Previsioni meteoropatiche tre. (Dove vanno al mare i tedeschi?)

Lunedì:

Sin dalle prime ore del giorno sono previste basse temperature, occhi cerchiati e vuoti da colmare. Tre elementi del tutto chiarificatori del perchè continuiamo a dimenticarci così facilmente dei soffritti, degli onomastici e del Friuli Venezia Giulia. Così mentre Parigi brucia ancora, un pò bruciamo anche noi, amalgamati in un omogeneizzato saporito ma fortemente calorico. Questo ci riserva il primo lunedì di maggio con le sue perturbazioni da nord,  sole da sud, ventidue gradi da est e spifferi dalla finestra vicina al divano, la solita, quella lasciata aperta per smaltire la puzza di fumo, il poke proteico, il primo maggio, le fette di pane bruciato, gli incensi da strada e le pagine dei libri lasciati a metà, non letti e forse neanche mai comprati. Inadeguatezza meteorologica e apatia urbana, sono le certezze da cui partire in una settimana apparentemente lunghissima che si traina a sé la triste verità che per i pomeriggi al parco, forse, non siamo mai stati pronti. 

Martedì: 

Se la sveglia non suona è solo colpa degli ultimi episodi, delle diete dukan e delle cannucce capovolte e morse per evadere dall’imbarazzo delle ferie d’agosto e da tutti quei profumi che non riesci a ricordare, così gli aut aut soliti e banali ritornano puntuali come i fiori sulle camicie a maniche corte, dando persino un valore alla noia e all’impossibilità di scegliere tra dilemmi banali e ripetitivi: dove si getta l’umido?
In questo modo il martedì ci delude ancora rivelandosi a noi nuovamente insensato e superfluo, un pò come le intro delle canzoni sudamericane che incominceranno sempre nello stesso identico modo: con una telefonata.

Mercoledì:

Ti sta bene il meteo addosso, il tatuaggio sul polso, la vita stretta, l’odore di balsamo, la Nuova Guinea, ti sta bene la memoria corta come una gonna da cui è possibile intravederne le scuse, i permessi e le pause di riflessione. 
Questo mercoledì ha l’insano compito di esaltare in maniera del tutto immotivata le coscienze, le aspettative e le liquidazioni. In questo modo inizierai a rimandare tutto alla prossima settimana, detestando l’idea di ritrovarsi tra sette giorni in incognito a monitorare l’insana voglia di sconfiggere il male con una Marlboro light e un testamento non scritto, capace però di promettere la felicità nei giorni pari. 

Giovedì:

il tacchino è un pollo meno saporito, un po’ come il giovedì: il giorno più apatico della settimana. Per non morire di apatia non serve andar lontano, bisogna esser pronti e  munirsi di fiori di plastica, bordi di pizza e lieti fini. Se si farà tardi non vale e se vale far presto allora bisognerà far tardi. Confondete in modo machiavellico le vostre convinzioni, le vostre doppie punte e film preferito. Il giovedì è solo uno sbaglio meno saporito rispetto a quelli già confezionati per il weekend. 

Venerdì:

Arriverà  quel momento in cui non saprai distinguere tra il venerdì e il sabato, tra la disco e la  destra e quella vita che ci prosciuga l’anima e ci gonfia contemporaneamente anche la pancia, che ci fa perdere capelli e allunga le giornate rendendole minuscole e piccole, corte e insane. Venerdì è un sollievo ma anche una condanna all’obbligo di dover insistentemente riempire una serata, svincolarsi dalle nottate ci renderà leggeri e liberi di vivere la propria inerzia come un rapporto d’amore malato fondato sulla gelosia a favore del proprio ego.

Sabato:

Il sole delle 12 e 30 ci farà sentire colpevoli, lo sciroppo d’acero negligenti e gli stereotipi un pò più vivi. Le scale mobili, dunque, sono il giusto compromesso da raggiungere nei confronti della nostra neghittosità, ci porteranno un pò più in alto o più in basso rispetto alle attese. I cinema chiuderanno un pò più tardi e le canzoni da ascoltare continueranno a non cambiare, nonostante la voglia di fare ci sia ma non sapendo esattamente cosa si finirà per non fare, ma è giusto così. 
Consiglio del giorno: Diffida da chi usa le tovaglie. 

Domenica:

Ho parlato di te al mio psicologo ma non ti ho ancora presentato ai miei genitori. Ti ho scritto una dedica con la salsa di soia su un foglio di carta all’ombra dalle luminarie, e oggi prendo un mezzo per assomigliare ai finestrini, io te l’ho detto che Milano non ha confini ed è proprio vero, siamo come legna da ardere per pizzerie.”

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