Previsioni meteoropatiche quattro. (Se smettessi di pensare a cosa penseresti?)

Lunedì

Adesso che non c’è più il sole ripenso alla pelle calda e allo zucchero dei ghiaccioli sciogliersi su di noi, mi chiedo dov’è che va a finire l’abbronzatura quando va via e quando ci addormentiamo su un lato solo. Mi chiedo chi siamo diventati dopo i nascondigli tra le aiuole e nelle limonate con le placche alla gola.  Mi chiedo chi ha lasciato che il semaforo diventasse verde nei giorni in cui dalla macchina non si vuole scendere. Ho pensato al flusso di coscienza e all’eroina che leggiamo in un pensiero sconcio, maldestro, come le mani di chi non sa stringere bene il ricordo della prima cotta e dei sandali di paglia, dell’odore dei copertoni e dei freni a bacchette. Così mentre piangevi nel parcheggio ho scritto che “dentro ogni attimo c’è un po’ di bellezza” ed anche se non ricordo cosa volessi dire l’ho usata contro di me per rivendicare l’astinenza dal weekend già il lunedì. Le sepolture sui visi ci caratterizzano, la presa a male dei primi piedi gelati e le correnti in metropolitana contraddistinguono l’insonnia della domenica ed i suoi sogni in dormiveglia, ancora non così tanto squallidi da farci resistere almeno fino all’ascensore. Forse aveva ragione il mio vecchio professore di recitazione a dire che: “È sempre meglio una grande cacata di una mediocre scoreggia”. Lunedì, ti prego, sii la mia diarrea. 

Martedì

Mi piacciono i film coreani, la tecno punk, gli scrittori indiani. Mi piacciono i preti ortodossi, la Catalogna, la patologia, la penicillina, i taxi abusivi, gli stivali in pelle e le schiene sbagliate. Mi piacciono i corvi, le lettere tonde, le tovaglie a fiori, dormire senza amore. Mi piace prendermi bene ziì… e scrivere versi sulla carta da parati, mi piace deglutire piano e piangere sui corpi spogli e sulla panna. Dopotutto, che senso hanno le associazioni libere se poi in tram non ci guardiamo nemmeno?”  Martedì sarà il giorno più rivoluzionario di sempre per noi meteoropatici, le previsioni cambieranno spesso nell’arco della giornata e ci sentiremo costantemente posti difronte ad una svolta, così saremo autoreferenziali ed improvvisamente tristi ma sollevati, un po’ come quando non si è troppo veloci per annullare il prossimo episodio su Netlix. Le previsioni dicono che al mattino la spaesatezza si celebrerà con un vuoto di memoria, a pranzo si arrossirà per poco e la sera si proverà a scopare solo per evitare di pulire casa. That’s’it.

Mercoledì 

Il mercoledì è un po’ come Vittoria Gallitelli, la mia compagna di classe che in terza elementare, cadeva per terra di proposito solo per regalarsi una scusa su cui piangere. Kanye West non era ancora nei suoi pensieri e se ne sarebbe preoccupata poi, con le lentiggini sempre più in estinzione, con le cinture di vernice, con le Pespi sgasate bevute nei cessi della scuola quando, per ritagliare un po’ di viso alle sue amiche, si fingeva di conoscere l’amore. Dopotutto senza preoccupazione delle cose ancora non accadute si dovrebbe vivere meglio, così mercoledì sarà solo un mercoledì anche se pioverà e la speranza verso un sabato di sole pillole e sole pallido si sgretolerà facilmente con i compromessi da realizzare per arrivare vivi al giorno successivo. Il lievito asseconda le cattive abitudini e ne instaura di nuove già malate, le tempere si stemperano in un batter d’occhio e la decade si misura con la lana incastrata nell’ombelico. Si invecchia facilmente ma adesso perlomeno Vittoria non cade più.

Giovedì

Il tempo scorre su un tempo già troppo ripetitivo per essere ripetuto ancora e ancora e ancora. Come una poesia slava e un amore moderno ci confonderemo nel rumore delle obliteratrici che con il passare dei mesi diventa anche peggio di quello della sveglia. Giovedì le suonerie e i dialoghi dei vicini velocizzeranno i tormentoni estivi e ci aiuteranno a  dimenticare i cani che abbaiano in prestito sotto la nostra finestra. Moltiplichiamo l’odio facendolo diventare generale come una congettura, accarezziamo in pausa sigaretta e realizziamo a fine giornata, nonostante l’immagine di un calzino bagnato dentro una scarpa ci tornerà sempre in mente alle prime previsioni del tempo sbagliate. Reagire agli audio superiori al minuto e un ristorante di sushi costoso sono le soluzioni ideali per entrare nel venerdì già un po’ ubriachi, dopotutto il biscotto della fortuna è stato chiaro: “Congratulazioni amico sei ancora qui, adesso e preparati a sboccare.”

Venerdì 

L’odore dei primi orgasmi, la carta di caramella dentro la tasca, le illusioni dei capelli appena tagliati, la lana a quadretti, il cestino del pane. La sintesi del venerdì è una cassetta motivazionale sugli esercizi di fitness e sui viaggi di Natale, la compri ma inizi a guardarla solo il lunedì. 

Sabato

La pioggia del sabato ci aiuterà a trovare ciò che avevamo perso sotto al letto, anche se Genova è troppo lontana per poterla vedere dalle terrazze del centro ed il mare si sentirà solo tra i capelli dopo aver fatto il caffè o in un semantica scopata da sbronzi la sera prima. Se l’ora è sbiadita sugli orologi bisogna solo accettarlo lasciandosi alle spalle l’apatia settimanale per sentir meno la posa dei rientri e le dita dei piedi,  le energie di chi si sveglia preso bene o di chi, in una sosta in doppia fila, decide a chi scrivere il proprio buongiorno. Sabato è una cerniere in attesa di aperture mentali da parte di terzi. Weekend, forse, non t’ho mai capito. 

Domenica

Scegli la torta della nonna anche quando non c’è più sensibilità nello scatolame, nei dolcevita diabolici, nelle lane, nelle mercificazioni dell’umore, nei pronomi semplici e in quelli difficili, nelle strade di campagna, nelle gocce di mare sui palmi delle mani che si aprono solo per uccidere mosche. In che necessità si riconosce la necessità non l’abbiamo mai scoperto, dopotutto le foto scattate ieri servono solo a ricordarci chi siamo diventati dopo un bacon cheese. happy sunday and buona bolognese. 

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