Limono e mi innamoro

Sono due mesi che cerco di risolvere i dilemmi dell’universo con del formaggio magro e una scatola di brownies alle ciliegie; sono sessanta giorni che provo a fermare il tempo e a reagire alla puntualità, che dimentico di togliere il piumone dal letto «Ma non c’hai caldo?» «Eh vabbè, lo sposti e dormi senza.» Che dimentico di togliere la nuvola dall’iPhone, di scrivere un bigliettino d’auguri convincente: «Caro…», no; «Carissimo…», vabbè; «Auguri!». Ma alla fine finisco sempre per essere prolisso e terminare le giornate in anticipo o in ritardo, rendendomi conto che, in entrambi i casi, non cambia nulla e che la notte è ciclica, il meteo mente con regolarità, le radio non cambiano mai. Cioè, anche nel 2026, c’è ancora qualcuno che chiede una dedica nonostante esista Spotify, e quindi le cose cambiano solo per farle, in qualche modo, rimanere intatte.
Così effettivamente capisco che si cambia tutto per non cambiare e per poi finire a riconoscersi ancora una volta nel modo in cui ci laviamo i denti, nel modo in cui scendiamo dal letto, scrocchiamo le ossa, nel modo in cui profumiamo una stanza, in cui misuriamo l’assenza — «quando vai via, lasci un vuoto» —, in cui utilizziamo vocine per addolcire la pillola, che funziona sempre, in cui rispondiamo male, in cui rispettiamo la fila, in cui descriviamo il nostro modo di vivere incomprensibile difendendolo con quei «Sono fatto così». Ma così come? Non ci è dato saperlo.
Ci riconosciamo sempre nel modo in cui sputiamo nei lavandini, per strada e dalle finestre condominiali, tipo quando da bambini si faceva a gara a chi sputava più lontano e si finiva per bagnarsi le scarpe, le punte, le mani.
Sono tre settimane che, con un cucchiaino di plastica, provo a scavare nell’esistenzialismo più becero e in ciò che resta dello yogurt greco, dei nostri picnic, della carta igienica conservata sotto le suole, dei conservanti sparsi sulle tue labbra e nelle tasche dei jeans a vita bassa, quelli che tiri fuori puntualmente a ogni cambio d’armadio. Che possono passare le stagioni, cambiare i governi, i papi, le regole, le leggi, i sette e trenta, i micidiali drink di Ernesto, le ore, i partner che neanche ti ricordi, ma una cosa è certa: un capo che ogni estate sarà con te ci sarà sempre.
Allora, quei jeans questa settimana indossiamoli e prestiamo attenzione a cosa ritroveremo, magari una moneta, un indirizzo di poco conto, il biglietto da visita di un ristorante di pesce o delle scuse che erano rimaste incastrate dalla scorsa estate e che ti piacerebbe forse riutilizzare mentre cerchi parcheggio, che a Milano, se non lo trovi, è perché «la città è deserta, sono partiti tutti» e, se lo trovi, è perché «la città è deserta, sono partiti tutti».
Allora ti rendi conto che sono due giorni che, quando starnutisci, ti si tappano le orecchie e che disintegri gli aeroplanini di carta, che assumi regolarmente forfora dalle giacche e che conservi il nero sotto le unghie per ricordarti i lavori manuali, il contatto necessario che bisogna avere con la natura e chi davvero bisognerebbe essere durante un rapporto orale e chi non essere il lunedì dopo una pausa pranzo, dopo una lettera d’amore, dopo le ore passate a guardare il soffitto chiedendosi perché non si viva al mare.
Questo martedì la realtà si paleserà nello zucchero fine, nella ripetizione casuale di una playlist trap, nelle storte, nei lividi, nei calci nei bagni.«Oh, apri!» «È occupato, stronzo!»
Così la realtà si paleserà nel profumo della sabbia che, con pacatezza, prova a rivelarci il segreto del vuoto che giace su di noi senza un reale permesso per poter venire, per poter restare, per potersi lasciar trasportare dalle dita strette su un cuscino, dai crampi ai gomiti, dalla Bepanthenol, dall’acqua potabile che ingoiamo senza poetica alcuna e dal matematico sesso di fine settimana che tiene insieme numerose coppie. «’Na volta al mese, ‘na volta al suo compleanno e una a Capodanno, e chi ci ammazza?»
Questa settimana ci servirà comprare tutto il caffè del mondo e delle due di notte per un’intera ora, comprare dei guanti di pelle che «non si sa mai» e rubare un passepartout per svaligiare l’interiorità che ci portiamo dietro e rivenderla al sabato sera per poche monete, un grammo e due baci.
Cose da fare:
Meditare. Fermiamoci ad analizzare quello che succede, a pensare a schemi vicini, lontani, a schermi spenti e a tutte quelle cose che inevitabilmente restano accese.
Cose da non fare:
Cercare la forma ignorando la sostanza. Ecco, questo non facciamolo mai più.
Canzone della settimana:
Ho scritto una canzone si chiama “Limono e mi innamoro”, quindi, questa settimana concedetemelo
Bar della settimana:

@_.cucina._ (Firenze)
DIALOGHI
Il nuovo format che immagina dialoghi da bar se le persone dicessero tutto quello che pensano
- io ho un brand di “capelli”
- Cioè? Fai capelli?
- Sì
- Non ho capito, in che senso?
- Scusa sono Slovacca
Parola di Dio:
Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio, e questa settimana Dio dice:
“Che poi chissà perché, quando c’ho caldo, vivo senza maglietta, dormo senza maglietta, leggo senza maglietta, fumo senza maglietta, ché fabbri, la cenere va sempre ovunque, tacci sua. Però una cosa non la riesco proprio a fa’: non riesco a mangià senza maglietta. E sarà che in ‘sto periodo non riesco a digerire le cose? Non i cibi, cretino, ma tutto. Non riesco a digerì le ingiustizie, gli infami che la passano sempre liscia, gli animali che soffrono senza motivo, ‘sto fatto che non riesco a piglià più la moto, che non cammino più, che mi lamento sempre, povera moglie mia, che non ci sento, che non mi diverto. Fabbri, non mi diverto più. E tocca divertirsi ogni tanto, ché a pensare sotto tutti quei bla bla bla si diventa scemi. Ma perché state tutti a pensà? Ma a che cazzo pensate? Ma perché non vi alzate e fate qualcosa che non c’ha un cazzo di senso? Perché a vive’ con la maglietta c’è sempre tempo. Divertiti, fabbri, che c’è tempo anche per morì dentro. Fai qualcosa che non c’ha senso e mangia senza maglia ogni tanto, che il reflusso, a volte, fa così bene.“
Film della settimana:
AMARGA NAVIDAD

Brand della settimana:

@2mai.paris
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