Previsioni meteoropatiche sette. (È quasi sempre già venerdì)

Lunedì 

Adesso che abbiamo inesorabilmente aumentato le sigarette, le taglie, le porzioni, i ritornelli, le dita, la fame, aumentano anche le preoccupazioni prima di un bacio, i versi, gli spazi, la seta, il fresco lana, il finto lino e tutte le complicazioni a cui siamo abituati per un po’ si affievoliranno in un centrifugato di frutta e verdura. In questo lunedì ci portiamo addosso le conseguenze del sole sulla nostra pelle scoprendo che siamo diventati impastati e diversi, lunghi ronzii di portoni che ci accompagnano fino all’ascensore. Siamo  diventati “amour imaginaire”, un arrangiamento francese, una serata senza autan, un sentimento vulnerabile, qualche frase di De Andrè, “je suis désolé”. Esistenzialisti fragili, politicizzati asettici, giovani che si sentono vecchi, padri che si credono figli. Così con i detergenti per le mani continueremo a sballarci, con un ballo di gruppo ricorderemo l’esame di terza media, con i finestrini abbassati e la salsa allo yogurt ritroveremo l’odore della pasta fatta in casa e il gusto anche dove non c’è. Lunedì ci renderemo conto che senza l’estate non ci penseremmo più, senza l’angoscia ci ricorderemo qualche nome e senza ventilatori sogneremo meglio. Ci renderemo conto che da un po’ di tempo a questa parte il lunedì ha cambiato vesti e ha scelto di essere più libertino e smanicato in favore di tatuaggi, decoltè e collane con le iniziali. Forse anche noi dovremmo iniziare ad imitare il lunedì che continuerà a mostrarsi come del silicone appena impiantato, e anche se sappiamo che è tutto finto alla fine ci piace lo stesso

Martedì

Martedì sarà il giorno in cui tornerai a pensare all’autunno come una forma d’arte, a credere che, nonostante i trenta gradi, l’ombra sia ancora qualcosa da evitare, a decidere che si diventerà sinceri come un paio di mani. Così per un po’ di tempo ci sentiremo come tessere sanitarie, utili solo dopo il tramonto, utili nelle strade deserte, nelle terrazze prive di citronelle, nei rapporti poco sani, nei capelli che cambiano colore, nei tasti troppo grandi, nei ritardi calcolati, nelle sale giochi nuove, nei cavalli a dondolo e nei loro occhi di plastica, così lucidi da potersi specchiare e capire il perché, negli ultimi tempi, si è pensato così poco. Martedì ci sentiremo come cenere su pantaloni bianchi, maldestri e trasandati, ci sentiremo come topi belli dentro, come crudi su un letto di ghiaccio e vertigine, come i traghetti che non trasportano macchine, come un dopo sole su un seno candido, come i raggi di una bicicletta, come agosto sul sellino. Così, anche se non siamo pronti ad ammetterlo, sappiamo che in mezzo al niente ci si ritrova sempre, ci si incarna, ci si stupisce e divide, come il letto la prima sera, come un primo di troppo, come un bacio cafone. E sarà proprio di questo nulla che proveremo ad impossessarci per non pensare a tutte le cose che avremmo fatto se solo avessimo potuto. Martedì scoprirai che la vita sa di cornicione di pizza, che delle volte basta semplicemente chiudere gli occhi e che il futuro è un qualcosa di personale come le frasi sul metabolismo. Il martedì è ufficialmente il nuovo venerdì. 

Mercoledì 

Sognando un caffè con ghiaccio, le alte quote o le basse maree continueremo a chiederci se siamo sempre stati così distratti o se lo siamo diventati, se siamo sempre stati così affamati o è se tutta colpa di Luglio, se abbiamo sempre un po’ dimenticato tutto o sono gli altri che non dimenticano mai. Così, anche se in estate la fame si affievolisce, le nostre migrazioni subiranno costanti cambi di rotta e alterneremo il letto al frigorifero, il telo mare ai marciapiedi e alle loro birre. Torneremo a scoprire le impronte che lasciano i piedi bagnati, il tacco dodici, il dessert, l’amore dovuto, la distinzione tra biscia e serpente, i san pietrini, i giostrai e i Balcani. Torneremo a scoprire il tabacco con un po’ di salsedine e preliminari, gli accendini con la stampa dei tagli da 50 euro in su, le creme al caffè, la fatica delle salite, le orecchie ovattate, i luoghi comuni più’ feroci e che in alcuni posti “la birra costa meno dell’acqua”. Mercoledì come tutti i giorni di transizioni ci regalerà un tocco di meteoropatia e l’ennesima domanda: anche in estate siamo sempre stati così meteoropatici o lo siamo diventati?

