Previsioni meteoropatiche cinque. (Milano cosa sei?)

Lunedì 

A Milano c’è la nebbia e la soft pornografia su Rete Capri. A Milano c’è Rete Capri. Nello stesso giorno in cui scopriamo che la capitale del Nicaragua è Managua, i segreti del sesso tantrico, le battute sul caffè all’orzo, il vero colore dei capelli della Nonna,  ci accorgeremo che mancano ancora quattro giorni al weekend e ai propositi di fare schifo dormendo e di non dormire per fare schifo. Irrequieti ed immotivati movimenti temporali faranno tramontare il sole con qualche minuto di anticipo compromettendo la stabilità dell’ordine e le cotte del primo pomeriggio. In questo modo si sognerà il Portogallo e qualsiasi posto dove si possa percepire l’odore di salsedine e di pietre calde, si penserà al logorio dei rientri a casa per il Natale e a quel cuore un po’ fermo e un po’ incapace di reagire allo scorrere del tempo sul viso dei tuoi genitori, agli abbracci sospesi, ai litigi evitabili, alle parole non dette, ai piatti fondi, al numero delle posate, ai sacchetti della spazzatura, alle calamite sul frigorifero, alle lampadine funzionati, all’ammorbidente, ai cuscini comodi, alle foto di carta, alle carezze naturali di vene varicose. Così con il vuoto che si arrampica sul cappuccio delle felpe e le salse nelle caesar salad ti accorgerai che “Il tuo rider è Aarif” sarà la più bella frase che sentirai nell’arco dell’intero lunedì. 

Martedì

In una giornata in cui il sole esisterà dalla mezzanotte del giorno prima ci sentiremo meno in colpa dei malumori degli altri, delle parole promesse, dei congiuntivi sbagliati, delle salse al pomodoro troppo acide e dei calzini indossati con le Birkenstock. Ci sentiremo meno colpevoli dei portachiavi lunghissimi, degli amori appena nati e di quelli mai finiti, delle sode calde, del tappo del vino, degli abbracci spezzati per colpa dell’aria condizionata. Il martedì è ruvido come la carta igienica di un bagno pubblico, è pudico come i muri del cesso di una scuola francescana, è infame come la percezione di un freddo che ci circonda la pancia e stupra le ossa. Con la carenza emotiva e il menefreghismo dei giorni dispari, le promesse fatte di domenica pomeriggio si cancelleranno senza indugi con il toner rotto di una fotocopiatrice. Così in assenza dei colori su un foglio in bianco e nero potremmo decidere di che colore essere dopo le sette di sera e quali dita sporcare per cena. Con le mani si mangia meglio, si ama con semplicità e si rovina di più.

Mercoledì

Dammi la possibilità di vedere agosto, di sedermi su di te, di scoprire le scogliere. Dammi la possibilità di leggere un tatuaggio, di correre il rischio, di cadere sulla carta da filtro.” A cosa serve ricordare se poi non ricordiamo più? Da adesso penseremo all’estate come qualcosa che ci ha commosso, così ti regalo una foto del mare anche se hai detto che non ci credi, anche senza dipendere da quel tempo trascorso a guardarci tra le bretelle di una canottiera e a scorgere le proprie nudità tra le trasparenze della controra. Abbiamo superato la fase di dire che il sesso non ci piace e ci dimentichiamo delle feste proprio come del ferragosto e dei nomi conosciuti in discoteca. Il mercoledì ci riempierà il cuore di nostalgia e in quelle pause in cui il cervello si spegnerà per qualche secondo la dipendenza esisterà ancora. In questo modo nelle pellicce sintetiche e nei tabacchi che non macchiano più neanche i denti, il fondoschiena e le t-shirt colorate, ci renderemo conto di non dipendere da un’idea, ma di iniziare a farne parte. 

Giovedì

Un sorriso ti farà cambiare idea sul programma di scaricare un’intera stagione da consumare tra le coperte come un amore estivo. Penserai che basta poco in fondo per essere instabili: un po’ di sole, un sopracciglio più alto del normale, intravedere dei denti e la colla di pesce che incredibilmente addolcirà ciò che puzza sempre un po’. Ci spaventano i prossimi sei mesi, ci incupisce l’idea di una primavera che ancora non arriverà, così per i modi di scappare premeditati e permanenti ci rivolgeremo alle agenzia di viaggio, ci scontreremo con quelle delle entrate, ci mancheranno quelle matrimoniali. In uno spazio tempo concorrenziale con l’apatia, simile a quella che si vive nei giorni di Natale, rinasceremo ancora più forti in un cappotto di cammello “già visto” e in un mondo in grado di apparire disincantato solo dopo gli effetti dell’autoerotismo sulla città. Una rosa muore dopo esser stata regalata solo per far ridere quattro gli amici.

