Previsioni meteoropatiche uno. ( 12/11-18/11)

“Sono così apatico che spero ci sia sempre un po’ di pioggia per sentirmi solamente meno in colpa”

 

Lunedì: 

 

Il giorno è caratterizzato da spasmi faticosi, sterili angosce e da suore che non rubano mai. La bassa digeribilità è data soltanto dal vino economico e dai progetti futuri non prestabiliti necessariamente nel tempo, scoprire che per non dormire basta semplicemente voler dormire non aiuterà i gesti a consolarsi e le moke a farcelo diventare duro. Così le stelvio moriranno lentamente anche oggi, mentre un nome si ripeterà sulla cronologia e sul battere del tempo.
Di passaggio si intensificheranno gli inglesismi ad “est” e la pornografia a “nord” in questo modo cercare “monday” contemporaneamente su Apple music e Porn hub non farà altro che rendere Ludovico Einaudi un porno divo. 
Nel pomeriggio le foglie cadute sotto casa non reggerranno il confronto con gli stempiati in piazza e saranno determinanti per scegliere in quale supermercato, enoteca o divano spendere le ultime ore del giorno. Infondo anche oggi volevo repubblica ma mi è toccato il tempo che parlerà ancora  di silicone e circoncisi, ma solo quelli italiani. Dopotutto Il sole oramai manca da 21 giorni e dio come si sente. 

 

Martedì:

 

Con i sensi di colpa per aver scelto il dolce al salato Drake, Franck Ocean, 2pac e gli Artic Monkeys non basteranno a non far precipitare ancora dell’acqua dai balconi. Cos’altro se non una rosetta al cotto, del freddo sulle mani, della scienza tra le gambe ci salverà? L’umore infondo incide sempre sulla schiena e lo sperma si mischia ancora con la polvere del letto e con una fossetta felice. Scopriamo tardi che Il martedì fondamentalmente è un calza scarpe che tende spesso a dimenticarsi della propria esistenza e utilità, eppure né esistono anche di lunghissimi. 

 

Mercoledì: 

 

Il momento in cui ci si mette a contare le sigarette, a toccarsi la pancia, a misurare la vita rimasta con una zuppa pronta ricoperta da crostini arriva sempre, e anche se cancellare i peccati dal rullino e  preferire i bar brutti a quelli accoglienti può apparire come una soluzione; beh non lo è affatto. Così come non serve a nulla ricordare com’era bello poter rimanere a letto tutto il giorno, svestiti e ignari di ingrassare e di dipendere da un altro respiro. Aspettarsi così banali e rammentare non fa mai bene, questo lo dice anche il mio biscotto della fortuna (che non si limita mai a portare fortuna) soprattutto se ci si è dimenticati dell’ombrello o se per una piccola rivolta sociale si farà a meno anche di quello per sentirsi fortuitamente invincibili. Pioverà. Cazzo se pioverà.

 

Giovedì: 

 

Nella metà settimana in un condominio senza ascensore e la tra le vertebre di una neo laureata ci si scopre sempre un po’ più apatici: apatici che non mi diverte neanche più quello, che piuttosto preferirei dormire, finire una serie nuova vista in ritardo, fumare tre sigarette per poi tornare ancora a dormire e magari svegliarmi a Parigi o non svegliarmi mai più, bere il caffè in cialda più brutto di sempre e aver voglia di scopare solo in bagno. 
Il giovedì sarà il punto più alto dell’apatia e può coincidere con l’insoddisfazione lavorativa, la ricerca di qualcosa e la consapevolezza che l’estate, sia passata che futura, è incredibilmente lontana. La criticità di questo alto momento apatico però passa velocemente proprio come i giovedì in cui si finisce ad esultare per la brina, la nebbia ed il grigiore umido che tanto “almeno non piove”.

 

Venerdì:

 

Se la “partecipazione virtuale” agli eventi è direttamente proporzionale con le proprie attitudini sociali, il nostro venerdì sera finirà in viale tunisia con un gin tonic e Alberto, la cui cintura non regge più da un po’ le gradazioni e il surriscaldamento globale “che tanto poi la raccolta differenziata si fa sempre un po’ da sola”. Ci sarà dunque il sole solamente per cadere in tentazione, per colpa dei nomi con la A e voglia di sesso orale.

 

Sabato:

 

Quando ho capito che il sabato sera potevo passarlo a bere su un marciapiede o dentro casa, ho capito di aver sottovalutato l’avvenenza delle moquette, dei divani e delle lingue straniere. La meteoropatia al sabato incorona il nostro vuoto e ci rende puntuali alla vita in un mercatino finto inglese, nei buoni affari, in un pranzo meritevolmente marcio e in quelle bollicine fresche che a fine serata ti fanno sboccare e sporcare il bianco. Così prima dell’alba non ricordi più l’utima volta che hai sentito Mina, acquistato qualcosa che ti piacesse davvero, fotografato una stanza. Dormi alle quattro che non è primavera. 

 

Domenica:

 

I bambini piangono se le campane suonano, i soliti esultano se la domenica è di domenica. 
Occhiale scuro e collo alto ci precipiteranno addosso come pantaloni in tartan e a novembre e le cuffie in cashimire, il brunch è previsto senza sale e con del porridge indiano. A tratti il sesso domenicale, assieme alle nubi da sudovest, si rivelerà il migliore della settimana, e senza dubbio il tatuaggio sul ventre piangerà lo stesso dal dolore delle prime volte, quel momento prima di spegnere la luce, dopo aver divorato sushi d’asporto è significativamente l’ultimo della settimana che rende liberi e  accantona la meteoropatia per qualche ora, sempre, forse, in qualsiasi modo. 

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