Giovedì 

“Ti penso con una canzone stupida, ho barato al test dell’attenzione e sono stato attento, ti ho immaginato in una strofa e ho comprato dei fiori avvolti nella carta, non era la prima pagina ma ti assicuro, neanche cronaca nera. Avvolgo la mente in un foglio da pacco che scoppietta ogni volta che non ho voglia di lasciarti, ogni volta che mi muovo in un centimetro, ogni volta che penso di andare via e non lo faccio. Così stasera potremmo restare e volerci bene fino al prossimo giro, fino a quando le gocce non faranno effetto, fino a quando non dimenticheremo tutti quei “perché” solo per celebrare la sconfitta del sentirsi razionali. Così stasera potremmo immaginare i colori nei film in bianco e nero e amarci fino a quando la testa non diventerà coda.”  Giovedì sarà il giorno più nostalgico della settimana, ci affideremo alla prosa per contrapporre allo scorrere del tempo lo scorrere delle foto, e capiremo che le impronte lasciate sull’iphone sono le stesse che toccano il passato. Ci ritroveremo negli stessi luoghi, negli stessi concetti, in quei discorsi mai chiusi e forse neanche aperti. Giovedì saremo più vulnerabili del solito ma la vulnerabilità è necessaria per prepararsi al meglio al weekend, dopotutto è quasi sempre già venerdì. 

Venerdì

In questa euforica dipendenza dai sì e in quella instancabile convinzione di sentirsi meglio esclusivamente volendo bene, ci sentiremo precoci come dei sottotitoli di un film che anticipano le battute ancor prima di essere scandite. Così, prendendone coscienza, riusciremo a sentirci meglio in tutti quei bastoncini gelato mordicchiati, nelle code di gambero surgelate, in tutti quei nomi brutti, in quelle sigarette fumate alla finestra, nel rumore delle cappe, in quelle schiene distese e deboli, nei taglieri misti, nei buchi chiusi, nelle cicatrici e nelle gambe che tremano nel momento sbagliato. Dopo settimane su divani troppo piccoli e pomodori tagliati alla perfezione abbiamo dedotto che per non morire presto bisogna scegliere il prima possibile da che lato del letto dormire, quali corde toccare, quale detersivo prendere. Dopotutto in questo caldo fine settimana ci sentiremo un po’ come dei tatuatori che, arrivata l’estate, vanno in crisi. 

Sabato

Le nuvole previste per sabato si trasformeranno in una condanna ripetitiva che perseguiterà i nostri pochi giorni di ferie. Il mondo è stabile anche sotto le nuvole, la carta dei libri taglierà le nostre ambizioni nel non voler programmare un altro inverno, fingeremo di esserci estinti in un asciugamano troppo grande ancora per un po’ e senza averlo mai letto per davvero citeremo Dante in assenza di qualsiasi certezza. Agosto è vicino e ancora per un po’ potremmo mangiare con le mani, potremmo parcheggiare ovunque, potremmo capire che l’estate, in qualche modo, si sbaglia sempre. Così come un amore trimestrale prometteremo diverse cose che saranno scordate nell’immediato dopo cena, quando tra una canzone hip hop e una medicina da sciogliere sotto la lingua, sceglieremo una compilation di Smaila. Il sabato di festa è fuori dalle hit parade e per qualche minuto ci farà rimpiangere le maratone e l’assenza di umanità attorno a noi, non si può essere perfetti, ma alle serate non siamo mai stati realmente pronti. 

Domenica

Anche se il meteo è dalla nostra parte, noi non sappiamo da che parte stare. Il sole di domenica si palesa sempre dopo tre giorni, così come il prossimo temporale che ci destabilizzerà in una nuvola passeggera come chi si alza dal sedile subito dopo un atterraggio. Senza neanche chiederci “come stai?” inizieremo a spellare sul naso, sulle spalle, sotto gli occhi. Inizieremo a dirci frasi senza senso, a ridere senza motivo, a scottarci senza amore, a proteggerci in dei “mai”, a conservare il vento d’africa in un barattolo, a legare ad una sedie il pensiero di visualizzare. In un’ora che passa in pochi minuti riusciremo a vivere più sentimenti, passeremo dalla malinconia all’euforia più viva che ci porterà a prenotare un altro ed inesorabile weekend fuori porta. Riusciremo a voler bene alle madri, ai figli e alle scale di casa che ci aspettano da sempre. Forse pioverà ancora una volta, ma ci faremo trovare pronti in una sala da pranzo senza poesia. Puliamoci la bocca per poter fumare e ricordiamoci che se alla fine piove noi possiamo finalmente sputare. Così in una goccia di acqua tonica ho finito per scriverti che amo la deriva ma anche un po’ te. 

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