelligenza, le domande necessarie che mi pongo troppo spesso, mi tolga il senso civico e il senso nelle cose, mi dia il brivido delle speranze nelle cose senza speranza, mi ridia il suo volto quando mi chiamava e mi diceva che avrei capito. Scriva e mi tolga la lucidità e la matematica, la chiave e i lividi sulle natiche, scriva e mi tagli con la sua carta grigia, mi faccia scomparire dentro una tossica e mi dica che senza più nuvole gli stati d’animo non sono reali, e poi mi lavi la bocca per tutte le cose che penso.
Scriva la prego anche se è terminata la nostra desolazione, la stessa che ci rende vivi e ci fa venir voglia di volersi bene dentro le vasche di campagna, scriva anche se senza regole è terminato il testo, tanto non ci ho mai capito nulla ed è proprio questo quello che mi è sempre piaciuto, da quando non ho imparato a leggere in pubblico e a piangere di nascosto mi piace non capire, e so che quando riuscirò a farlo anche la tua miopia si fingerà lucida per poter rivedere il nostro incontro; senza avvisare le parole son terminate e noi non vediamo niente di nuovo, ma è proprio questo quello che cerchiamo, i dettagli e un posto dove andare, chilometri da percorrere per scoprire che l’unica realtà la si può trovare sotto al letto, tra la polvere lasciata da chi ti vuole bene e una scatola ricca di impronte, può dimenticarne il nome, il volto, le notti insonne, ma non scordi mai l’unica cosa reale, la sfumatura.

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