NESSUNO VUOLE ESSERE RICHI TOGNAZZI

Iscriviti alla newsletter

È già metà giugno o è ancora metà giugno? E perché ci sembra, in qualche modo, che questa estate sia partita da un pezzo e che noi, forse in qualche misura, ce la stiamo un po’ perdendo?

Sarà colpa della fomo che ci attanaglia? Sarà colpa delle zanzare che tornano a farci visita? Non lo so, fatto sta che in questi giorni è un po’ come quando esci dalla città e vai in quel paese di mare e vedi tutti abbronzati come se fosse settembre. Tacci loro. Tutti in spiaggia alle tre del pomeriggio e, in quel momento, pensi: «Ma qui si vive sempre in vacanza!». E, immaginandoti in Corso Magenta alla stessa ora, crei un’altra ipotetica via di fuga per il futuro, immaginando di trasferirti in quel posto: «Ma quanto sarebbe bello vivere sempre qui?».

E allora chissà chi saremo questo 16 giugno, chissà chi avremmo voluto essere il 16 giugno di un anno fa, chissà dove sarà finito il costume dello scorso anno, i segni dell’abbronzatura, quella crema solare che, nella nostra testa, proprio come un pacco di pasta, non scade mai. E chissà se accetteremo la verità che, ultimamente, senza rendercene conto, abbiamo perso il conto. Il conto delle volte che ci siamo lamentati, il conto dei libri lasciati a metà, delle relazioni finite dopo una sola notte, dei divani macchiati di yogurt greco e Nero d’Avola. Il conto delle cose che vorremmo cambiare in noi e che ci porterà a dare la colpa sempre a qualche specchio: «Comunque, questo specchio te sforma, eh». Il conto alla rovescia dei nostri buoni propositi: «Da domani detox». Il conto delle spese fatte d’impulso, di quelle fatte per noia. «Ho comprato un portacarta igienica». «E che te ne fai?». «È il migliore acquisto della mia vita!». Degli evidenziatori usati sulle nostre agende per rimarcare un concetto qualsiasi che non ci entra in testa.

Chissà se accetteremo che abbiamo perso il conto dei giorni, delle ore, del tempo. Eppure era tanto tempo che non ci sentivamo così spaesati, tanto da chiederci, anche in questo preciso momento, che ore siano. Sarà per questo, allora, che ci accorgiamo che nessuno oggi vuole essere Richi Tognazzi, che nessuno ferma più uno sconosciuto per chiedergli l’orario, che nessuno si lamenta più del caldo quando fa caldo, che nessuno sa più guidare con le marce.

Martedì sarà come affrontare qualcosa di nuovo, ma già vissuto, una sensazione che con fatica lasciamo andare via. Così, oggi dovremmo fare esattamente questo: lasciar andare, lasciarci andare a nuove esperienze, al nostro coraggio che ci porterà a fare qualcosa di nuovo, tipo un concerto da soli. Così oggi saremo pronti ad affrontare il jet lag che ci sentiamo addosso dalla fermata della metro all’ufficio, i check-in delle nostre pippe mentali, le sirene sull’Atlantico che sognano di portarci via da una via anonima e da quegli atti osceni che vorremmo esternare per essere felici.

Questo martedì saremo pronti ad affrontare le sconfitte, i presagi, i pareggi. Ad affrontare le cotte adolescenziali, i cibi poco cotti, il cotto in scatola. Ad affrontare le giacche del nonno, le sere d’estate, il vento dal sud, i piagnistei dal nord, l’incontrollabile voglia di prendere un volo e di non imbarcare alcun bagaglio, o di fare un bagaglio e darci il via libera di restare e non partire.

Così, questa settimana, diamoci il via libera per qualsiasi cosa sentiamo.

Diamoci il via libera per chi resta a Milano, per chi ha ancora fame, per chi dice: «Lo mangi questo?». Per chi cena con un cornetto, per chi si è scordato di dormire, si è dimenticato cosa dire, ha lasciato la finestra della camera aperta, la luce del bagno accesa, la sua scusa preferita, un leggero mal di testa, una via d’uscita.

Via libera per chi si ferma a parlare, a decodificare, a svelare i propri silenzi in luoghi assordanti, le proprie parole in posti caldi, nostalgici, in abbronzature da muratore, in murature troppo spesse per aspettare mezzanotte.

Via libera ai cuori deboli, agli amari del capo, ai capi stronzi, a quelli stretti, ai denti che si spezzano solo quando ricordano certe cose lì, solo quando rivedono i propri figli e riesumano i propri battesimi di fuoco in società altissime.

Via libera per i cuori impavidi, per i coraggiosi che non temono i coni gelato, ma anche per i timidi e le coppette, per il sudato risveglio da un sogno, per un ricordo desolato, per un ventilatore a buon mercato.

Via libera per i parcheggi, per i tappi alle orecchie, per i tappi di sughero, per i vini che sanno di tappo, per le nostre storie tappabuchi. Via libera per i deserti, per le cose belle, per le amanti straniere, per le città invisibili, per i tuoi figli, per i nostri nomi, per le ginocchia sbucciate dei giovani e piegate degli anziani.

E forse non è vero che l’estate porta via tutto. Forse, semplicemente, dà il via libera a chi resta per guardare meglio, per perdersi con più calma. E magari, per una volta, perdersi va benissimo così.

Cose da fare:

Attraversare con il verde, non con il rosso, non con l’arancione, ma solo quando è verde, perché forse, ogni tanto, fermarsi è bello: ti fa alzare la testa al cielo e captare una luna che proverai a fotografare ma… senza successo.

Cose da non fare:

Correre, sbuffare davanti a chi non corre, maledire chi va piano.

Canzone della settimana:

Bar della settimana:

@Saporiumfirenze



Cliché della settimana:

“La frutta migliore la compri al mercato.”

Vero. Ma vaglielo a dire che a stento hai tempo per fare pipì, e che ti piacerebbe proprio, di mercoledì mattina, alle 11, prendere un caffè lungo, il sole, e passeggiare tra angurie, insalate e pesche buone. Vorresti proprio, ma sei già su Prime. That’s life.

Parola di Dio:

Durante le chiacchierate primaverili, tra un balcone e l’altro, mi è venuto il sospetto che il mio vicino di casa toscano sia Dio. Questa settimana, Dio dice:

“Un amico mio, l’altro giorno, mi fa: “Oh, ma sai che ho prenotato le vacanze di Capodanno?” “Ma come Capodanno?” gli faccio io. “Ma te sei matto?!” Ma come fanno ‘ste persone a programmare sempre tutto? Quando lo fanno? Come ci riescono? Io non so neanche cosa mangerò a cena, vado al supermercato tutti i giorni perché son indeciso… E poi loro, invece, sanno esattamente cosa vogliono fare tra un anno! Dicono: “Eh, ma risparmio.” Ma non soldi, no… loro risparmiano energie. Pensano di poter controllare tutto, di indirizzare i loro umori futuri, di poter decidere come si sentiranno, senza lasciare le cose al caso. Che proprio gliela vorresti dire la tua, ma non lo fai, perché tanto non lo capirebbero. Così li guardi, sorridi… e pensi a cosa mangiare stasera. Fabbri, non lasciarti tentare dalla voglia di sapere, ma accetta lo scoramento della volontà di scoprire.”

Serie tv della settimana:

Cape Fear

Brand della settimana:

@Olafhussein

Iscriviti alla newsletter

RILEGGI I VECCHI MARTEdì


Lascia un commento