Tutta colpa dei materassi

Mentre leggo l’ennesimo oroscopo di economia finanziaria che mi promette che entro sedici giorni avrò molti più soldi di quelli che potrò spendere o, peggio, di quelli che ho già speso, mi appare una pubblicità che mi invita a iscrivermi a un corso di danza, uno di quelli locali dove l’insegnante mette l’accento sulle zeta e ti chiama Flavio anche se non vi siete mai visti, aggiungendoci anche un gentile “carissimo” subito dopo. Ora, non so esattamente quale delle due cose mi serva di più, se avere molti soldi da spendere o imparare a farmi chiamare Flavio carissimo da sconosciuti, ma nel dubbio continuo a scorrere, convinto che prima o poi qualcuno mi proporrà un corso per diventare ricco ballando, o semplicemente stando sveglio, così da poter far fruttare questa maledetta insonnia che mi fa mettere in discussione sempre tutto. Dal ticchettio dell’orologio sul telefono, all’armadio da sistemare, dal gatto da sfamare fino ai materassi, soprattutto il mio, facendolo diventare il capro espiatorio numero uno.
Così penso che alcune settimane sono un po’ come dei materassi, hanno il loro peso o vanno decisamente cambiate, sono comode sì ma delle volte anche un’ottima scusa per qualsiasi disagio personale e sociale. Ci sono gli scioperi? Eeeeh, colpa del materasso. Ti sei dimenticato di passare a prendere tuo figlio a scuola? Sempre colpa del materasso. L’inflazione, le infiltrazioni nel bagno, le pene d’amore, i ritardi al lavoro, il tram che ti passa proprio in faccia mentre attraversi e i passanti che non si lasciano la mano mentre ti camminano davanti? Colpa dei materassi.
Tipo, ora è ottobre ma non abbiamo ancora capito se siamo più vicini alla fine o all’inizio, se dobbiamo iniziare o ricominciare da capo, se dobbiamo smettere di ascoltare la razionalità o lasciarci andare alle cose che vorremmo davvero. Non abbiamo ancora capito se stiamo sopravvivendo a questo mese o se, proprio come un materasso, ci sta ingobbendo e rovinando i sogni che facciamo a occhi aperti, facendoli sembrare irrealizzabili.
Ci sono settimane indefinite come il Liechtenstein, perché esiste? Perché nessuno sa dove sia e perché quando penseremo ai mercatini di Natale vorremmo andarci? Ci sono settimane che servono soltanto a separarne una dall’altra, non succede niente, ma proprio niente, tipo in un film di Wes Anderson, ma sembrano particolarmente belle. Ma niente, non succede nulla di significativo, non incontri nessuno che ti cambia la vita, non perdi il portafoglio per poi ritrovarlo pieno, non impari una nuova parola, una buona azione e non hai neppure una buona storia da raccontare quando qualcuno ti chiede “Ma tu come stai?” “Boh, sempre uguale…” “Ma sempre uguale alla settimana scorsa o a ieri?” “Ahó non lo so”.
Ed è su questi dannati “non lo so” che si costruiscono nazioni, storie o certe settimane, è su quella indecisione, su quel senso di comprensione, di vuoto, di assenza che certi martedì diventano reali. Che tu in realtà sapresti benissimo cosa vorresti, è solo che non puoi raggiungerlo, almeno per ora. Vorresti partire, mollare tutto, così de botto senza neanche una causa. “Buongiorno, ci sei alla call delle 10?” No no guarda, me ne vado per sempre, ciao” e vai via. Vorresti poter passare un’altra notte in un letto più comodo del tuo, in un buio più sicuro, in un sorso bagnato di imprevedibilità, in un mal di testa verificatore, in un profumo che conosci e che, anche se non senti, sai come portare addosso per mesi.
Ci sono settimane in cui compri il detersivo di un gusto nuovo, così per fare ‘na pazzia tipo… al nero di seppia, e ti accorgi che le banane maturano sempre troppo velocemente una volta acquistate. Ci sono settimane in cui rimandi una telefonata perché non hai voglia di raccontare una vita di cui, in quel preciso momento, non sapresti neanche scrivere il riassunto su ChatGPT e non vorresti fare un date per sapere la vita degli altri, della serie: scusa ma a me di cosa fa tuo padre non me ne frega n cazzo.
Poi penso che tra una settimana cambia l’ora e io continuo a chiedermi perché sono sempre così poco ordinato e ordinario. Eppure continuiamo a cercare qualcosa di nuovo, anche quando non sappiamo bene cosa. Una giacca usata, una città, un hobby, un modo diverso di rispondere al telefono, innovativo. Eppure un po’ li invidio quelli che iniziano a fare qualcosa di nuovo, tipo a correre e a condividere i propri obiettivi sui social, che se Strava potesse parlare farebbe saltare il banco per davvero e confermerebbe che alla fine Milano puzza di Red Bull. Invidio quelli che si comprano una macchina fotografica analogica per fotografare le panchine o gli anziani, o tutte e due, che poi che c’avranno di così poetico le panchine di terza età devo ancora capirlo. O quelli che decidono di smettere di fumare solo per dirti due ore dopo “Incredibile, sento già i sapori”
Così capisco che queste settimane materasso vanno prese per quello che sono, forse per riposare meglio, per ritornare carichi, per avere il coraggio di non perdere un’occasione quando capita, per riconoscersi davvero, per continuare ad amare senza se e senza ma o per riuscire a dimostrarlo, per non cambiare nulla o cambiare tutto, per prepararci al cambio dell’ora. Per pensare a chi vorremmo proteggere quando sarà buio prima, quando qualcuno dirà che non sopporta l’inverno, rimpiangerà le spiagge incontaminate, gli abbracci estivi che non si accolla nessuno, il sudore, le docce di troppo e qualcun altro inizierà a parlare del Natale. E io continuerò a domandarmi dove caspita vadano tutte quelle persone che nei reel camminano.
Cose da fare
Comprare dei fiori, fare colazione fuori in un giorno inutile, tornare in un posto in cui siamo stati felici senza ordinare le stesse cose, mangiare un dolce anche quando siamo già sazi, concedersi il lusso di non rispondere subito.
Cose da non fare
Raccontare un aneddoto a chi non era presente, chiedere a qualcuno che segno zodiacale è prima di conoscerne il cognome, dire “ci organizziamo” sapendo benissimo che non succederà, comprare un’agenda nuova pensando che risolverà i nostri problemi, cercare significati nascosti nelle canzoni di Anna Oxa.
Canzone della settimana:
Bar della settimana:

@littletobago.milano
Film della settimana:
Father Mother Sister Brother

Brand della settimana:

@borderline_ofc
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