Venerdì

Senza la notte non ti penserei, senza la crisi potremmo farlo sul parquet vero, senza la corda potremmo saltare ugualmente, senza il disgelo potremmo avere meno freddo e dormire più vicini, senza i vicini potremmo urlare più spesso e sperare che i saluti agli aeroporti ci facciano meno male. Questo Venerdì ci distaccheremo dall’ansiogena necessità di fare qualcosa di speciale a tutti i costi e per una notte saremo liberi per davvero. Per interrompere quella frenetica voglia di cibo e festa potremmo optare per gli sguardi che si riconoscono senza preavviso, in un posto affollato, non programmato e in un orario casuale. Renderemo omaggio al Venerdì con del vodka Martini e una selezione indie, in questo modo, con un po’ di cliché addosso, intorno a noi: Tommaso Paradiso canterà, la luci si spegneranno e quel tizio chiamato sindaco spaccerà in bagno, in auto e tra le porte delle aree fumatori. Così ci chiediamo cosa sia realmente Milano se non il discorso interrotto tra due che litigano, se non il presentimento di un giorno di pioggia e di scarpe sbagliate, se non una caldaia rotta e un calzino bianco, se non la voglia di tornare presto a casa per depistare la forza bieca di chi si vuol sentire forte nel non volersi girare dopo un addio. Mi chiedo cosa sia Milano se non una sboccata in taxi e un amore consumato ancora vestiti, se non il colore di un drink bevuto per la strada con quel presentimento di pisciarsi addosso.  Milano, cosa sei il venerdì sera?

Sabato

“Ah zii ho visto un film de Kubbric e mò c’ho voglia de mec!” 

Sabato forse pioverà, pioverà sui film di Stanley, sui sacchetti umidi del cibo d’asporto, sugli orizzonti degli altri, sui polpastrelli bagnati, sui miei polmoni, sui tuoi genitori. Pioverà sui cristalli liquidi, sulle previsioni di aprile, su un gesto d’amore, sulle scorie di ieri, sulle cosce di oggi, sulle dichiarazioni nei cessi. Pioverà sui pensieri sconci, sulle fabbriche sporche, sui motorini a noleggio, sulle Clarks nere. Pioverà sulle pance gonfie, sul bacon crudo, sulle cadute di stile, sugli orecchini tondi, sui tatuaggi brutti, sui nonni, sulle parole dimenticate in metropolitana, su quelle scritte in ascensore, sul sesso anale. Pioverà, ma nella prima pagina di un libro di Stephanie Boudrume c’è scritto che  “la pioggia è l’unico modo per capire cosa cercare subito dopo.” Prima regola del Sabato: ricordarsi di segnarsi tutto.

Domenica

E ci siamo anche un po’ rotti le palle degli artisti su Instagram, delle poetiche dozzinali, delle espressioni facciali, delle creme per le mani, delle cose che si dicono, della felicità assoluta, ma assoluta per chi? Domenica ci riempiremo lo zaino di mele e marmellata fatta in casa, di un progetto di fuga, di un albergo a tre stelle, del liquore prima di cena, dei messaggi cancellati, delle forme fuori ai finestrini, degli incontri casuali che casuali non sono mai. In punta di piedi cercheremo di arrivare più in alto possibile solo per comprendere le vertigini e i vuoti interiori che senza preavviso e raziocinio si palesano in pochi metri quadri, in piccole pause, in poco seno. Delibererai di nascosto un bacio che non hai ancora dato, guarderai le finestre degli altri per trovare ispirazione dalle vite normali, così riluttanti e pacate da sembrare migliori, così ordinarie da avere vestiti stirati e un tostapane e dimenticherai la domanda segreta del ripristina password. È sorprendente come era già tutto previsto, una coperta troppo corta per le domeniche lunghe e buttate via senza dirsi poi chissà che cosa, senza essere troppo buoni, senza salse per essere soddisfatti, senza cinema, senza buio, senza amore per se stessi. Era già tutto previsto e noi meteoropatici lo sapevamo già.

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